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Röki

Importando leggende

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Il decennio appena concluso ci ha visti travolti dai mille effetti del multiculturalismo. Molte città nel mondo, dalle più grandi alle più piccole, in un modo o nell’altro, sono state toccate da nuovi modi di vivere, nuove culture, e nuovi approcci al pensiero.

L’Europa, raccontata nei rotocalchi da alcuni solo come porto d’arrivo di queste culture esterne e le sue comunità, per generazioni è stata la culla delle prime relazioni multiculturali di cui l’umanità ha traccia. Se il suo cuore cosmopolita odierno si va sempre più ibridando ed espandendo, bisogna cercare di portare alle giovani menti, ma anche a quelle meno giovani, la memoria culturale delle civiltà che nel passato hanno fatto i primi passi verso il walzer che ci ha portato alla nostra modernità.

Osservando i prodotti del medium videoludico degli ultimi anni, ma anche espandendoci ad altre opere, dell’immaginario scandinavo – i così detti paesi nordici – vengono osannati solo le comunità dei vichinghi ed il vastissimo mondo della mitologia norrena. Molto poco invece si conosce del folklore di questi paesi.

Nel luglio del funesto 2020 il team inglese Polygon Treehouse rilascia, sotto editore United Label e CI Games, Röki, una pregevole avventura punta e clicca incentrata sul mondo surreale della cultura dei paesi scandinavi, forse lontana dai miti delle sue furiose divinità e mostri invincibili apparsi in titoli come il soft reboot di God of War, ma più vicina alle sue tradizioni fatte di leggende e mistero popolare.

Due piccoli Tomte

La storia di Röki narra di due fratelli, la giovane Tove ed il più piccolo Lars, che vivono pacificamente le loro giornate con il padre Henrik in una casa immersa nei boschi innevati. Fin dalle prime battute però il tono scherzoso e leggero usato dai personaggi viene interrotto dalla memoria di un lutto, la perdita della madre Eva durante un misterioso incidente.

Senza apparente spiegazione, la casa della famiglia viene distrutta da un misterioso mostro oscuro gigante, mettendo in fuga i due fratelli nel bosco. Credendo per morto il padre nelle macerie, alla scomparsa di Lars spetterà a Tove recuperare il fratellino. L’incipit di Röki è la perdita, tema che verrà usato come meccanica principale per lo svolgimento del loop di gioco.

Il titolo Polygon Treehouse ricade nella categoria delle avventure grafiche punta e clicca, ma su PC non si può fare a meno di notare una grande lacuna – ad oggi ancora non colmata – l’interazione di Tove con il mondo di gioco, ed i suoi personaggi ed oggetti, non può essere eseguita con un puntatore del mouse; non vi è alcuna opzione per abilitare un cursore a schermo, quando si devono far interagire i diversi oggetti si è costretti ad utilizzare una combo di pressione di un tasto della tastiera unito ai tasti adibiti allo spostamento della protagonista. L’unico modo per ovviare a questo problema è utilizzare un gamepad.

Cercando di sorvolare su questa grave svista di compatibilità su PC – dato anche che il gioco è disponibile su Nintendo Switch – la realtà di Röki è che l’opera gira tutta intorno all’acquisizione di oggetti nel mondo di gioco, in una serie di fetch quest che porteranno il giocatore a lunghe sessioni di backtracking, dove neppure la possibilità di correre potrebbe limitare la noia.

Il titolo si suddivide in 3 capitoli ma potrebbe essere meglio scisso identificando le varie zone di completamento che si dipaneranno durante l’avventura. La foresta funge da Hub per la parte iniziale del titolo, che introduce un forte backtracking mitigato dalla presenza di Yggdrasill, l’albero del mondo che nella mitologia norrena sorregge i nove mondi, che in Röki svolge una funzione primaria per spostarsi più agevolmente tra le varie sezioni della foresta con una rapida schermata di caricamento.

La foresta innevata è viva e sofferente

Per raggiungere Lars sarà necessario chiedere l’aiuto alle 3 divinità che un tempo proteggevano la foresta, per farlo si devono risolvere dei piccoli puzzle che si svolgono all’interno delle memorie di Tove.

Un’altra sezione risiede nell’elaborato castello di Rörka, divinità madre di Röki e mandante del rapimento di Lars, punto più alto dell’intero pacchetto ludico dove viene introdotta un’interessante meccanica che prevede l’utilizzo di due personaggi in maniera spaziale/asincrona.

Gli enigmi presentati da Röki non sono molti e per lo più risultano alquanto semplici e guidati, grazie anche alla presenza di un diario che tiene traccia di ogni avvenimento ed il loro avanzamento, con note di Tove che a volte possono dare aiuti importanti nella risoluzione oltre che la presenza di un tasto di hotspot finder, che abbassa ulteriormente la difficoltà mostrando a schermo gli oggetti interagibili.

I collezionabili sparsi durante il gioco sono un altro punto d’interesse per chi vuole completare l’avventura, ma purtroppo il titolo offre solo un sistema di salvataggi automatici a 3 slot ed un reset del capitolo in corso, redendo quindi frustrante la sfida ai completisti che, se ignari della cosa, potrebbero trovarsi a ricominciare la storia di Röki da capo per ottenere un obbiettivo specifico.

È innegabile che una formula così semplicistica non è propriamente interessante, ma bisogna riconoscere che questo è un archetipo del genere, e che la pretesa del lavoro della casa indipendente londinese è stata proprio quella di rendere Röki un titolo appetibile a tutte le fasce d’età, dato che l’aspetto ludico riveste un ruolo forse quasi secondario, laddove è la presentazione del mondo, e la sua caratterizzazione, ad essere la vera attrattiva.

Un libro di fiabe

I Polygon Treehouse, messi in piedi da Tom Jones e Alex Kanaris-Sotiriou, due ex-artisti di Guerrilla Games e Sony Computer Interactive con oltre 14 anni d’esperienza sulle spalle, hanno usato un organico interno di 8 persone per la realizzazione di Röki, ma il loro imprinting prettamente artistico, che forse non ha portato nulla d’innovativo sul lato gameplay, è riuscito invece a creare un vibrante ed immersivo mondo tra il fiabesco ed il traumatico.

Nel corso del continuo pellegrinaggio di Tove alla ricerca del fratellino Lars, la foresta innevata si presenta non solo come cornice alla vicenda, ma come vero attuante, viva ed anche sofferente. La scelta d’optare sapientemente per uno stile molto minimalista nei colori, così come nella rappresentazione dei personaggi e luoghi, rimanda ancora di più il tutto ad un racconto assimilabile da chiunque.

Degne di nota sono le continue intuizioni artistiche durante le memorie di Tove, che vedranno la giovane rinchiusa in mondi onirici ricreati a volte sotto forma di diorami, altre come metafore allegoriche, ed altre ancora con impressionanti giochi di regia di camera e semplici movimenti in parallasse.

Artisticamente è stato svolto un ottimo lavoro

Il mondo di Röki è ricco di personaggi, in alcuni casi forse non propriamente caratterizzati oltre la loro figura folkloristica; presenta ed anche educa superficialmente ai loro miti. Ci s’imbatterà nei piccoli Tomte, folletti aiutanti e dispettosi, in Fossegrim, lo spirito dell’acqua, così come nello Jólakötturinn, il gatto di natale, o in un gruppo di fratelli di Troll amanti di musica e dal pollice verde, e molte altre creature. Saranno però gli incontri con i 3 guardiani della foresta, i vari Jötun, che lasceranno a bocca aperta per rappresentazione ed imponenza.

Röki presenta la sua narrativa anche grazie ad un buon numero di cutscenes dirette con maestria in cui si lasciano intravedere le scorciatoie usate per le animazioni, specialmente quelle dei volti, che risultano nel complesso ugualmente piacevoli e funzionali al racconto.

L’Unity Engine viene sfruttato con intelligenza, mescolando sapientemente modelli poligonali con texture applicate per dare l’illusione di grandi soggetti senza incidere così sulle prestazioni, e risultando in peculiari animazioni e flessibilità degli ambienti, che vengono gestiti grazie ad un sistema di telecamere fisse con inquadrature sempre intriganti. Bisogna sottolineare che su PC l’unica opzione video scalabile risulta essere la risoluzione a schermo, anche se l’ottimizzazione eseguita sul titolo vede una delle migliori implementazioni dell’Unity Engine permettendo un’esperienza fluida anche su macchine datate.

La precisione ricercata nel design del titolo però ha lasciato sfuggire diversi bug, a volte anche gravi, che uniti all’impossibilità di salvare manualmente possono portare a ripetizioni d’interi capitoli, se non la totalità del giocato, per semplici compenetrazioni o eventi non avviati. Nel corso della recensione ci si è imbattuti invece in un bug contrario, dove il completamento di un enigma è stato eseguito senza utilizzare uno degli oggetti necessari, risultando anche in strani out of bounds del livello.

La lingua dei mostri

Ad accompagnare le vicende di Tove vi è una potente colonna sonora, realizzata da Aether – aka Jason Taylor -, ispirata non solo dalle sonorità dei paesi scandinavi ma anche dall’immaginario visivo ideato dai Polygon Treehouse. Il design dei suoni è stato invece affidato a Ali Tocher, che oltre a costruire in maniera interessante rumori e suoni provenienti da animali, oggetti, e background, ha correttamente introdotto diversi input audio per meglio comprendere l’outcome delle azioni svolte con gli oggetti nelle scene.

Röki si presenta con una curata traduzione italiana, ma solo testuale. Le voci dei personaggi ricordano i vocalismi incomprensibili di Banjo-Kazooie o dei Sims, esclamando sporadicamente qualche nome o parola concreta inerente alla situazione.

Da segnalare anche la presenza di un esperto di lingua nordica, Kari Kinn, che ha provveduto alla creazione ed implementazione coerente dei nomi delle figure e dei luoghi fantastici presenti nel gioco.

La memoria del folklore

Le abitudini sociali, le aspettative della propria esistenza, i modi di concepire le relazioni, sia tra natura che tra altri individui, molte volte trovano le loro radici nelle nostre conoscenze popolari. L’importanza che queste possano avere sulla nostra quotidianità può variare, ma sono innegabili, così come è innegabile che ogni cultura possieda le sue varianti.

Lavori come Röki sono svolti con tatto e premura ad un tipo d’accessibilità ludica che per certi versi riveste un ruolo sia d’immersione che d’educazione verso culture distanti o sempre troppo spettacolarizzate.

Pur presentando una struttura fin troppo semplice e ripetitiva, il punto di forza del primo titolo dei Polygon Treehouse risiede nella sua narrativa e rappresentazione quasi famigliare di un mondo fatto di creature insolite, traumi comuni, e speranza per un futuro migliore, più aperto a risposte che forse oggi possono fare paura; ed è semplice comprendere come il sotto-testo di Röki voglia essere quello di far aprire gli occhi, non alle diversità, ma alle uguaglianze che giacciono dentro ognuno di noi specialmente nell’Europa odierna.

VOTO: 7,5

Piattaforme: pc, switch
Con una nomination per miglior titolo di debutto ai Video Game Awards nel 2020 - kermesse americana di stampo internazionale - e svariati premi in giro per il mondo, Röki dello studio londinese Polygon Treehouse è un ottimo esponente della corrente più emotiva delle Avventure Grafiche. Se si riesce a sorvolare, con pazienza, sulle sue lacune ludiche, si tratta anche di un perfetto strumento di gamification consigliato non solo ai giovani, ma anche ai meno giovani, o a chi vuole semplicemente avvicinarsi a qualcosa di differente.

Pro

  • Narrativa interessante creata attorno al folklore scandinavo
  • Eccellente direzione artistica e uso dell’Unity Engine
  • Set pieces ambientali ispirati e coinvolgenti

Contro

  • Il forte backtracking potrebbe annoiare presto
  • Qualche bug di troppo e impossibilità di salvare manualmente
  • Formula ludica fin troppo da manuale e semplificata