SuperEpic: The Entertainment War

Veramente super epico?

A cura di Gamesforum - 13 Dicembre 2019 - 9:24

Autore della recensione: Moiapon

Come se il panorama attuale dei metroidvania non fosse già abbastanza affollato, gli spagnoli Undercoders decidono di provarci anche loro e lanciano sulle varie piattaforme digitali SuperEpic: The Entertainment War. Il gioco, volendo riassumere all’estremo, si rispecchia nel suo titolo: cerca di sembrare figo a tutti i costi ma rimane di una banalità sconcertante. Un peccato perché Undercoders sembra davvero averci creduto in questo progetto. Le idee che si susseguono nelle 7-8 ore di gioco necessarie per completare il titolo non sono poche, ma l’intuizione si ferma lì, rimanendo fine a sé stessa.

La vicenda vede protagonisti il piccolo procione Tamtam e il suo fido lama Ola nel tentativo di sconfiggere la malvagia Ragnant Corp., la solita multinazionale che cerca di dominare il mondo. Come? Plagiando le menti di tutta la terra attraverso i suoi infimi giochini per cellulari. Solo un vero fan “dei bei giochi arcade di una volta” potrà sventare il piano della perfida azienda e dei porcellini che ne sono al comando. Qualche spunto interessante grazie a un cast improbabile, appunto, ma la favola dello scontro tra la vecchia scuola, genuina e sincera, e la visione capitalistica della multinazionale sa terribilmente di già visto. Le battute sagaci che Tamtam spara a raffica durante ogni dialogo – e che dovrebbero risultare divertenti – vanno dalla presa in giro del modello pay 2 win alle più prevedibili rotture della quarta parete. Non mancano cascate di ammiccamenti ai classici video-ludici, da Metal Gear a Mario, che diventano ben presto una disperata captatio benevolentiae nei confronti dei giocatori più attenti che riconosceranno tra una riga e l’altra i vari riferimenti. “Guardate che battuta divertente, eh? Vi state divertendo?” La narrazione, insomma, lascia perplessi. Peccato, perché se sviluppata in maniera diversa poteva offrire qualche spunto in più o almeno dei colpi di scena interessanti.

Sulla struttura di gioco c’è ben poco da dire. La mappa – cuore pulsante di ogni vero metroidvania – è davvero enorme ma una buona metà delle stanze sono uguali tra loro, ripetizioni pedisseque di stessi nemici da affrontare fino allo sfinimento. È facile perdersi non per la struttura labirintica della sede della Ragnant Corp. ma perché tra mille stanze estremamente simili le une dalle altre mancano punti di riferimento utili a orientarsi. Inoltre, durante il gioco si ha più volte la serpeggiante sensazione che il level design in vari punti sia copiato pari pari da altri metroidvania e inserito a forza in SuperEpic: “Ma io questa stanza l’avevo già vista…”. Come vuole l’ABC del genere, si prosegue nell’esplorazione con i power up che si trovano disseminati nel labirinto. Anche qui niente di originale, si passa dal doppio salto al salto a parete, fino ad arrivare al volo libero. Tutto nella norma, se non fosse che alcuni poteri sono utilizzati una tantum, rendendoli praticamente fini a sé stessi.

SuperEpic: The Entertainment War

Il battle system è tanto vasto quanto inutile. La combo iniziale che si impara nei primi minuti di gioco basta e avanza per affrontare tutti i nemici del gioco e le varie mosse che si acquistano durante la partita rappresentano solo un salvagente per evitare di sprofondare nel mare della ripetitività più che una pratica di gameplay consigliata. E i combattimenti sono TANTI. Peccato, perché le tipologie dei nemici sono numerose – e senza recolor!! – e ognuna con un pattern d’attacco differente. Coccodrilli armati di coltellacci, cavalli bodyguard e maiali con poteri psichici. La varietà è tanta. I boss, come tanti altri aspetti del gioco, ondeggiano fastidiosamente tra l’intuizione geniale per offrire una battaglia intensa e memorabile e la banalità dell’esecuzione. Scontri semplici – i game-over in 8 ore si contano sulle dita di una mano – e talmente veloci da scordarseli. Anche qui le citazioni si sprecano, ma sono camei talmente in your face da risultare inopportuni. Giusto per fare un esempio, una certa sezione di gioco – la più difficile – catapulta Tamtam in un segmento tratto paro paro dal primo Castlevania per NES. Né più né meno del primo titolo degli uccisori di vampiri, trasportato di peso in SuperEpic con i suoi comandi legnosi e la sua difficoltà esasperata. Viene da chiedersi, perché aggiungere una sezione così frustrante e fine a sé stessa?

Il gioco impegna circa per 6-7 ore, un paio in più per raggiungere il fatidico 100% e scoprire il vero finale. La prima metà scorre velocissima; sembra un run ‘n’ gun brutto più che un metroidvania. Solo nella seconda metà il mondo di gioco si dischiude e permette al giocatore di buttarsi nell’esplorazione dura e pura, alla ricerca di collectibles (pochi) e stanze segrete (poche). Una pratica frustrante è rappresentata da alcune barriere che si possono disattivare solo scannerizzando alcuni codici QR nascosti nel livello e affrontando un giochino in flash (rip-off volutamente spudorati di Candy Crash, Temple Run, Flappy Bird e simili) sul proprio cellulare. Mondo di gioco e mondo reale si sovrappongono ma, anche qui, l’intuizione che all’inizio sorprende diventa presto una seccatura per la necessità di doversi alternare tra due device differenti.

+ Qualche idea riuscita e, in generale, un’atmosfera buffa e divertente
+ Le battute e i riferimenti a capolavori del passato possono far sorridere
+ La seconda metà del gioco offre un discreto livello di sfida
- La mappa di gioco poteva essere grande la metà e sarebbe stata la stessa cosa
- Nessun reale motivo di preferirlo ad altri metroidvania

5.5

Per riassumere, Superepic non è che “un altro” dei numerosi metroidvania presenti su Switch. Non un gioco brutto, ma un prodotto che in quasi ogni suo aspetto rasenta la mediocrità, barcamenandosi a malapena tra la sufficienza e l’insufficienza. Ci prova in ogni modo a sollevarsi dalla fanghiglia dei giochi brutti, ma riesce a malapena a tirar fuori la testa per respirare, rimanendo invischiato a causa della struttura banale, dell’eccessiva prolissità e delle tantissime idee appena abbozzate. In definitiva, il suggerimento è quello di indirizzarsi su uno dei tanti altri titoli dello stesso genere presenti su Switch.




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