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The Outer Worlds

La colonia di Alcione vi attende

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The Outer Worlds, ultima fatica di Obsidian, fin dall’annuncio è sempre stato paragonato al brand di Fallout, serie dal destino legato a doppio filo con quello degli appena citati sviluppatori californiani. Nel corso della recensione, pertanto, i confronti più o meno diretti non mancheranno, ma voglio ribadirlo subito: The Outer Worlds, al di là delle analogie, merita assolutamente di essere giocato, perché è un prodotto veramente pregevole e che riesce a regalare immense soddisfazioni, nonostante, di fatto, sia il primo capitolo di quello che spero diventi un brand di successo. Sottolineo ciò perché nella storia del media non sono molti i giochi che riescono a porre delle solide basi per il futuro e al tempo stesso avere già una tale qualità alla prima iterazione. Ma andiamo più a fondo e vediamo il perché di questa premessa.

Tutta la parte narrativa è il fiore all’occhiello della produzione. Ogni personaggio è caratterizzato divinamente, tanto che riesco a ricordarmi i tratti peculiari, le caratteristiche, i pregi e i difetti di ognuno di essi, che sia uno dei sei companion reclutabili o semplicemente un NPC con un nome. Mancano le routine comportamentali, è vero, ma questo aspetto personalmente non mi ha mai dato fastidio, anzi, trovare il personaggio che cerchi senza aspettare vari trigger o determinate ore del giorno per me è un’ottima cosa: il mondo è vivo e vegeto grazie alle interazioni e alla gestione dei rapporti. Anche i dialoghi sono sopraffini, sempre pungenti, ma mai goffi, intelligenti, ma mai ridondanti, precisi, senza incongruenze legate alle varie scelte fatte nel corso della storia. Queste, dato il genere, rivestono un ruolo chiave all’interno dell’economia di gioco, e credetemi se vi dico che è il gioco più “logico” che abbia mai giocato. Nemmeno in Fallout New Vegas mi sono sentito TANTO appagato come in The Outer Worlds nell’intraprendere la mia personale strategia per la gestione dei rapporti. Qualcuno potrà obiettare che tutte queste scelte alla fine portano sempre e comunque a due finali. Ciò è vero, ma questo non vuole dire che il viaggio per arrivare a tali due finali non venga influenzato. C’è un variopinto ecosistema di scelte morali, diplomatiche o violente che siano, che creerà infinite sfumature alla nostra avventura nella colonia di Alcione, la quale, quindi, è estremamente personalizzabile. Da un lato ciò porta ad una durata più esigua del solito, ma dall’altro si traduce in una elevata rigiocabilità che ci invoglia a ricominciare per vedere le conseguenze di altre scelte. La prima run, comunque, anche correndo, non durerà meno di 20 ore, perché volente o nolente resterete invischiati in varie missioni secondarie, dalla qualità elevatissima, uguale a quella delle primarie.

Per quanto riguarda il gameplay, scindiamo la parte ruolistica da quella più action. La prima è impeccabile o quasi. Ci sono una marea di parametri a cui prestare attenzione: personalizzazione del giocatore, dei compagni, delle armi, potenziamenti temporanei, sinergie, insomma, c’è poco da recriminare. Forse all’inizio lo sviluppo del personaggio è troppo permissivo e di conseguenza nelle prime ore è veramente troppo semplice proseguire senza che nulla vada storto, soprattutto con una build diplomatica, ma andando avanti le cose si bilanciano molto meglio. Questo problemino iniziale deriva dal fatto che, nelle prime ore di gioco, ognuno dei 10 punti guadagnati ad ogni level-up va assegnato ad una macro-categoria di abilità, andando quindi a potenziarne sempre 3/4 contemporaneamente. Man mano che si sale di livello la cosa viene meno, dato che ogni punto abilità deve essere assegnato alla singola skill. Per quanto riguarda la parte action, nonostante sbloccando determinati perk e utilizzando le giuste modifiche alle armi, il gunplay migliori, resta comunque la parte più debole del pacchetto. A ciò aggiungiamoci che la Dilatazione Tattica del Tempo (DTT) non riesce ad avere lo stesso impatto dello SPAV di Fallout.

The Outer Worlds è la space opera di Obsidian

Artisticamente il mix stilistico all’apparenza molto derivativo, che riprende qualcosina da Fallout e qualcosina da BioShock, riesce a farsi apprezzare davvero tanto andando ad imporre una sua identità tutta nuova, anche grazie alla scelta di virare sulla saturazione quasi acida dei colori. Graficamente presenta un bel colpo d’occhio, nonostante le magagne tipiche dell’Unreal Engine, come le texture caricate leggermente in ritardo all’ingresso di una nuova zona. Su PS5 il gioco gira a 60 FPS con caricamenti ottimizzati, e questo aiuta tantissimo la fluidità nella fruizione ludica. Comparto sonoro ottimo, con ottimi effetti ambientali e colonna sonora più che valida. Il gioco non è doppiato in italiano, ma è sottotitolato in modo impeccabile, e per giunta è possibile regolare la grandezza dei sottotitoli.

I DLC offrono due nuovi pianeti con un background e delle storie interessantissime, zone nuove nei pianeti del gioco base, nuove armi e tante nuove missioni che ci terranno impegnati, se vogliamo far tutto, anche per una ventina di ore. La novità principale di Pericolo su Gorgone è la verticalità della mappa. Il level design è molto interessante, seppure in prima battuta questa verticalità comporta qualche rallentamento nella navigazione del nuovo pianeta a causa di una mappa generale dello stesso organizzata su un solo livello, senza piani, che invece sono presenti nelle mappe di tutti i vari dungeon. Assassino su Eridano presenta, invece, una nuova meccanica di gioco. Il secondo DLC infatti introduce le investigazioni: all’inizio ci verrà data un’arma con una IA all’interno che ci aiuterà ad analizzare le varie zone del crimine ed anomalie sparse su tutto Eridano, oltre che a regalarci siparietti deliranti. Resta una meccanica circoscritta al DLC e comunque abbastanza approssimativa, ma riesce a regalare un minimo di varietà in più.

VOTO: 8,5

Piattaforme: pc, ps4, xone
In definitiva, The Outer Worlds è un ottimo prodotto che mi ha sorpreso davvero tanto perché è riuscito in due cose molto difficili: riuscire a crearsi una sua identità, nonostante la somiglianza con Fallout e soprattutto è riuscito ad essere un primo capitolo veramente impattante, nonostante la natura comunque più ridotta del progetto. Certo, le criticità ci sono, come una parte action poco soddisfacente e qualche problema di bilanciamento nella parte iniziale dell'avventura, ma The Outer Worlds è senz'altro un titolo che ha fatto centro, e spero proprio che dia il via ad una serie: le premesse per trovarci tra le mani, in futuro, un capolavoro, ci sono tutte.

Pro

  • Parte ruolistica quasi impeccabile...
  • Impianto narrativo superlativo
  • Artisticamente d'impatto

Contro

  • ... ma gunplay poco appagante
  • Nelle prime ore di gioco la difficoltà è tarata troppo verso il basso