Shadow of the Tomb Raider

La maturazione di miss Croft

A cura di GamesForum - 23 Maggio 2020 - 14:31

Autore della recensione: Vc3nZ_92

Shadow of the Tomb Raider è il capitolo conclusivo della trilogia reboot iniziata nell’ormai lontano 2013. La formula del secondo capitolo qui trova la piena maturazione, tanto che ludicamente è impeccabile o quasi. L’amaro in bocca, tuttavia, resta, perché per la terza volta di fila hanno fallito lato storia e personaggi. Andiamo più nel dettaglio per capire il perché di quanto appena detto.

Cominciamo l’analisi dalla componente ludica. Per capire bene come funziona Shadow of the Tomb Raider pad alla mano, suddividiamo idealmente il gameplay del prodotto in tre categorie: combattimento, esplorazione ed enigmi. Il combattimento è la parte più debole del pacchetto. Nello specifico, il gunplay è rimasto lo stesso dei due titoli precedenti, con molte mancanze, ma funziona discretamente. Gli enemies encounters si possono affrontare anche stealth, componente che è stata leggermente migliorata ed ora è più curata ed appagante, anche grazie all’ottimo lavoro di level design, e finalmente in qualche situazione si riesce anche ad andare full stealth.  L’IA nemica è molto scarsa, ma a differenza dei precedenti, qui i nemici fanno molti danni anche alla difficoltà standard, quindi l’approccio frontale alla Rambo dei precedenti a volte porta a morte prematura. Ad ogni modo, in questo terzo capitolo, le sezioni in cui fare fuori nemici, ad armi spianate o in stealth che sia,  sono ridotte all’osso, e il grosso del gioco punta su esplorazione ed enigmi.

Bene, queste due componenti ludiche sono perfette o quasi. Nel gioco ci sono tantissimi enigmi, sia story-related che facoltativi, tutti ben congegnati. Non sono mai stupidi, e bisogna sempre ragionarci, ma allo stesso tempo non sono mai criptici e astrusi e non serve mai ricorrere a soluzioni, e questo è un bel punto di forza: riescono a dare al giocatore un profondo senso di appagamento e soddisfazione, anche perché gli aiutini non sono mai espliciti. L’esplorazione, fortemente connessa alla risoluzione di enigmi, oltre che al trovare collezionabili e zone facoltative come le tombe (che sono altri maxi-enigmi) riesce ad essere stimolante e mai stancante, grazie ad un certosino lavoro di level design e world-building che non rende mai la progressione ridondante. Pensate che ho concluso la mia prima run esplorando il mondo di gioco in lungo e in largo, con il 99% di completamento totale, senza mai stancarmi un minuto.

Un discorso a parte merita la difficoltà. Ad inizio gioco potremo scegliere tra Facile, Normale, Difficile e Molto Difficile, e la difficoltà ovviamente influenzerà le componenti ludiche di cui sopra (in realtà i preset sono tre, visto che l’ultima difficoltà è uguale alla penultima, ma senza check-point e quindi con solo la possibilità di salvare agli accampamenti). Ma allora perché ho voluto soffermarmi su questa cosa? Perché il gioco permette di personalizzare TOTALMENTE l’esperienza. Potremo scegliere Normale per i combattimenti e Difficile per l’esplorazione e gli enigmi, ad esempio, così non avremo nessun aiuto visivo (le classiche strisce colorate che segnalano i percorsi) e nessun hint sugli enigmi e, permettetemi di sbilanciarmi, in questo modo avremo un’esperienza veramente molto vicina a quella dei tanto osannati Tomb Raider classici. Una scelta tanto semplice quanto efficace, e sinceramente non capisco perché il sistema non venga implementato in molti più titoli.

Shadow of the Tomb Raider

Per concludere il discorso relativo al gameplay dobbiamo parlare della varietà dell’offerta ludica. In tutta sincerità, non avrei potuto chiedere di meglio. Come detto prima, enigmi ed esplorazione ci terranno impegnati per molto più tempo rispetto alle sparatorie, eppure non troverete mai, e dico mai, una soluzione ripetuta o banale. Il gioco riesce a proporre una serie di sfide dalla difficoltà crescente TUTTE diverse dall’inizio alla fine. Tutte e nove le tombe opzionali sono profondamente diverse (e grosse, tanto grosse), così come tutte le cripte, o ancora tutte le sezioni della storia. Il titolo riesce a regalare una sensazione di avventura senza pari, in poche parole. Questo è IL pregio del gioco.

Dopo aver tessuto le lodi sulla componente ludica, dobbiamo, ahimè, parlare della componente narrativa. La trama principale è insulsa, le sotto-trame secondarie anche, ma la cosa più brutta sono i personaggi: scritti malissimo, caratterizzati quanto un comodino, e con dei dialoghi tragicomici. Persino Lara qui è ritornata ai livelli di quella del primo capitolo del 2013, dopo un minimo e timido miglioramento della sua caratterizzazione avvenuta nel Rise. Non sapete quanto la cosa mi abbia dato fastidio. Sono riusciti a rendere antipatica un’icona del media, ancora non me ne capacito. Non si riesce mai ad empatizzare con i personaggi, con le loro vicende, con quello che ci circonda. Andremo avanti solo perché è veramente uno spettacolo da giocare, ed una scoperta continua, in tutti i sensi.

Per gli occhi è un piacere dall’inizio alla fine. Potenza bruta e art design ci regalano paesaggi mozzafiato: non c’è una sola location che non mi abbia lasciato a bocca aperta. Purtroppo anche qui, come nei precedenti, mancano alcune animazioni di raccordo, anche se la cosa è meno evidente che in passato. Da sottolineare anche il fatto che ci sono tre modelli poligonali in croce per i personaggi secondari e visto che interagiremo spesso con loro per le missioni secondarie la cosa potrebbe far storcere il naso ad alcuni. Componente sonora solo sufficiente. Le musiche fanno giusto il compitino e il doppiaggio in italiano è pessimo, soprattutto per un tripla A di questo calibro, senza girarci intorno.

Longevità veramente ottima. Sinceramente non saprei dividere le ore necessarie per la main da quelle per il 100%, perché sono stato catturato così tanto dal mondo di gioco che ho fatto tutto d’un fiato, però una trentina di ore per vedere, non dico tutto, ma abbastanza, servono. Se poi comprate i DLC (il Season Pass è spesso in offerta a meno di 7€) aggiungete altre 7/8 ore al computo totale, ma soprattutto aggiungete altri enigmi e sfide sempre appaganti, con soluzioni inedite rispetto al gioco base.

+ Ludicamente quasi impeccabile, con una varietà ludica ai massimi livelli
+ Graficamente e artisticamente sontuoso
+ Esperienza totalmente personalizzabile
+ Tantissime cose da fare
- Parte narrativa ancora una volta insulsa
- Doppiaggio italiano pessimo

8.5

In definitiva, Shadow of the Tomb Raider è un ottimo gioco, anzi, un mancato capolavoro, per colpa della parte narrativa. La cosa che più fa arrabbiare è che in sette anni, con tre giochi, non sono riusciti a regalarci una bella storia, dei bei personaggi e farci affezionare alla nuova Lara, anzi. Tuttavia, come ribadito più e più volte, ludicamente è un piacere dall’inizio alla fine e riuscirà ad accontentare anche i vecchi fan che fino ad ora era stati delusi dal nuovo corso del brand.




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