The Witcher 3 Wild Hunt

La conclusione dell'epopea dello strigo Geralt

A cura di Gamesforum - 4 Novembre 2019 - 8:20

Autore della recensione: Vc3nZ_92

The Witcher 3 Wild Hunt è l’ultimo capitolo delle avventure dello strigo Geralt di Rivia, nonché apice della rispettiva saga e massimo esponente del videogioco immersivo: noi siamo gli artefici della storia, noi siamo i protagonisti, immersi in un mondo vivo, pieno di storie, di personaggi, di ‘semplici’ paesaggi mozza-fiato. Io ho iniziato la saga a novembre dell’anno scorso e me la sono sparata tutto d’un fiato si può dire (compresi i libri) quindi forse anche questo ha influito molto, ma mai ero stato trascinato così prepotentemente in un mondo fittizio come questa volta.

Narrativamente è sublime. Lasciando da parte le emozioni che regala, dato che sono collegate al fatto che questo capitolo è la summa di tutta l’epopea di Geralt e compagni, la scrittura è qualcosa di senza pari. Tutto l’impianto narrativo riesce a tenere incollato allo schermo il giocatore, nonostante le tantissime ore che magari potrebbero far perdere interesse ai più. Aggiungiamoci al fatto che non solo la main è curata e ‘potente’, anche le secondarie raccontano sempre storie che non potete non amare. Anzi, molto spesso sono intrecciate con la main quest creando un flusso di azioni-reazioni a catena che vi permettono di plasmare l’esperienza secondo il vostro volere. Nulla è lasciato al caso. Anche la più stupida Caccia al Tesoro o Contratto da Witcher (le missioni più ‘elementari’) riescono a raccontarci qualcosa sul fantastico mondo creato da Andrzej Sapkowski e tirato a lucido dai ragazzi di CD Projekt. Insomma avrete capito che tutto l’impianto narrativo è quasi perfetto. Dico quasi perché, nonostante i molteplici rimandi ai libri, nonostante la volontà di concludere tutte le vicende ancora aperte, qualcuna, e anche importante, è rimasta in sospeso, soprattutto molte di quelle legate al filone principale di The Witcher 2 Assassins of Kings. Ah, piccola noticina che però non è un vero difetto. Se non si leggono i libri alcuni personaggi paiono meno sfaccettati di come in realtà sono, alterandone anche la percezione del giocatore… se riuscite insomma giocatelo dopo aver letto i libri.

Graficamente e, soprattutto, artisticamente, è una gioia per gli occhi. Forse è un po’ più sporco di titoli usciti dopo, ma come vastità del campo visivo, effetti atmosferici e pienezza della mappa (sia punti di interesse che npc/mostri) credo non abbia ancora rivali. La cosa più brutta è rappresentata dalla scarsità dei modelli dei volti degli NPC. Comparto sonoro da dieci in pagella, con doppiaggio (solo in inglese) hollywoodiano, colonna sonora azzeccatissima e effetti sonori spettacolari.

Longevità assurda. Ci sono contenuti per centinaia di ore di gioco. Se volete giocarlo in maniera circoscritta, come il sottoscritto, 80/100 ore dovete tenerle in conto. Se poi vi lasciate trasportare e potete dedicarvi solo a lui per un paio di mesi, potrete facilmente superare le 200 ore. E poi c’è il Gwent, che per quanto sia sbilanciato, riesce a farvi perdere ore a vuoto. Best mini-game di sempre.

The Witcher 3 Wild Hunt

E adesso passiamo alle cose meno belle. Se non dovessi parlarvi di quello che sto per dirvi ora avrebbe sicuramente raggiunto il perfect score, ma purtroppo così non è. Il principale difetto del gioco è il Battle System, con annessa IA nemica. Nonostante lo sviluppo del personaggio (a proposito, la gestione di Geralt, delle skill, dell’inventario e di tutto quello che riguarda i menu è semplice, snella e intuitiva), i combattimenti sono sempre uguali dall’inizio alla fine. Schiva e attacca, e nel mezzo buttaci qualche segno (la magia dei witcher). Che tu stia affrontando un semplice Drowner o una Viverna Reale, è la stessa cosa. E anche con gli umani non è che la cosa cambi più di tanto… certo, i parry sono più incentivati, ma è troppo poco. L’IA non stimola, anche i boss sono tutti uguali. Aggiungiamoci anche le hitbox e animazioni non sempre perfette. Manca di varietà e profondità insomma, ed è poco rifinito in alcune parti… se poi considerate che il gioco, come detto prima, dura un’eternità, beh, fate voi… l’altro difetto è la troppa ridondanza di certe meccaniche in molte missioni: esamina, segui la traccia, combatti. A me non ha dato per niente fastidio, perché nonostante la ripetitività delle azioni, le missioni si riescono a reggere grazie alla parte narrativa già lodata a inizio recensione, ma ad altri ciò potrebbe pesare.

Per concludere, parliamo delle espansioni. In pratica correggono tutti i difetti ludici dell’opera base con nemici finalmente svegli che rendono i combattimenti più profondi e tattici (la rigidità di base del Battle System ovviamente resta, con la conseguenza che a volte, con la nuova IA dei nemici e la scarsa reattività di Geralt, si creino situazioni un po’ goffe), peccato però che tutto ciò è circoscritto solo alle espansioni. Varietà di missioni eccellente, sia per Hearts of Stone che per Blood & Wine. Quest’ultima inoltre, si colloca dopo il finale del gioco base, in una zona completamente nuova, e non è un azzardo considerarla, grazie all’eccellente quantità e qualità, un The Witcher 4 in miniatura.

+ Parte narrativa sublime
+ Personaggi indimenticabili
+ Mondo di gioco vivo e pulsante
+ Visivamente è una gioia per gli occhi
- Battle System e IA nemica limitati
- Ridondanza di alcune meccaniche

9.5

In definitiva, un capolavoro del media che non raggiunge il perfect score per la sua parte ludica. Tutto il resto è talmente ad alti livelli comunque, che pure i suoi difetti ludici passano in secondo piano. L’avventura della gen, o meglio, LA NOSTRA AVVENTURA, senza mezzi termini.




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