Travis Strikes Again: No More Heroes

Suda, again

A cura di Gamesforum - 13 Dicembre 2019 - 13:48

Autore della recensione: yonkers86

Goichi Suda è di certo una personalità che non passa inosservata nel panorama videoludico. La sua costante voglia di stupire e il suo inconfondibile stile ci hanno regalato alcuni dei giochi più iconici del recente passato. Da Killer 7 a Lollipop Chainsaw, da Shadow of the Damned sino ad arrivare a No More Heroes. Proprio le avventure di Travis Touchdown, arrivate originariamente su Nintendo Wii, hanno cementato il culto di Suda 51 e portato i fan a richiedere a gran voce un nuovo capitolo. A distanza di nove anni dall’uscita del secondo capitolo della saga, arriva su Nintendo Switch quello che non deve essere inteso come un vero e proprio seguito, parola di Suda, ma deve essere visto come un antipasto per il futuro terzo capitolo.

Travis Strikes Again: No More Heroes si presenta come un vero e proprio spin-off della saga, distanziandosi dai capitoli numerati principalmente in termini di struttura ludica. L’incipit che ci riporta nei panni di Travis è molto semplice ma altrettanto folle, come da tradizione. Ambientato diversi anni dopo i fatti di Desperate Struggle, troviamo un Travis assorto nella sua passione preferita dopo smembrare arti, ossia i videogames.

Travis Strikes Again: No More Heroes

A rompere questo idillio nerd arriva Bad Man, un nerboruto pazzoide armato di mazza da baseball intento a vendicare la figlia, caduta sotto i colpi della Beam Katana di Travis. Nel bel mezzo della lotta succede l’impensabile e i due vengono letteralmente risucchiati dalla console di Travis, la famigerata Death Drive Mark II, e spediti nel bel mezzo del gioco con cui Travis si stava intrattenendo sino a pochi minuti prima, Electric Thunder Tiger II.

Una volta unite le forze e randellati a dovere i buggatissimi nemici, i due riescono a tornare alla roulotte di Travis con diverse nuove informazioni che guideranno, sostanzialmente, il futuro incedere della nostra avventura. La console è, ovviamente, maledetta. Esistono altre sei palle da gioco (la console funziona a palle, e c’è chi storceva la bocca per le cartucce di Switch) chiamate Death Ball e chiunque riesca a trovarle completando tutti i giochi disponibili avrà in premio l’esaudimento di un desiderio che per Bad Man potrebbe significare riportare in vita la defunta figliola.

Una delle principali novità introdotte da Travis Strikes Back è la possibilità di condividere l’avventura con un amico, altrimenti il titolo mantiene alcuni dei capisaldi del gameplay dei predecessori, distanziandosi però in termini di level design e struttura ludica, come accennato anche in precedenza. Al posto della struttura semi open world dei precedenti capitoli, il gioco si presenta sostanzialmente come una sorta di hack and slash a corridoi con visuale isometrica, con alcune variazioni sul tema come ad esempio un racing game sulla falsariga di Tron.

La progressione è intervallata da alcune fasi strutturate che richiamano il genere delle visual novel (con un design che ricorda parecchio il Game Boy) attraverso cui otterremo una nuova Death Ball e il nuovo “gioco” da affrontare. Il gameplay è minimale e funzionale, con due tasti per gli attacchi (leggero e pesante), uno per la schivata e uno per il salto. Si aggiunge poi la possibilità di sfruttare delle perk, sotto forma di chip durante l’avventura, che possono essere associate a quattro tasti. Alcune di queste rendono effettivamente il battle system più vario mentre altre, probabilmente, rimarranno nella vostra dispensa digitale sino alla fine dell’avventura. Il gioco ci permette di concatenare delle elementarissime combo, come ad esempio salto e attacco o schivata e attacco. Invece, inspiegabilmente, non è stata inserita nessuna cancel, particolare che per quanto in linea con la filosofia retrò del titolo rende il tutto più legnoso.

Travis Strikes Again: No More Heroes

Ma il problema principale di Travis Strikes Again è la sua ripetitività considerato che il gioco raramente ci propone delle situazioni alternative. Di conseguenza, anche i nuovi giochi affrontati sembrano sempre lo stesso: i nemici sono sempre gli stessi, c’è un unico mid-boss che si ripete per tutto il gioco e i boss si differenziano principalmente in termini stilistici potendo essere approcciati tutti allo stesso modo e non offrendo una sfida diversa da quella di un normale mob.

Sebbene l’intera produzione sia una sorta di tributo alla produzione indipendente più underground, da un punto di vista tecnico l’ultima fatica di Suda è veramente poco rifinita, con ambienti molto scarni e qualche sporadico calo di frame rate nelle fasi più concitate. Ma ciò che potrebbe convincervi a superare questi evidenti limiti è il tocco magico di Suda, tornato proprio per quest’occasione nelle vesti di director. I dialoghi sono decisamente over the top, balzando con estrema facilità da tematiche oniriche allo splatter, e spesso intrattengono e convincono a portare avanti l’avventura più del gameplay stesso.

A corredo è stata implementata una piccola lore sottoforma di documenti, fax e recensioni dei titoli per Death Drive Mark II appena affrontati. La longevità si attesta sulle dodici-quindici ore, che possono aumentare grazie ad alcuni collezionabili e lo sbloccamento di un nuovo personaggio una volta conclusa l’epopea di Travis.

+ La follia di Suda vale da sola il prezzo del biglietto
+ Narrazione e caratterizzazione dei personaggi come sempre interessanti e mai banali
- Estremamente ripetitivo
- Troppo scialbo visivamente e grezzo tecnicamente

6.0

Travis Strikes Again è sicuramente consigliato agli aficionados del director più pazzo del Giappone e a coloro che vogliono un action minimale e senza troppe pretese, magari da intervallare tra titoli più consistenti. Altrimenti è probabile che l’estrema ripetitività del gameplay possa farvi desistere dal vedere i titoli di coda.




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