Sekiro Shadows Die Twice

La via del Lupo

A cura di Forum Spaziogames - 11 Ottobre 2019 - 14:00

Autore della recensione: Vc3nZ_92

Qualche anno fa From Software e Miyazaki decisero di regalarmi un Souls riveduto e corretto sulle mie preferenze, quel gioiello di nome Bloodborne che è ancora oggi nel trittico dei miei giochi preferiti di sempre. Quest’anno il team nipponico ha deciso di farmi nuovamente felice, creando addirittura un action vero e proprio, Sekiro Shadows Die Twice. I maestri di From avranno fatto nuovamente centro? Ma certo che sì! Sekiro Shadows Die Twice è una vera e propria perla, nonostante globalmente sia leggermente inferiore ai due masterpiece dello studio, il già citato Bloodborne e Dark Souls. Vediamo insieme il perché.

Come accennato, Sekiro è un vero e proprio action. Nonostante la struttura e alcuni elementi ricorrenti possano ricordare i precedenti lavori dello studio, dopo pochi minuti di giochi capirete che pad alla mano cambia tutto. In primis, la cosa che salta subito all’occhio è la mancanza della stamina: questo vuol dire una cosa sola, aggredire l’avversario senza farlo respirare. Il Battle System infatti ruota attorno al binomio attacco e deviazione, ovvero la parata al momento esatto. Ogni colpo e ogni deviazione rompono la postura dell’avversario, e quando questa sarà compromessa, potremmo sferrare un attacco mortale, anche se l’avversario ha tutta la vita. Ovviamente questa cosa vale anche per noi. Oltre alla spada, il nostro protagonista è dotato di un braccio protesico, con diverse armi equipaggiabili, molte delle quali fondamentali contro alcuni nemici, che rendono il combattimento più vario. Ad ogni modo, si può puntare anche a ridurre la vita dell’avversario, e la scelta dipende da come il giocatore vuole approcciare lo scontro. Oltre a questa, ci sono molte altre variabili, come colpi imparabili, diversi tipi di manovre evasive (come il Mikiri), diversi oggetti con cui potenziarci temporaneamente (che comunque non sbilanciano mai eccessivamente l’equilibrio degli scontri). Ci sarebbe ancora da dire, ma il bello di Sekiro sta anche nella scoperta e nello studio delle varie situazioni, pertanto non voglio dire altro. Insomma è un action vero, tattico e viscerale, che crea una tensione e da una carica di adrenalina senza pari. Non ci sono armi con statistiche diverse, non ci sono ‘scorciatoie’ come il levelling o la coop online, non c’è nulla che possa facilitare il giocatore: o diventate bravi, o non riuscirete a proseguire. Oltre ai combattimenti, il gioco prevede anche una componente stealth da non sottovalutare: soprattutto inizialmente è fondamentale per sfoltire i gruppi di nemici dalle enormi mappe e grazie alla verticalità dell’ambiente ci sono anche tante vie percorribili. Ad ogni modo il Battle System è talmente gasante che quando sarete diventati bravini vi butterete nella mischia intenzionalmente.

Varietà generale e level design sono sopra la media, ma per essere un prodotto From Software non nascondo che mi aspettavo di meglio. Per quanto riguarda il primo punto, verso la fine c’è un eccessivo riciclo e un po’ di backtracking, purtroppo. Per quanto riguarda il level design, il mondo di gioco è abbastanza interconnesso, ma non è ai livelli di Dark Souls e Bloodborne e l’apertura di scorciatoie non mi ha mai veramente stupito come è successo in passato. Come accennato prima, le mappe hanno una verticalità ottima, ma tutto sommato From può fare di più.

Narrativamente finalmente è fruibile e piacevole anche senza letture approfondite delle descrizioni di oggetti, armi, etc. Non aspettatevi una roba hollywoodiana eh, ma riesce a intrattenere e non ha buchi di sorta.

Artisticamente è favoloso, dalle ambientazioni ai nemici, non c’è nulla di cui lamentarsi. Tecnicamente a volte singhiozza, con alcuni cali di frame. Fortunatamente tutto ciò accade raramente e il giocatore non viene mai penalizzato. Comparto sonoro spettacolare, sia per quanto riguarda i doppiaggi italiano e giapponese, sia per le musiche e soprattutto gli effetti sonori.

Longevità ottima, una trentina di ore per la prima run e una cinquantina per il platino. E’ presente anche il NG+ ma, ancora più che nei vari Souls, non ci sono veri stimoli al replay, se non quello di provare gli altri finali (4 in tutto, per la precisione), poiché non è possibile fare build diverse, data la natura action-oriented del titolo.

+ Pad alla mano è uno spettacolo
+ Artisticamente sublime
- Varietà generale e level design non al livello dei precedenti lavori dello studio

10

In definitiva, Sekiro Shadows Die Twice è un gioiellino che dimostra ancora di più la maestria del team nipponico. I From hanno creato un action quadrato, adrenalinco e gasante, senza rinunciare al loro classico stile. Una perla della gen, che poteva essere un capolavoro a tutto tondo se al gameplay nudo e crudo si aggiungevano un level design e una varietà generale come quella dei loro precedenti lavori. La cosa che fa dispiacere è che From è capace di fare un prodotto con tutto questo. Ad ogni modo, è un titolo che è troppo in sintonia con le mie corde, quindi, come feci con Devil May Cry 5, devo premiarlo con il perfect score, nonostante riconosca che oggettivamente non lo meriti.




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