l'immagine di anteprima sembra un incubo lynchiano.
Questo commento è stato nascosto automaticamente.
l'immagine di anteprima sembra un incubo lynchiano.
E' molto peggio, è RAI. Anzi, R-AI.
Questo commento è stato nascosto automaticamente.
Come hai detto, Sanremo funziona perché è sorretto da un'industria (quella discografica italiana) e dalle sue ramificazioni più o meno dirette (radio, televisioni, sponsor, ecc.).
Il videogame italiano, invece, non è sorretto da nulla se non dal videogame stesso.
Anzi, in Italia è pure osteggiato da molti.
C'è poi la scarsa fiducia posta negli sviluppatori nostrani che, negli anni, vuoi per scarsità di fondi, vuoi per altri motivi (più o meno dipendenti da loro, ma non mi interessa parlare di questo ora), non hanno mai dato una grande prova delle loro capacità. In più, aggiungiamo quel po' (troppo) di esterofilia tipica della popolazione italica ed ecco che ci troviamo come ci troviamo.
Non a caso, chi ce l'ha davvero fatta è stato appoggiato da grandi publisher esteri (vedi Milestone e la divisione italiana di Ubisoft).
Ora, fortunatamente, pare che le cose stiano - almeno un po' - cambiando, ma finché non cambierà la nostra cultura, sempre troppo "provinciale", non andremo molto lontano.
Questo commento è stato nascosto automaticamente.
E' molto peggio, è RAI. Anzi, R-AI.
ma porca miseria persino a Mediaset usano roba fatta meglio
Questo commento è stato nascosto automaticamente.
E' molto peggio, è RAI. Anzi, R-AI.
qua siamo ai livelli di Will Smith che mangia gli spaghetti o Vin Diesel che combatte il velociraptor
Questo commento è stato nascosto automaticamente.
Come hai detto, Sanremo funziona perché è sorretto da un'industria (quella discografica italiana) e dalle sue ramificazioni più o meno dirette (radio, televisioni, sponsor, ecc.). Il videogame italiano, invece, non è sorretto da nulla se non dal videogame stesso. Anzi, in Italia è pure osteggiato da molti. C'è poi la scarsa fiducia posta negli sviluppatori nostrani che, negli anni, vuoi per scarsità di fondi, vuoi per altri motivi (più o meno dipendenti da loro, ma non mi interessa parlare di questo ora), non hanno mai dato una grande prova delle loro capacità. In più, aggiungiamo quel po' (troppo) di esterofilia tipica della popolazione italica ed ecco che ci troviamo come ci troviamo. Non a caso, chi ce l'ha davvero fatta è stato appoggiato da grandi publisher esteri (vedi Milestone e la divisione italiana di Ubisoft). Ora, fortunatamente, pare che le cose stiano - almeno un po' - cambiando, ma finché non cambierà la nostra cultura, sempre troppo "provinciale", non andremo molto lontano.
Precisamente.
Questo commento è stato nascosto automaticamente.
ma porca miseria persino a Mediaset usano roba fatta meglio
Oggi canali TV decenti in giro ne vedo pochi, apparte qualcuno semisconosciuto che ha un pò di varietà e cose utili o interessanti, il resto é propaganda e spazzatura allo stato puro.
Questo commento è stato nascosto automaticamente.
In giro c'é un appiattimento mentale da far paura. Vedo troppe troppe persone autoconvincersi a vedere o fare qualcosa solo perché lo fà la massa, senza attivare minimamente il cervello in maniera riflessiva.
Sembrano contare solo : soldi, mode, likes e visibilità....Che tristezza.
I miei nonni mi hanno sempre detto :" Trova soddisfazione nell' essere una persona corretta e a fare delle cose giuste per questo mondo e la tua vita avrà un senso e una motivazione infinita, qualunque mosca ti giri intorno"... Mi sà che avevano proprio ragione al 100%
Questo commento è stato nascosto automaticamente.
Oggi canali TV decenti in giro ne vedo pochi, apparte qualcuno semisconosciuto che ha un pò di varietà e cose utili o interessanti, il resto é propaganda e spazzatura allo stato puro.
Io a casa non ho la TV, intesa come antenna collegata. C'è il web, ci sono i social, scelgo io come informarmi.
Questo commento è stato nascosto automaticamente.
Oggi canali TV decenti in giro ne vedo pochi, apparte qualcuno semisconosciuto che ha un pò di varietà e cose utili o interessanti, il resto é propaganda e spazzatura allo stato puro.
non capisco il nesso con il mio commento. ho scritto che a Mediaset usano un'IA migliore di questa, non ho mai parlato di qualità delle trasmissioni.
Questo commento è stato nascosto automaticamente.
non capisco il nesso con il mio commento. ho scritto che a Mediaset usano un'IA migliore di questa, non ho mai parlato di qualità delle trasmissioni.
Infatti sulla qualità è discorso chiuso ancor prima di iniziarlo.
Questo commento è stato nascosto automaticamente.
Ma chiaro. Studi italiani che vogliono fare AA/AAA ma non c'hanno un'idea, come fai a non prenderli in maniera dilettantistica? E' anche giusto così. Finchè sti qua oltre che non averci un'idea su come si fanno le cose pensano prima allo status che all'opera sarà sempre così. Infatti chi ha vinto è il devo di Vampire Survivors (poncle), perchè ha avuto un intuizione, ha capito che lo scope era adatto, l'ha sviluppato seguendo comunque una sua RICERCA PERSONALE ed è emerso. Se tutti facessero così invece di creare o portare avanti studi solo per il piacere e l'ego di poter dire di farlo come mestiere e di possederlo non ci sarebbero questi problemi. La gente non ragiona più, si crea merda mediocre e poi si da colpa al sistema. Passare oltre.
Potrie fare mille esempi di studi inutili che hanno solo creato con l'ambizione di diventare famosi scopiazzando e imitanto generi che vanno di moda. Ormai l'arte non è più espressione umile del sè ma è ostentazione... di cosa poi visto che dimostrano ignoranza e basta.
Questo commento è stato nascosto automaticamente.
Io a casa non ho la TV, intesa come antenna collegata. C'è il web, ci sono i social, scelgo io come informarmi.
I social, mi spiace, ma sono diventati un cancro e pensare che loro e la rete in genere siano “informazione libera” è solo mera illusione.
Questo commento è stato nascosto automaticamente.
Personalmente, quando si parla di Sanremo, tendo a collegarlo a una certa forma di nazionalismo culturale un po’ autoreferenziale: quello per cui “la nostra musica è la migliore”, “la nostra tradizione è insuperabile”, e così via. Il problema non è l’orgoglio in sé, ma quando diventa autocelebrazione scollegata dalla realtà o impermeabile al confronto.
Nel 1967, per esempio, mentre in UK uscivano album come Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles o The Piper at the Gates of Dawn dei Pink Floyd, in Italia a Sanremo vinceva “Io, tu e le rose” di Orietta Berti. Non è un giudizio morale sui gusti, ma un dato sul diverso livello di sperimentazione e di rottura artistica. Sanremo ha spesso rappresentato la continuità, non l’avanguardia.
E qui arrivo al punto: il videogioco. In Italia viene ancora percepito in larga parte come intrattenimento leggero, spesso infantile. Per molte persone Candy Crush e Castlevania sono sullo stesso piano, perché l’idea stessa di “videogioco come arte” fatica a entrare nel discorso culturale mainstream.
Sanremo, nel bene e nel male, è un evento identitario. Ha una funzione quasi rituale: unisce, crea dibattito, catalizza l’attenzione nazionale. Ma proprio per questo diventa anche uno specchio delle priorità culturali del Paese. Se celebriamo sempre e solo ciò che rassicura e consolida, rischiamo di lasciare poco spazio a ciò che innova.
Vivendo in Francia, mi ha colpito quanto l’industria videoludica sia considerata una cosa seria, strutturata e riconosciuta: da Ubisoft (quella degli anni d’oro) a Don't Nod, fino a Quantic Dream. Non si tratta solo di grafica o programmazione: esistono percorsi pubblici e privati che formano anche sceneggiatori, narrative designer, artisti concettuali. Il videogioco è integrato nel discorso culturale, non relegato a hobby adolescenziale.
Se siamo davvero convinti che il videogioco sia una forma d’arte, allora va normalizzato: nei media, nel dibattito pubblico, perfino nei libri di storia dell’arte. Non come curiosità tecnologica, ma come espressione culturale del nostro tempo.
Il mio punto non è “abbasso Sanremo” in senso assoluto. È che forse dovremmo essere più fieri di ciò che produciamo di innovativo oggi, invece di rifugiarci in un’idea rassicurante di grandezza passata o presunta tale. Più orgoglio concreto, meno retorica.
È un processo socioculturale lungo, certo. Ma se non si comincia a spostare il discorso, resteremo sempre a dire che “i videogiochi sono importanti”… senza trattarli mai davvero come tali.
Questo commento è stato nascosto automaticamente.
Secondo me c'è anche un problema generazionale. Anche i più anziani sono cresciuti con Sanremo. Lo guardano anche se ormai non conoscono i cantanti in gara. È un rito nazional-popolare che nessuno osa mettere in discussione. I videogames non sono ancora arrivati a quel punto. C'è ancora tanta gente che è cresciuta senza e li guarda con sospetto, per usare un eufemismo. Sanremo non ha mai dovuto affrontare questa critica. Forse quando tutti gli italiani viventi saranno cresciuti con i videogiochi le cose potranno iniziare a cambiare.
Questo commento è stato nascosto automaticamente.
Personalmente, quando si parla di Sanremo, tendo a collegarlo a una certa forma di nazionalismo culturale un po’ autoreferenziale: quello per cui “la nostra musica è la migliore”, “la nostra tradizione è insuperabile”, e così via. Il problema non è l’orgoglio in sé, ma quando diventa autocelebrazione scollegata dalla realtà o impermeabile al confronto. Nel 1967, per esempio, mentre in UK uscivano album come Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles o The Piper at the Gates of Dawn dei Pink Floyd, in Italia a Sanremo vinceva “Io, tu e le rose” di Orietta Berti. Non è un giudizio morale sui gusti, ma un dato sul diverso livello di sperimentazione e di rottura artistica. Sanremo ha spesso rappresentato la continuità, non l’avanguardia. E qui arrivo al punto: il videogioco. In Italia viene ancora percepito in larga parte come intrattenimento leggero, spesso infantile. Per molte persone Candy Crush e Castlevania sono sullo stesso piano, perché l’idea stessa di “videogioco come arte” fatica a entrare nel discorso culturale mainstream. Sanremo, nel bene e nel male, è un evento identitario. Ha una funzione quasi rituale: unisce, crea dibattito, catalizza l’attenzione nazionale. Ma proprio per questo diventa anche uno specchio delle priorità culturali del Paese. Se celebriamo sempre e solo ciò che rassicura e consolida, rischiamo di lasciare poco spazio a ciò che innova. Vivendo in Francia, mi ha colpito quanto l’industria videoludica sia considerata una cosa seria, strutturata e riconosciuta: da Ubisoft (quella degli anni d’oro) a Don't Nod, fino a Quantic Dream. Non si tratta solo di grafica o programmazione: esistono percorsi pubblici e privati che formano anche sceneggiatori, narrative designer, artisti concettuali. Il videogioco è integrato nel discorso culturale, non relegato a hobby adolescenziale. Se siamo davvero convinti che il videogioco sia una forma d’arte, allora va normalizzato: nei media, nel dibattito pubblico, perfino nei libri di storia dell’arte. Non come curiosità tecnologica, ma come espressione culturale del nostro tempo. Il mio punto non è “abbasso Sanremo” in senso assoluto. È che forse dovremmo essere più fieri di ciò che produciamo di innovativo oggi, invece di rifugiarci in un’idea rassicurante di grandezza passata o presunta tale. Più orgoglio concreto, meno retorica. È un processo socioculturale lungo, certo. Ma se non si comincia a spostare il discorso, resteremo sempre a dire che “i videogiochi sono importanti”… senza trattarli mai davvero come tali.
ma nel 1967 leggo che c'erano pure Dalla e i Rokes (ai tempi c'erano le stesse canzoni proposte da più artisti, chissà perchè non l'hanno più riproposto) con "Bisogna saper perdere", praticamente un inno contro una certa parte politica di oggi XD XD XD
Questo commento è stato nascosto automaticamente.
Io a casa non ho la TV, intesa come antenna collegata. C'è il web, ci sono i social, scelgo io come informarmi.
"Ignoro tutto quello che va contro la mia opinione e seguo solo le robe che la pensano come me"
Questo commento è stato nascosto automaticamente.
I social, mi spiace, ma sono diventati un cancro e pensare che loro e la rete in genere siano “informazione libera” è solo mera illusione.
"Non cielo dicono."
Comunque in parte hai assolutamente ragione.
Questo commento è stato nascosto automaticamente.
Una delle ultime po
Ah, ok, cmq era una riflessione generale.
Grazie per la risposta, non volevo criticare te, ma soprattutto la TV di oggi.

Buon gaming ;)
Questo commento è stato nascosto automaticamente.