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Sense: A Cyberpunk Ghost Story

Pronti? Pigliala! (cit.)

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L’horror è, da sempre, un genere cinematografico in cui è difficile trovare un corretto equilibrio tra le sue componenti: sceneggiatura, direzione artistica, musiche e regia devono essere sapientemente miscelate al fine di regalare pellicole agghiaccianti (nel senso positivo del termine). In questo senso, è innegabile che il cinema asiatico ha regalato negli anni autentici capolavori di tensione, facendo tesoro delle loro tradizioni popolari e credenze religiose. Impossibile non citare pellicole come The Wailing di Na Hong-jin (tradotto in Italia come Goksung – La presenza del diavolo), celebre non solo per trama, regia e fotografia, ma anche per una delle scene di esorcismo più coinvolgenti della recente storia cinematografica.
Ed è proprio pescando a piene mani dalla parte più spirituale del folklore cantonese che nasce Sense: A Cyperpunk Ghost Story. Nato da un progetto Kickstarter di successo ed approdato su Steam, Sony PlayStation 4 e Nintendo Switch, il titolo vede il debutto di SUZAKU, in collaborazione con Top Hat Studios, con pubblicazione ad opera di EastAsiaSoft. Un debutto non facilissimo per il giovane team di sviluppo, a causa di controversie nate intorno al titolo, che accusavano il gioco di una eccessiva sessualizzazione dei personaggi e di incitazione alla violenza: tali polemiche si sono successivamente rivelate completamente infondate, alla luce della coerente direzione stilistica ed artistica del titolo.

La protagonista Mei si ritroverà intrappolata all'interno di un edificio abbandonato dagli anni '80

Neo Hong Kong, anno 2083. Nei panni della giovane Mei, ci ritroveremo catapultati casualmente (almeno, in apparenza…) all’interno di un edificio diroccato e disabitato dagli anni ’80 del XX secolo. Qui la ragazza si troverà ben presto in balia di spiriti maligni, nel tentativo di trovare una via di fuga verso la salvezza, facendo nel contempo luce sulla storia di questo misterioso posto.

Mei dovrà esplorare ogni piano dell'edificio infestato alla ricerca di documenti, oggetti ed indizi.

Sense si presenta come un survival horror vecchio stampo con impostazione 2.5D, con chiare ispirazioni prese da classici come Clock Tower e Project Zero. Il player dovrà dunque esplorare ogni piano dell’edificio infestato, trovando documenti, oggetti ed indizi per risolvere puzzle e sbloccare nuove aree, strade e percorsi, con ampio ricorso al backtracking. Tale struttura ludica a metà tra il survival horror e l’avventura grafica, sebbene estremamente classica per il genere e con enigmi e meccaniche nella norma, funziona bene, nonostante una gestione un po’ confusionaria dell’inventario. E’ un peccato tuttavia che alcuni passaggi siano eccessivamente oscuri al punto da portare il player a dover procedere per tentativi (anche a causa di alcuni refusi nelle traduzioni in inglese).

Il folklore cantonese svolge un ruolo fondamentale in Sense.

Durante le ricerche, Mei scoprirà la storia degli inquilini dell’edificio e dei motivi per i quali lo infestano, capendo che l’unica via per la salvezza sarà esorcizzare gli spiriti sul suo cammino. E’ in questi frangenti che Sense mostra le sue carte migliori: ricorrendo all’immaginario del folklore cantonese per raccontare tragiche storie con tematiche forti, il titolo di SUZAKU sembra trasmettere una morale di fondo per la quale, non essendoci purtroppo nella vita sempre un lieto fine, si può sperare nella pace nella credenza spirituale della vita dopo la morte.
Mei, inizialmente indifesa contro le presenze maligne, apprenderà presto dei metodi per difendersi: in questo senso, appare appena abbozzato un sistema di combattimento, che si traduce nell’interagire sporadicamente con i fantasmi sigillandoli in alcune aree, scacciandoli con riso benedetto o mettendoli temporaneamente ko con una spada sacra, in attesa di recuperare tutte le informazioni utili per effettuare l’esorcismo.
Grazie al fascino della storia e del folklore, il gioco si lascia giocare chiudendo spesso un occhio su una realizzazione tecnica evidentemente claudicante, soprattutto su console Nintendo a causa di piccoli bug, caricamenti frequenti e cali di framerate, a volte estesi anche alle brevissime ma gradevoli cutscene realizzate con uno stile da fumetto.

Tolta la fase introduttiva ambientata per le strade futuristiche di Neo Hong Kong, Sense non ha nulla di cyberpunk.

Dove il gioco delude apertamente è invece nel suo titolo: Sense, infatti, non ha pressocchè nulla di cyberpunk. Tolta la fase introduttiva ambientata per le strade futuristiche di Neo Hong Kong, il gioco sarà ambientato esclusivamente all’interno di un edificio in rovina risalente agli anni ’80 e, tolto il design della protagonista, in linea con l’estetica cyperpunk, null’altro verrà proposto al giocatore.
Un altro problema è la colonna sonora: in un genere in cui la colonna sonora e gli effetti audio sono uno degli elementi principali, il titolo SUZAKU si limita a motivi senza infamia e senza lode, portando il gioco a mancare quasi completamente di tensione e pathos.
La longevità del titolo è legata alla possibilità di sbloccare contenuti finendo il gioco più volte. Si potranno raggiungere i titoli di coda in circa 5 ore: tuttavia il gioco può facilmente triplicare la sua durata grazie a costumi extra per la protagonista (alcuni molto belli, altri evidentemente fanservice), collezionabili, un piccolo scenario extra che approfondisce un aspetto della storia principale, nonché un finale segreto che si ottiene completando la modalità NG++.

VOTO: 6,5

Piattaforme: pc, ps4, switch
Sense: A Cyperpunk Ghost Story è un piccolo omaggio ai classici survival horror orientali, riprendendone le caratteristiche più tradizionali e mescolandole con il folklore cantonese ed una storia interessante. Purtroppo, sebbene si lasci giocare, il titolo SUZAKU è afflitto da molti peccati di gioventù: alcune sezioni mal calibrate, musiche inconsistenti, realizzazione tecnica altalenante. E’ un peccato, perché con una maggiore attenzione, il titolo sarebbe potuto diventare un piccolo cult. Allo stato attuale, Sense rimane un prodotto interessante per gli amanti del genere e per coloro i quali riusciranno a chiudere un occhio sui suoi difetti grazie al fascino di questa storia a base di molti fantasmi e poco cyberpunk.

Pro

  • Il fascino del folklore cantonese
  • Omaggio ai classici survival horror
  • Buona quantità di contenuti

Contro

  • Di cyberpunk c’è solo il titolo
  • Tecnicamente carente
  • Musiche anonime