The Evil Within 2: uno sguardo alle radici dell’horror giapponese

A cura di Stefania Tahva Sperandio - 2 Ottobre 2017 - 0:00

Con un comunicato ufficiale, Bethesda ha voluto avvicinarci al suo The Evil Within 2 approfondendo la conoscenza con il genere j-horror, ossia l’horror firmato dagli autori giapponesi.”Oggi andiamo alle radici del cosiddetto J-horror, per capire quali sono le sue caratteristiche e quali sono state alcune tra le più curiose fonti di ispirazioni del videogioco, in un viaggio tra tradizione e filmografia” esordisce il comunicato.

Yotsuya Kaidan

Da diversi decenni ormai, i prodotti d’intrattenimento giapponesi sono enormemente popolari anche in occidente. Se, da una parte, la creatività alla base della cultura pop giapponese sembra attingere da pozzi senza fondo, dall’altra i film horror giapponesi sono riusciti a imporsi su un’intera generazione grazie all’estetica originale, alla capacità di creare tensione psicologica e all’efficacia del prodotto finale.Il «J-Horror» è parte integrante del DNA della saga di The Evil Within, non a caso prodotta da uno studio giapponese, Tango Gameworks, diretto da Shinji Mikami, noto come uno dei maestri dell’horror videoludico.Parlando delle sue fonti d’ispirazione, Mikami racconta in particolare di una storia, letta a scuola da uno dei suoi insegnanti: lo Yotsuya Kaidan, una storia di tradimenti, omicidi e vendette avente come protagoniste delle creature simili a dei fantasmi tipici del folklore nipponico.Yotsuya Kaidan nasce nel 1825 come dramma per il teatro tradizionale giapponese kabuki e ha subito nel corso del tempo diversi riarrangiamenti e adattamenti nonché trasposizioni cinematografiche nel 1949, 1966 e 1994. In italiano il titolo potrebbe essere reso come Le storie di fantasmi di Yotsuya dal nome del quartiere di Tokyo in cui le vicende sono ambientate.In un piccolo paese in Giappone viveva una giovane e bellissima ragazza, la ventunenne Oiwa, fidanzata con un uomo estremamente povero di nome Iemon, ma che lei amava ugualmente con tutto il cuore. Iemon un giorno le chiese di sposarla e lei ovviamente ne fu enormemente felice Dopo il matrimonio i due novelli sposi si trasferirono e presto Oiwa restò incinta del loro primo figlio. La donna però incominciò a preoccuparsi del futuro che avrebbe avuto loro figlio dal momento che non avevano risorse per assicurargli una vita dignitosa.Nel frattempo Iemon, vedendo la sua giovane sposa non più sorridente come una volta, incominciò a corteggiare con assiduità una donna ricca di nome Oume che dopo alcuni mesi si innamorò di lui malgrado non possedesse nulla e fosse già sposato. Un giorno, il padre di Oume, decise di incontrare Iemon, dicendogli che sua figlia lo amava molto ma era disonorevole che egli fosse già sposato. Per questo motivo Iemon non avrebbe mai potuto avere né le ricchezze, né la nobiltà di Oume. Iemon pensò a lungo alle parole dell’uomo e a poco a poco un’idea crudele iniziò a prendere forma nella sua mente: l’unico modo per sposare Oume ed entrare in possesso dei suoi avere era sbarazzarsi di Oiwa e del figlio che la ragazza portava in grembo. Il veleno sarebbe stato il mezzo più efficace in quanto non avrebbe lasciato tracce.Inconsapevole di quanto stesse tramando il marito, durante una frugale cena mentre stavano discutendo dei preparativi per la nascita del piccolo, Oiwa si accorse che l’uomo era stranamente silenzioso e nervoso. Ovviamente lei le chiese cosa non andasse, ma lui le disse che era solo molto stanco e di non aver appetito, e che quindi lei poteva mangiare la cena senza preoccuparsi di lui.Oiwa terminò la sua cena ma, poco dopo aver finito, iniziò a sentirsi male. Iemon, nel frattempo, la guardava con uno sguardo gelido senza soccorrerla, sperando che il veleno facesse subito effetto, ma così non fu. Il viso di Oiwa iniziò a bruciarsi dall’interno: il veleno le bruciava la pelle, e a poco a poco il suo bel viso si sfigurò e lei perse i sensi per il dolore.Iemon, era troppo codardo per ucciderla con le sue mani così la prese e l’adagiò sul letto. Poco dopo Oiwa si risvegliò. Non ricordava nulla dell’avvelenamento e si preoccupava soltanto del bambino che scoprì subito di aver perso. Il suo viso, inoltre, era ormai diventato ripugnante e orrendamente sfigurato. Nonostante tutto questo orrore e sofferenza, però, la giovane continuò a vivere.Iemon ovviamente era disperato e mentre fingeva di preoccuparsi della moglie, continuava a pensare ad un altro modo per sbarazzarsi della moglie. L’occasione non si fece attendere, Oiwa, una sera, volle uscire per una passeggiata. Arrivati nei pressi di una scogliera, Iemon si guardò intorno assicurandosi che nessuno li potesse vedere e, senza pensarci due volte, la spinse di sotto. Per assicurasi che fosse realmente morta e per non destare sospetti, recuperò il corpo raccontando a tutti gli altri del brutto incidente. Organizzò poi un suntuoso funerale senza badare a spese e con tanto di corteo perché tanto, a breve, sarebbe divenuto finalmente ricco.Iemon pensando che i suoi guai fossero finalmente finiti, pianificò le nozze con Oume. Durante la notte prima del matrimonio, mentre era steso a letto cercando di prendere sonno, notò che la luce della lampada sul suo comodino si stava affievolendo e la osservò aspettando che si spegnesse. La lampada, invece, cominciò a cambiare aspetto. Improvvisamente la faccia sfigurata di Oiwa rimpiazzò la lampada, e la sua immagine spaventosamente si diffuse per tutta la stanza gridando all’uomo “Traditore!”. Iemon spaventato afferrò un bastone e lo agitò contro il viso deturpato di Oiwa che finalmente scomparve, mentre la lampada con grande fracasso si infranse e cadde sul pavimento. Da lontano gli parve di udire la fievole risata di una donna provenire dall’esterno. Iemon ancora scosso si convinse di aver bevuto troppo e che la visione fosse solo un’allucinazione dovuta all’alcool, così torno a dormire.Il giorno seguente, Iemon aveva già dimenticato tutto riguardo al fantasma della notte precedente. Lui e Oume celebrarono finalmente il loro matrimonio ma, quando Iemon le alzò il velo, il giovane e bel viso della donna scomparve e al suo posto si palesò il volto sfigurato di Oiwa che gridò ancora una volta “Traditore!”. Inorridito dalla visione, Iemon sguainò la sua spada e decapitò lo spettro di Oiwa, La testa troncata rotolò sulla navata della chiesa, ma quando si fermò Iemon scoprì con orrore che era la testa di Oume.Iemon sentì di nuovo in lontananza il suono di una risata prendersi gioco di lui. Cercando un posto dove nascondersi, Iemon tornò alla sua vecchia piccola casa dove un tempo viveva con Oiwa. Improvvisamente sentì bussare alla porta. Quando aprì vide Oiwa, di nuovo afferrò la spada e decapitò il fantasma, solo per scoprire che aveva appena decapitato il nonno di Oume. Ormai in preda della follia, Iemon corse alla scogliera dove portò Oiwa la sera in cui la uccise. Ormai la risata della donna lo seguiva dovunque. Si fermò davanti al dirupo guardando in basso indeciso se gettarsi nel vuoto. Tempo dopo alcuni passanti raccontarono di aver visto il fantasma di una donna spingerlo giù dal dirupo e gettarsi dopo di lui, ridendo.

Dal teatro kabuki alla filmografia horror

The Ring (Ringu, 1998), Pulse (Kairo, 2001) e The Grudge (Ju-on: Rancore , 2002)Gli stessi temi presenti in Yotsuya Kaidan si ritrovano ripensati e rielaborati in tutte le opere di Shinji Mikami e in film oramai divenuti dei classici come Ring (Ringu, 1998), Pulse (Kairo, 2001) e The Grudge (Ju-on: Rancore) (2002) che, proprio come i giochi survival horror di Mikami hanno riscosso un enorme successo anche al di fuori del Giappone.The Ring è un fil horror giapponese diretto da Hideo Nakata e tratto dall’omonimo romanzo di Koji Suzuki ispirato a una storia popolare giapponese intitolata Banchō Sarayashiki. La protagonist




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