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Skatemasta Tcheco

Tcheco è tornato per affrontare altre fatiche di Ercole sul suo nuovo skateboard scintillante

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A prima vista Skatemasta Tcheco promette parecchio bene. Visivamente: un platform in 2D con stile grafico accattivante e nostalgico, colori interi con contrasti decisi, ambientazioni varie e fantasiose. E promette bene anche per le opportunità di gameplay: il protagonista che viaggia su uno skateboard dà spazio a prospettive allettanti; chissà che salti, che trick, che evoluzioni, si immagina.

Quindi si gioca. E si crepa a ripetizione, inizialmente senza neanche capire perché. Allora si cerca di aggiustare il tiro, si memorizza la sequenza ideale e sporcamente si arriva a fine livello. Con una qualche, scarsa, soddisfazione. Ma capiamo meglio.

Uno skater, si diceva, che si sposta automaticamente e che può essere indirizzato, può frenare (o anche tornare indietro quanto lo scorrimento relativo dell’ambiente gli consente), può accelerare e può scattare in avanti. Il problema principale è proprio in quello scatto, poco controllabile, per non dire bizzoso, che si attiva con lo stesso tasto del salto se il personaggio è per aria. Quindi guai a premere inavvertitamente il fatidico pulsante o a voler cercare un doppio salto che non c’è. Fatto sta che lo scatto si attiva molto spesso involontariamente e in quei casi genera guai, rendendo oltremodo caotici i passaggi più delicati.

Lo stile grafico del gioco è nostalgico e accattivante

Il caos si deve anche al fatto che si riparte dall’esatto punto in cui si è morti, anche se privo di superfici su cui riparare (sì, si riparte anche dal vuoto, dopo che una piattaforma cedevole è scomparsa, per esempio, in mezzo al nulla). Ripetendo si impara a memoria la geografia del livello e si porta a casa a tentoni il risultato. Ma non si arriva a padroneggiare realmente i comandi di salto e scatto: li si tiene a bada, quando non vi si lotta contro. Circostanza che in un platform risulta innaturale.

Lungo il livello, oltre a saltare su avversari o a investirli con uno scatto, lo skater colleziona denari – il cui ammontare esprimerà il punteggio e sarà in parte utilizzato per creare salvataggi – recupera medikit, raccoglie lettere dell’alfabeto. Queste ultime, se raccolte tutte, formano il nome di un alleato che sarà chiamato in aiuto durante lo scontro di fine livello contro il boss di turno. I mondi sono ben diversificati e accattivanti come i personaggi che li popolano. Tutti (tranne uno) accessibili a scelta fin dall’inizio, hanno ciascuno la propria difficoltà rappresentata in stelline. I boss sono più logici e facili dei livelli che li precedono; ben caratterizzati comunque. La colonna sonora è eccellente e perfettamente armonizzata con l’aspetto del gioco e con i suoi ovvi riferimenti storici.

VOTO: 6

E’ davvero un peccato che Skatemasta Tcheco sia così rozzo nei controlli. L’intero giudizio non può che esserne condizionato nonostante gli altri aspetti dell’opera siano validi: un platform deve dare al giocatore la sensazione di potersi perfezionare gradualmente fino a raggiungere una destrezza che qui è contrastata se non impedita dalla scarsa governabilità dei movimenti.

Pro

  • Simpatia dell’insieme

Contro

  • Mediocre governabilità dello scatto