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Beast Quest, la recensione di un action rpg di cui non c’era bisogno

Cosa può andare storto in un porting di un titolo mobile? Quasi tutto.

Recensione
A cura di del
Sono sempre colpito dal coraggio con cui alcuni sviluppatori e/o publisher che sia decidano, in evidente stato di eccessiva fiducia in se stessi, di lavorare ad un porting di un titolo mobile per console di ultima generazione. Lungi da me criticare l’esistenza di tali iniziative, perché se qualcuno decide di tirare fuori il portafogli significa che forse una minima motivazione c’è, ma queste operazioni andrebbero evitate ad ogni costo. Il gaming su mobile vive di un linguaggio tutto suo, ma soprattutto di un pubblico tutto suo. Al giocatore medio che vive le sue esperienze videoludiche su smartphone e tablet puoi tranquillamente rifilare una cosa come Beast Quest, che a prima vista sembra un godibile calderone di Fable, con un po’ di Zelda dell’era pre-Switch qua e là, e lo fai anche contento probabilmente.
Su PS4 (ma anche Xbox One e PC) un prodotto del genere è inaccettabile. Spiace sempre dover essere così irreprensibili nei confronti di un videogioco che, a monte, è il lavoro di ragazzi e ragazze che ci mettono impegno e dedizione. Però mi piace anche pensare di lanciare un piccolo monito ai ragazzi di Torus Games, così come a tutti quegli altri che, da qualche parte nel mondo, stanno pensando di portare il loro gioco sulle console di ultima generazione, attratti dai grandi volumi di vendita: no, non si fa.
Beast Quest, la recensione di un action rpg di cui non c’era bisogno
La versione per console e PC di Beast Quest è purtroppo svariate spanne sotto la mediocrità. Il che è un peccato perché il primissimo impatto con il titolo è sicuramente accattivante, forte del materiale di origine ovvero la serie omonima di romanzi per ragazzi. La storia di Beast Quest è un fantasy giocoso per giovani molto semplice, dove i buoni sono buoni, i cattivi sono i cattivi, e lo scopo dell’avventura del giovane cavaliere Tom è fermare i malvagi intenti dell’altrettanto malvagio Malvel, che ha corrotto e manipolato mentalmente quattro creature leggendarie. La missione delle bestie, quindi, è il pretesto per tuffarci in questo action rpg che, fin dalle primissime battute, dimostra subito di essere fuori tempo massimo.
L’impressione, infatti, è che Beast Quest sia un gioco rimasto in sviluppo per 15 anni e che sia uscito solo ieri l’altro. Non è un gioco “vintage”, quindi, ma proprio “vecchio”. I movimenti sono lenti e legnosi, così come l’interazione con l’ambiente che è quella di un titolo dei tardi anni ‘90/inizio ’00. Ci si può arrampicare, ad esempio, solo in un punto specifico di ogni ostacolo, ed il salto è un elemento che il più delle volte ci farà schiantare contro muri invisibili oppure rimanere sospesi a mezz’aria fino a ritrovare un nuovo punto di appoggio. L’avventura in sé è un lunghissimo corridoio dove sarà necessario arrivare da un punto A ad un punto B, con scenari scarsamente esplorabili e combattimenti obbligatori rappresentati da mostri molto uguali tra loro piantati in mezzo alla strada. In questo senso il combat system è leggermente migliore di quello visto nella versione originale, perché consente a Tom di potersi spostare di lato per colpire i nemici. Una mossa che rende il tutto ancora più goffo e surreale, vista la reattività rasente lo zero della IA, e i combattimenti diventano un grottesco balletto con il nostro eroe che si muove di lato e gli altri che reagiscono ancora più lentamente agli spostamenti, di fatto allontanandosi mentre vengono colpiti. Il sistema prevede attacchi leggeri e medi, mosse speciali ed attacchi devastanti degli alleati, ma a causa di una costruzione degli output di danni e delle animazioni dei movimenti poco lungimiranti, la maggior parte degli scontri si risolve efficacemente con la sola pressione frenetica del tasto per l’attacco veloce.
Beast Quest, la recensione di un action rpg di cui non c’era bisogno
Oltre a combattere ci sarebbe anche la possibilità di esplorare piccoli borghi abitati, così come di compiere delle missioni secondarie per aiutare vari personaggi. Ovviamente siamo di fronte alla quasi totalità di pure noiosissime fetch quest in cui raccogliere zaffiri, fiori, disegni, ed altri oggetti sparsi per la mappa al solo scopo di allungare un pochino il conteggio delle ore di gameplay. Ci sono anche una miriade di scrigni di tre tipologie diverse che richiedono altrettante chiavi nascoste per la mappa, chiavi che nella maggior parte dei casi sono a pochi passi di distanza nascoste dietro a cespugli, o comunque piazzate in modo incomprensibilmente vicino.
Beast Quest fortunatamente si completa in fretta, in 5-6 ore circa di combattimenti tutti uguali con nemici colorati diversamente, esplorando ambienti molto spogli e per niente piacevoli da guardare, il tutto con uno stile che vuole ricordare quello di Fable, ma senza nemmeno una stilla del carisma del lavoro di Molyneux. Difficile consigliare Beast Quest anche aun pubblico di giovani videogiocatori, il target a cui dovrebbe essere rivolto il gioco, perché anche un videogiocatore imberbe e con poca cultura verrebbe divorato dalla noia in men che non si dica.
  • +Dura poco
  • -Vecchio tecnicamente di almeno dieci anni
    -Combat system delirante
    -Numero vergognosamente alto di fetch quest
voto
4

C’è davvero poco da salvare in Beast Quest, un titolo modesto per il mercato mobile che, come spesso accade, mostra tutte le sue mostruosità in una conversione per console e PC. Il lavoro è pigro su quasi tutti i fronti, dal comparto tecnico a quello narrativo, per non parlare di un gameplay che sembra non avere voglia di fare neanche una cosa bene. Beast Quest, purtroppo, è uno di quei videogiochi che fa di tutto per farsi odiare. Peccato, perché l’idea di un’avventura videoludica fantasy “leggera” per i più giovani era interessante, ma questa non può e non deve essere una scusa per imbastire una produzione di tale bruttezza.

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