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The Last Guardian, la recensione della demo in VR

Torniamo a trovare Trico

Speciale
A cura di del
Un anno fa potevamo finalmente mettere le mani su The Last Guardian, il tanto atteso titolo di Fumito Ueda. L’ultima opera del padre di Ico è riuscita a conquistarsi un posto nel cuore dei videogiocatori, proprio come i suoi predecessori erano riusciti a fare. Parte del merito va senza dubbio a Trico, la creatura con cui i giocatori si sono ritrovati a legare nel corso del gioco. Ed è proprio Trico il protagonista di questo The Last Guardian VR Demo, una breve esperienza pensata per Playstation VR della durata di circa quindici minuti. 

The Last Guardian, la recensione della demo in VR

Un mondo magico
La demo si apre mettendoci nuovamente nei panni del ragazzo senza nome protagonista del gioco principale. Subito notiamo che The Last Guardian VR Demo non brilla certamente per la mera potenza tecnica: il gioco, a causa anche dell’effetto blur che spesso accompagna i titoli VR, fa il possibile per avvicinarsi al prodotto originale, pur senza riuscirci del tutto. I problemi però scompaiono non appena davanti ai nostri occhi compare Trico: la maestosa creatura si libra di fronte a noi, per poi raggiungersi e strofinare il suo muso contro le nostre mani. Rivedere Trico è stato come rivedere un vecchio amico che non vedevamo da tempo, e grazie alla realtà virtuale si ha davvero l’impressione di essere lì, a fianco dei quella creatura che ci ha accompagnati attraverso numerose peripezie. Salire in groppa a Trico, nutrirlo, chiamarlo verso di noi: tutto viene reso più immersivo dalla realtà virtuale, regalandoci un’esperienza unica, grazie anche all’ispirata direzione artistica di Fumito Ueda. Nel corso del gioco, infatti, ripercorreremo una breve sezione che richiama fortemente il gioco principale: sarà un vero e proprio tuffo nostalgico per tutti coloro che hanno già vissuto l’avventura, ma anche chi non avesse ancora giocato a The Last Guardian non potrà fare a meno di apprezzare il mondo di gioco costruito da Ueda. Certo, i limiti tecnici di cui abbiamo parlato rimangono, ma non si può fare a meno di rimanere colpiti dal modo in cui la realtà virtuale può letteralmente farci vivere quei mondi che prima vedevamo attraverso uno schermo, e sarete perdonati se proverete un senso di vertigine di fronte ai precipizi che si pareranno davanti ai vostri occhi.

The Last Guardian, la recensione della demo in VR

Un piccolo assaggio di quello che potrebbe essere
In definitiva, The Last Guardian VR Demo non vuole porsi come un’esperienza finita e completa, come si evince già dal nome, ma piuttosto come un assaggio di quello che potrebbe essere una conversione del titolo di Ueda in VR. Nei quindici minuti di gioco prenderemo il controllo del ragazzo senza nome del gioco originale, stavolta, ovviamente, in prima persona. I movimenti non sono liberi, ma sono piuttosto affidati ad un sistema di teletrasporto che permette solamente di muoversi verso alcuni punti prefissati. E’ quasi un peccato, perché di fronte alle ambientazioni disegnate da Ueda viene davvero voglia di esplorare ogni anfratto di ciò che ci circonda. I movimenti della visuale sono affidati all’analogico sinistro, e possiamo regolare gli spostamenti in modo da minimizzare ogni possibile effetto di motion-sickness. Durante la nostra breve avventura, ci ritroveremo a compiere alcune delle azioni viste nel gioco principale, come nutrire Trico tramite i barili sparsi per il mondo di gioco oppure sbloccare passaggi attraverso delle leve. Niente di eclatante, quindi, ma bisogna tenere a mente che si tratta di una demo distribuita gratuitamente, senza la pretesa di costituire qualcosa di più pregnante. I quindici minuti in compagnia di Trico scorrono velocemente, e la parola “fine” arriva troppo presto, quando ancora non siamo pronti a lasciarci alle spalle questa esperienza, che ci lascia tante domande aperte su come potrebbe essere una versione del gioco completo in VR. 

The Last Guardian VR è un'esperienza che, nella sua brevità, riesce comunque a colpire il giocatore, grazie alla maestosa presenza di Trico e all'ispirata direzione artistica di Ueda; al punto che, una volta giunti alla parola "fine", non si può che domandarsi come potrebbe essere una conversione per VR dell'intero gioco. Forse è una domanda destinata a rimanere senza risposta, ma questi quindici minuti passati in compagnia di Trico rappresentano una piccola avventura che consigliamo di provare a tutti i possessori di un visore targato Sony.

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