The Procession to Calvary

Storia dell'arte e videogames

A cura di GamesForum - 9 Giugno 2020 - 12:39

Autore della recensione: The_BACH

The Procession to Calvary, nome ispirato dal quadro Salita al Calvario di Pieter Bruegel il Vecchio, è l’ultima fatica del game designer indipendente Joe (“one man army” ndr.) Richardson, che non è di primo pelo per quanto riguarda il development di stravaganti, e per lo più surreali, avventure grafiche punta e clicca.

Con il favore di una campagna Kickstarter di successo, la terza dell’autore per altrettante opere, The Procession to Calvary si presenta come un’interessante avventura punta e clicca, evoluzione, e miglioramento nel design, a confronto con la precedente fatica di Richardson, il gioco Four Last Things (2017).

Setting

In The Procession to Calvary impersoniamo un cavaliere con le fattezze della Bellona, la dea romana della guerra dell’omonimo quadro di Rembrandt, negli ultimi attimi dopo una Guerra Santa.

In preda a goffe e crude barbarie, il termine della guerra giunge alla protagonista come uno stop alla carneficina che non riesce a digerire. Chiedendo un ultimo atto d’omicidio legalizzato al nuovo regnante, inizia così una grottesca avventura che ci vede in missione per conto di re Immortal John, che riprende le fattezze del protagonista di Four Last Things, per assassinare il tiranno Havenly Peter.

Gameplay

Come accennato, The Procession to Calvary non è la prima avventura punta e clicca di Joe Richarson, si tratta invece della sua quarta opera, ed è un seguito indiretto di Four Last Things.

Richardson ormai da oltre 10 anni è strettamente un creatore d’avventure grafiche, tra il comico, il surreale ed il grottesco. Se lavori precedenti, come The Preposterous Awesomeness of Everything (2016), riprendono meccaniche e hud tipiche delle avventure grafiche con engine SCUMM, The Procession to Calvary adotta invece un sistema a quattro tasti interagibili per oggetto in scena, di cui tre di questi sono visibili mentre un quarto può essere richiamato con la pressione del tasto destro del mouse.

In The Procession to Calvary si può osservare – con risultati divertenti e ciniche descrizioni della protagonista – parlare, introducendo a delle tipiche conversazioni con più possibilità e dalle battute più disparate, ed interagire, con il quale potremmo prendere, schiaffeggiare, sculacciare, ed accarezzare diversi oggetti e personaggi in scena in maniera contestuale.

L’interazione è dove si nasconde una quarta opzione; alla pressione del tasto dedicato, la protagonista sfodererà, e rinfodererà, la sua spada. Con quest’arma è possibile tagliare corde ed oggetti, così come decapitare, trucidare, ed infilzare poveri ed ignari abitanti del mondo di The Procession to Calvary.

Questo crea una dualità d’approccio rispetto alle situazioni ed i problemi proposti al giocatore, si può affrontare il gioco risolvendo le richieste stabilite da Richardson, oppure si può uccidere tutto quello che s’intromette tra noi e la testa di Heavenly Peter.

Se accettiamo la struttura classica di avventura punta e clicca offerta da The Procession to Calvary dovremo affrontare ogni sorta di stravagante missione, purtroppo però nessun’altra lingua oltre l’inglese ci guiderà nella storia.

Passeremo dal risolvere i problemi esistenziali della Ragazza col turbante dall’omonimo quadro di Johannes Vermeer, all’aiutare un noto mago di strada, una palese caricatura di Gesù, così come partecipare ad un talent show, riportare un libro al Bibliotecario dell’omonimo quadro di Giuseppe Arcimboldo, o a fare un tributo al Diavolo per estinguere la carestia di un gruppo di mostri.

Gli enigmi proposti presentano strutture logiche e funzionali, nulla è particolarmente campato in aria, in alcune istanze verrà richiesto del tempismo per eseguire delle azioni, così come un pizzico di memoria musicale e di ricerca ed intuizione d’osservazione. La presenza di un inventario a scomparsa per portare gli oggetti trovati, od ottenuti, è richiamabile muovendo il mouse verso la parte alta dello schermo.

The Procession to Calvary

Design

Joe Richardson ha sempre dimostrato d’avere uno stile tutto suo, in ogni suo videogioco l’aspetto grafico è quello di un collage in movimento. Se non si fosse ancora capito dalle citazioni di famosi quadri che permeano questa recensione, The Procession to Calvary, così come aveva fatto il precedente Four Last Things, utilizza immagini in collage, sia sui background che sugli assets che compongono oggetti e personaggi, prese direttamente da opere rinascimentali.

Cornelis Saftleven, Bernardo Bellotto, Wiliam Hogarth, e molti altri artisti vedono i loro dipinti prendere vita o divenire parte d’imponenti collage che uniscono sobborghi e piazze a canali veneziani, colli e boschi con calvari, o grotte e mense con entrate agli inferi. La mescolanza di opere crea così un mondo storico fittizio, tra il macabro ed il comico, con un senso di déjà vu e di stupore che ci accompagnerà per tutta l’avventura.

I personaggi ricevono vita grazie ad un intelligente sistema di ricostruzione su degli scheletri, con ossa che congiungono diverse parti degli sprite, risultando fluidi nei movimenti e comici nelle loro restrizioni di percezioni e profondità nel mondo creato usando l’Unity Engine.

D’interesse è anche la pinacoteca, una stanza nel titolo che illustra una gran quantità di quadri nella loro interezza ed originalità dal quale il gioco attinge per la grafica, con tanto di pungenti descrizioni della protagonista, ed una stanza adiacente con dei ritratti creati dall’autore per alcuni dei sostenitori paganti della campagna Kickstarter, anche qui con irriverenti appunti del cavaliere.

Audio

Così come la scelta in ambito visivo, anche l’audio in The Procession to Calvary riprende grandi autori classici e le loro sonorità. Bach, Beethoven, Siegfried Wagner, Domenico Scarlatti, sono solo alcuni dei compositori dal quale l’avventura grafica prende musiche e composizioni.

Quasi ogni schermata di gioco prevede un gruppo di musicisti, o anche meno, suonare in maniera intradiegetica un brano scelto appositamente da Richardson per meglio enfatizzare i momenti e le vicende rappresentate. L’uso inaspettato del Lamento d’Arianna di Claudio Monteverdi e poi solo un’altra delle chicche che il titolo propone.

Altri suoni, come peti, pernacchie, e versi di animali vari, riprendono uno stile cartoonesco e scanzonato, senza infamia e senza lode.

Pensiero finale

The Procession to Calvary non è per tutti. A fronte di un’avventura grafica punta e clicca di stampo abbastanza classico, i temi trattati, l’immaginario visivo, ed anche lo humor, potrebbero disgustare alcuni, ed intrattenere come pochi altri.

Il problema principale del gioco risiede tristemente nella sua durata. Un utente navigato potrà completarlo in meno di 2 ore, mentre l’aspettativa di gameplay per gli altri è tra le 3 e le 5 ore, questo includendo i finali alternativi proposti dall’azione di brandire e fendere con la spada i poveri npc.

Purtroppo questa libertà potenziale concessa al giocatore, ed il suo non esprimersi completamente, lasciano l’amaro in bocca in quello che nel complesso è un’esperienza appagante e divertente, senza pretese se non quella di presentarsi come degno esponente di un genere che, specialmente su PC, non smette mai di essere apprezzato e qualche volta sforna piccole perle come questo prodotto.

+ Humor grottesco ed irriverente
+ Utilizzo interessante di opere d’arte ed una colonna sonora orchestrale classic
+ Finali multipli ed un tentativo d’interazione parallela
- Mancanza della lingua italiana
- Alcuni assets sono stati ripresi dal titolo precedente Four Last Things
- Dura troppo poco

7.5

Joe Richardson è un developer con una missione, portare onore, gloria ed un pizzico d’innovazione in un genere secolare quanto il medium stesso, solo che ancora non lo sa. Roma non è stata costruita in un giorno e The Procession to Calvary pare essere un altro tassello nella crescita di un game designer con una vera passione per le avventure grafiche. Bravo Richardson!




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