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ADOM, la recensione del roguelike duro a morire

Il ritorno di una sfida intramontabile

Recensione
A cura di del
Per cosa è ricordato, oggi, il 1994? In quel periodo, tra le altre cose, l’Italia perdeva la finale dei mondiali di calcio a Pasadena, Schindler's List faceva incetta di statuette agli Oscar, Kurt Cobain moriva lasciando attoniti i fan di tutto il mondo e Sony, intanto, presentava al mondo la PlayStation. In tutto questo, faceva capolino un titolo chiamato ADOM, acronimo di Ancient Domains Of Mystery, un roguelike veramente longevo che ora, dopo una campagna di crowdfunding su Indiegogo, è disponibile su Steam in una versione rinnovata.

ADOM, la recensione del roguelike duro a morire

Un gioco d’altri tempi
Sviluppato da Thomas Biskup, ADOM è un roguelike nel senso più tradizionale del termine: bisogna creare un personaggio e lanciarsi in un’avventura che include missioni principali e secondarie e, ovviamente, tantissimi modi per morire. Dal punto di vista della narrativa il titolo si mantiene asciutto e affida alle varie quest il compito di disvelare la storia principale. Il gioco parla del regno di Ancardia, che dopo 6000 anni di pace è stato soggiogato da caos, crudeltà e distruzione. Il nostro compito è quello di sconfiggere i nemici del regno o, in alternativa, unirsi a loro e dominare il mondo. Ogni partita inizia con la creazione del personaggio: si può scegliere tra 12 classi e 22 professioni, oppure lasciare che il fato decida per noi. Va da sé che ogni combinazione presenta differenze in termini di attributi, abilità e skill, e scegliere di modellare il proprio avatar è uno dei piaceri offerti dal titolo. Le opzioni di gioco disponibili in questa rinnovata versione presente su Steam includono la modalità Standard, che non prevede la morte per fame e volge a favore del giocatore le probabilità di alcuni malus. Nella modalità personalizzata, invece, è possibile modificare a proprio piacimento l’esperienza di gioco scegliendo, peraltro, anche di eliminare la permadeath, trasformando difatti l'avventura in un qualcosa di molto simile a un RPG. La modalità esplorazione permette di girovagare per il mondo di gioco senza paura di essere vittima degli attacchi nemici, mentre la Sfida Settimanale mette i giocatori difronte a obiettivi da raggiungere a partire da un determinato set di condizioni. Non manca l’opzione regina, ovvero la modalità Hard. In questo caso dovremo scegliere, oltre ai fattori elencati in precedenza, anche il nostro segno zodiacale, i talenti (che aumentano, ad esempio, l’efficacia degli attacchi con asce o archi) e i punti esperienza tra nove differenti attributi (carisma, forza, percezione e così via). È presente, infine, un Tutorial, che non mancherà di illustrare tutti i differenti (e numerosi) aspetti del gioco, oltre che la possibilità di affrontare l’avventura insieme ad altri giocatori grazie alla modalità multiplayer.

ADOM, la recensione del roguelike duro a morire

Complessità e tanta profondità
ADOM è un titolo per giocatori seri, una combinazione tra gioco di ruolo, strategico a turni, roguelike e titolo esplorativo in cui si è chiamati a esplorare centinaia di dungeon creati casualmente. Non pensiate, poi, che nel vostro viaggio per Ancardia sarete da soli: nel mondo di gioco intervengono la magia, la religione e anche la corruzione. Tutti questi elementi possono garantire vantaggi durante gli scontri, un miglioramento dei propri attributi ma anche un drammatico aumento della difficoltà della sfida. Va da sé che, per i giocatori non abituati a esperienze videoludiche se si vuole estreme, il primo impatto con ADOM sarà piuttosto crudele. I primi momenti di gioco, per quanto semplici rispetto al resto della sfida offerta, possono costituire però già un ostacolo piuttosto importante se li si affronta a cuor leggero. Il proprio personaggio, infatti, sarà sostanzialmente alla mercé di qualsiasi nemico, motivo per il quale è necessario “grindare” un po’ e salire nei livelli per ottenere se non altro una buona capacità offensiva e difensiva. Dal punto di vista del gameplay vero e proprio, abbiamo detto che il titolo costituisce uno dei primi e storici esempi di incrocio tra roguelike e gioco di ruolo, proponendo peraltro interessanti dinamiche legate agli scontri e al movimento. È possibile spostarsi all’interno del mondo di gioco sfruttando il classico sistema punta e clicca; nel momento in cui si arriva nelle vicinanze di un NPC, sia esso nemico o meno, questo si muoverà solo quando ci muoveremo anche noi, dandoci perciò la possibilità di stabilire la mossa più giusta da compiere. Gli scontri risentono molto delle abilità del proprio personaggio e possono essere approcciati in numerosi modi. I giocatori meno avvezzi al genere, probabilmente, potrebbero iniziare con un personaggio che predilige gli attacchi corpo a corpo, migliorando col tempo le opzioni offensive a distanza. Tutto questo si rivela necessario anche perché, in effetti, strutturalmente ADOM è un gioco di oltre 20 anni fa, e il suo sistema di controllo è un lungo elenco di azioni richiamabili da tastiera che è preferibile memorizzare.

”La morte ha cercato di colpirmi 11 volte”
Quello che abbiamo detto non deve distogliere dall’elemento centrale dell’esperienza da roguelike del gioco: la morte. La compagna fedele del giocatore di ADOM è infatti la dipartita del proprio personaggio che – lo chiariamo subito – morirà molte e molte volte. D’altra parte, girovagando per i vari forum dedicati al gioco, è possibile trovare testimonianza di giocatori che hanno impiegato diverso tempo prima di venire a capo della sfida. In qualche modo è possibile dire che il gioco illude grazie alla sua lore, alla varietà di situazioni e alle elevate possibilità di personalizzazione dei personaggi, ma poi spezza tutte le speranze nel momento in cui il proprio avatar muore di fame o per dissanguamento, oppure avvelenato, congelato, annegato, vittima di incantesimi, mangiato vivo e via discorrendo. Allo stesso tempo, gli approcci alle varie situazioni sono infiniti: per superare un lago, ad esempio, è possibile ghiacciarlo (a patto di avere le giuste abilità), mentre le preghiere rivolte agli dei possono tirare fuori da situazioni di impaccio. La disposizione casuale dei nemici e delle armi, inoltre, cambia l’esperienza a ogni run, rendendo il tutto più crudelmente interessante.

ADOM, la recensione del roguelike duro a morire

20 anni di evoluzione in un gioco
L’analisi dell’aspetto tecnico di ADOM offre l’occasione di parlare di numerosi aspetti. Per prima cosa, come già accennato in precedenza, l’interfaccia di gioco mostra tutti i suoi anni, offrendo una rappresentazione testuale dell’inventario e delle schermate di gestione del personaggio non sempre amichevoli. La varietà di opzioni disponibili sul fronte grafico, però, è notevole. Il gioco può essere approcciato nella sua modalità classica in ASCII (un’esperienza che, col passare degli anni, oggi appare piuttosto mistica), oppure in una più moderna versione con sprite bidimensionali; le stesse impostazioni, peraltro, valgono anche per la mappa. La versione Steam del gioco, al contrario della controparte gratuita in ogni caso scaricabile sul sito ufficiale, include tra le altre cose più di 70 achievment e tiene traccia dei punteggi più alti fatti segnare dai giocatori. Tutte le opzioni di personalizzazione, inoltre, sono proprie solo della versione disponibile a pagamento.
La parte audio del titolo non si segnala per elementi di particolare interesse, mentre dobbiamo segnalare che la grande mole di testi del gioco è presente solo in lingua inglese.

Requisiti minimi:
Sistema operativo: Windows XP, Vista, 7, 8, 10
Processore: 1 GHz
Memoria: 512 MB di RAM
Scheda video: 800x600 minimum resolution
DirectX: Versione 9.0c
Memoria: 512 MB di spazio disponibile
  • + Un roguelike storico e ancora in forma
    + Gameplay che rimane complesso e molto profondo
    + Rigiocabilità garantita dalla casualità della creazione di dungeon, nemici e loot
  • - L’impostazione old style di alcuni elementi di gioco potrebbe disorientare
voto
8

ADOM è l’ultimo esponente di un periodo storico che include altri roguelike come NetHack e Angband, e propone ancora oggi un’esperienza veramente avvincente e appassionante. Il dubbio più pressante che durante le nostre prove ci è saltato alla mente, però, è che si tratti di un gioco incastrato in una specie di limbo, risultando forse moderno per i suoi tempi ma eccessivamente obsoleto per il contesto attuale. Dobbiamo dire che, dopo essere morti decine di volte, crediamo che il titolo costituisca ancora oggi una scelta veramente consigliata per chi ama i titoli difficili e ben fatti, capaci di appassionare e intrattenere per ore, se non per anni. L’unica avvertenza, allora, va ai giocatori meno pazienti: la struttura dell’inventario e, in generale, l’impostazione piuttosto old style di alcuni aspetti di gioco potrebbe disorientare anche di più del crudele livello di difficoltà complessivo.

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