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Ofree, progetto di gamification tutto italiano

Aiutare il prossimo è un gioco

Speciale
A cura di del
Viviamo in un’epoca dove l’attenzione alle possibilità che la tecnologia e l’ambito videoludico possono offrire è sempre più alta. Non si pensi però che queste offerte siano legate solo a puro divertimento e svago: ci sono team che non dimenticano le buone cause umanitarie, riuscendo a estrarre dal cilindro delle idee ottime. Questo accade al gruppo di ragazzi tutti italiani, con base in Veneto, che hanno dedicato i loro sforzi allo sviluppo di una piattaforma battezzata Ofree, la quale coniuga gaming e no profit, elevandosi a uno dei casi più particolari, importanti e delicati della gamification, in Italia e all’estero.
Ma dove è nata l’idea? Giunge direttamente dalla Corea. Il fondatore del team, Nicolò Santin, all’epoca era venuto a conoscenza del guadagno stellare del cantante PSY con la sua hit del 2012 nota a livello universale e che scorderemo difficilmente, Gangnam Style. Grazie al suo video aveva raccolto decine di milioni di dollari da Google attraverso la pubblicità che il video di questa canzone aveva generato su YouTube. Per interessi accademici si era avvicinato alle forme di marketing promozionale, tra cui l’uso del gaming a tale scopo. Mettendo insieme i vari pezzi di un puzzle complesso e dalle mille sfaccettature, tra interessi volti al fundraising e agli advergame, nasce l’idea di Ofree, un termine creato dalla fusione di “offer” e “free”, offrire liberamente.

Ofree, progetto di gamification tutto italiano

Rubare ai ricchi per dare ai poveri

In principio fu Progetto Robin Hood, essendo una piattaforma basata sul concetto di voler togliere parte del denaro alle aziende più forti per donarlo agli enti no profit. Essendo però un’idea piuttosto “ruvida”, Nicolò si è concentrato sugli studi nel campo specifico, per comprendere meglio come potesse sviluppare l’idea. Tra questionari, interviste e un lavoro di ricerca sviluppato in modo così particolare da finire sulle testate online locali, il ragazzo assolda altre quattro persone per lavorare alacremente allo sviluppo di un progetto tanto semplice quanto coinvolgente. Dal 12 luglio, dopo circa un mese di lavoro, è disponibile la versione beta che comprende 4 giochi, ciascuno appartenente a un’azienda che ha deciso di collaborare con il team. La piattaforma si presenta appunto ancora in versione aurorale, ma è possibile provare liberamente ciascuno dei titoli e, a seconda del risultato ottenuto, l’utente ottiene delle monete assolutamente virtuali e iconiche. Non potremo usarle a nostro vantaggio, ancora meglio: potremo donare la somma a uno degli enti benefici partecipanti al progetto. Queste monete infatti passeranno nuovamente dalla dimensione virtuale a reale, essendo convertite in denaro e devolute per sostenere cause benefiche e umanitarie, il tutto solo grazie alla partecipazione dei singoli giocatori che potranno passare un po’ del proprio tempo dedicandosi a giochi parecchio semplici, sia da versione desktop che mobile. Ricordiamo che la versione attuale ha poco a che fare con quella definitiva, sia per funzionalità che per quantità di giochi e qualità dell’esperienza di gaming. I prossimi passi riguarderanno il miglioramento di questi aspetti, soprattutto nell’ottica di definire meglio l’uso e la donazione di gettoni in quantità non imposte dal sistema ma a scelta dell’utente.

Ofree, progetto di gamification tutto italiano

La premiata ditta

Non sono mancati premi, riconoscimenti e competizioni alle quali il team ha partecipato, posizionandosi primi classificati a Milan Startup Weekend, a Startuppato (Torino), Lean in EU Business Angel Women (Verona) e a dicembre rappresenteranno l’Italia alle finali internazionali a Milano, oltre che essere arrivati finalisti di Startcup Veneto. Che dire di più? Facciamo parlare i numeri in conclusione: a 12 giorni dal lancio della beta sono stati registrati ben 1850 utenti accedenti da 19 paesi nel mondo (soprattutto Italia, UK, Germania, Perù, Spagna, Messico e USA), tra i 18 e 34 anni, i quali hanno donato oltre 40.000 gettoni. Dato ancora più interessante: pare che i giocatori siano rimasti sulla piattaforma per una media di 4 minuti circa, giocando più volte e a più titoli presenti, evidentemente coinvolti e incuriositi dall’ambiente virtuale.

Engagement, passaparola, beneficenza, gioco: grazie a questi pochi ma sani elementi di base, il team è già riuscito a donare 300 euro, con l’obiettivo di lanciare presto la versione definitiva e sempre gratuita. Ancora una volta il potere della collaborazione e del videogioco si stanno dimostrando una fonte inesauribile di energia, commutabile questa volta in amore e aiuto al prossimo. Quando si dice che giocare è tempo sprecato, questo progetto è la dimostrazione che davvero esiste sempre l’eccezione (eccezionale) alla regola.

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