Rolling Gunner

Piovono... pallottole

A cura di GamesForum - 9 Giugno 2020 - 20:00

Autore della recensione: Doc E.Brown

Il genere degli shoot’em’up a scorrimento orizzontale ha vissuto la sua età dell’oro grazie all’ambiente delle sale giochi anni 80/90: in quel magico periodo, milioni di monetine venivano fagocitate da luccicanti cabinati nel tentativo di completare questi titoli, che molto spesso trascendevano l’esperienza ludica per diventare autentiche prove di riflessi e sfide di pura abilità.

All’interno di questo macro genere, si ritagliavano orgogliosamente spazio i danmaku: tali erano le interpretazioni più estreme ed ortodosse del genere, che presentavano una difficoltà ancora più elevata frutto di un’autentica cortina di proiettili (danmaku, appunto) che invade costantemente lo schermo. Conosciuti in occidente con il nome di “bullet hell”, tale sottogenere assurgeva ad esempio di una categoria già per sua natura votata alla skill del player, la cui elevata difficoltà contribuiva al ristretto numero dei propri appassionati.

Rolling Gunner rappresenta un omaggio ai danmaku di quella tradizione ludica e si presenta come un classico sparatutto a scorrimento orizzontale in cui destreggiarsi tra un quantitativo impressionante di nemici, proiettili, pallottole e raggi di varie forme e dimensioni, nel tentativo di sopravvivere e portare a termine con un elevato punteggio i 6 livelli di cui è composto il gioco.

Il pretesto narrativo è estremamente semplice: un’intelligenza artificiale ha preso il predominio sul mondo e ha ridotto l’umanità sull’orlo dell’estinzione, lasciando nelle mani del protagonista l’offensiva finale per salvare il pianeta. La trama, banale e già vista in mille altre opere, rappresenta un chiaro e mero pretesto per giustificare l’azione a schermo.

Il classico gameplay del genere si presenta strutturato su diverse meccaniche, che contribuiscono a fornire un’identità specifica al titolo. La prima e più evidente consiste nella possibilità di sparare contemporaneamente in due direzioni distinte, con possibilità di coprire dinamicamente i 360 gradi del fronte offensivo dell’astronave comandata dal giocatore. Sarà inoltre possibile anche “bloccare” i fuochi in modo da avere due direzioni fisse.

La seconda è rappresentata dalla possibilità di ricorrere a limitati ordigni esplosivi per disintegrare istantaneamente tutti i proiettili presenti a schermo: si tratta a tutti gli effetti di un jolly fondamentale, il cui uso può permettere di evitare la morte certa nelle situazioni più disperate.

Rolling Gunner

La terza è data dalla possibilità di accumulare, secondo una logica di “high risk, high reward”, medaglie in base alla distanza dal nemico: tali medaglie, oltre a contribuire al punteggio complessivo, contribuiscono al riempimento di un indicatore che, una volta pieno, permette l’attivazione di una modalità potenziata. In tali attimi, le energie dell’astronave caleranno velocemente andando ad incrementare, in proporzionalità inversa, il potere di attacco: una volta raggiunto il 10%, si potrà sbloccare il massimo potenziale offensivo.

Il gameplay si fonda dunque sull’interazione continua di queste meccaniche, andando a presentare un’azione a schermo sempre frenetica ed impegnativa. Tuttavia, il genere dei danmaku, già poco accessibile per definizione, risulta in questa incarnazione ancor più spigoloso alla luce della difficoltà media del gioco; inoltre, non sempre sarà semplice intuire le hitboxes nel marasma generale, risultando spesso in morti apparentemente inspiegabili. Fortunatamente per i meno avvezzi al genere, sono presenti diverse modalità in cui cimentarsi, con livelli di difficoltà molto più permissivi.

Rolling Gunner si presenta tecnicamente solido e privo di rallentamenti, nonché graficamente funzionale, benché a livello di design generale (ambientazioni, nemici, etc.) sia alquanto piatto. La colonna sonora accompagna egregiamente l’azione a schermo, fornendo il giusto ritmo per l’indiavolata azione a schermo.

La longevità è strettamente collegata alla modalità di fruizione del titolo: sebbene la campagna sia completabile in un’ora scarsa, Rolling Gunner fonda le proprie aspirazioni su una rigiocabilità elevatissima mirata al perfezionamento individuale per ottenere punteggi sempre più elevati.

+ Omaggio al genere dei danmaku
+ Frenetico ed impegnativo
+ Interessanti meccaniche di gameplay
+ Potenzialmente assuefante
- Trama insulsa
- Design generale piatto
- Fin troppo frenetico ed impegnativo
- Longevità vincolata alla rigiocabilità

6.5

Rolling Gunner arriva direttamente dalla tradizione degli sparatutto orizzontali degli anni d’oro delle sale giochi. Il team di sviluppo Mebius abbraccia la forma più estrema dei danmaku e confeziona un prodotto da fan e per i fan, non sottraendosi dalla volontà di proporre meccaniche interessanti per rendere ancora più dinamico il gameplay. Si tratta di un prodotto estremamente di nicchia che la maggior parte dei giocatori non avvicinerà per il suo essere volutamente “lontano nel tempo”, oltre che per la sua estrema difficoltà e per la sua scarsa longevità (per coloro che non sono interessati all’auto-miglioramento).




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