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Gray Dawn, recensione dell'horror a tema religioso

I dolori del giovane prete

Recensione
A cura di del
Quando verso la fine dello scorso mese provammo la demo di Gray Dawn, la sensazione che potesse trattarsi di qualcosa di davvero diverso dai soliti horror era serpeggiata con decisione, complice una trama fitta di mistero e delle tematiche delicate a cavallo tra religione e blasfemia. 
Quella breve porzione di gioco diede l'impressione di essere preparatoria per ciò che sarebbe accaduto nel gioco finale, incuriosendo sin da subito e offrendo una prospettiva insolita: quella di un prete ossessionato dalle sue (presunte) malefatte e dal maligno, incapace di liberarsi dai propri sensi di colpa e da un'accusa che pende sulla sua testa.

Gray Dawn, recensione dell'horror a tema religioso

Oh Lord, why?
Come già anticipato in sede di anteprima, "Gray Dawn è ambientato durante la vigilia di Natale del 1910 e vi mette nei panni di un prete svedese sospettato per l'omicidio di uno dei suoi chierichetti. Mentre le accuse sull'uomo si fanno sempre più gravi e insistenti, ossessionando il protagonista che si ritrova d'improvviso alla disperata ricerca di un modo per dimostrare la propria presunta innocenza, alcune strane visioni iniziano a tormentarlo. La fede vacilla, il maligno si fa strada nella sua psiche e degli strani e inspiegabili eventi fanno sfociare l'intera vicenda nel soprannaturale. Il bambino scomparso, che nell'ultimo periodo non era stato bene e aveva assunto comportamenti inumani, riceve un esorcismo dal prete. Il tentativo si rivela però fallimentare: il giovane salta fuori dalla finestra e il corpo non viene più ritrovato." 
Preferiamo non aggiungere altri dettagli della trama (il gioco è completamente in inglese), sia perché questa riserva un paio di sorprese niente male, sia perché Gray Dawn si configura come un titolo fortemente story-driven (della durata di circa 4-5 ore), sostanzialmente distante dai canoni classici dei survival horror. Si consideri infatti che nonostante una prima parte in grado di lasciar intendere quale sia la direzione intrapresa (ci riferiamo esattamente alla stessa presente nella demo), in realtà Gray Dawn va a parare in tutt'altra direzione. Non opposta, sia chiaro, ma non si tratta appunto di un survival horror nel senso più stretto del termine: non ci sono reali minacce da evitare, da uccidere o da cui nascondersi, la vita del protagonista non è mai in pericolo e non esiste dunque quella componente fondamentale che separa questo genere dagli altri. Non è nemmeno un walking simulator. È piuttosto una suggestiva avventura in prima persona carica di momenti in cui la realtà viene distorta, dove le immagini si fanno cupe e misteriose, una storia dove un uomo peccatore viene ossessionato a più riprese dal male nella sua forma più pura e pericolosa. Ma è anche, per larghi tratti, una rappresentazione surreale e onirica di un mondo interiore in subbuglio, alternato da momenti paradisiaci di cui spiegheremo a breve la natura. 

Gray Dawn, recensione dell'horror a tema religioso

Heaven can wait
Dicevamo del prete protagonista e del suo chierichetto: ebbene, in diversi momenti di gioco, proprio all'interno degli scenari facenti parte del convitto religioso in cui è ambientato gran parte di Gray Dawn, si aprono delle porte che si affacciano in un misterioso altrove. Il mondo parallelo in questione sembra essere quello innocente e immacolato creato dal bambino, che mostra al protagonista una prospettiva opposta alla sua. Da una parte abbiamo gli scenari da adulto, con voci reboanti, profonde e distorte che parlano direttamente nella testa del prete, assieme a un immaginario sacro macchiato da blasfemie, sacrari pagani, statue dalla dubbia provenienza e rimandi ala sessualità. Dall'altra parte, le porte che si aprono verso quella sorta di strano Eden sembrano essere la perfetta contrapposizione, un po' come se fosse un paradiso dell'infanzia che si alterna all'inferno. Qui, paesaggi bucolici e musiche rilassanti fanno da sfondo agli enigmi da risolvere, per la verità piuttosto semplici e intuitivi. Vi basti pensare infatti che in Gray Dawn non esiste un sistema d'inventario che obbliga alla gestione e all'uso degli oggetti reperiti; piuttosto, tutto ciò che troverete verrà usato in automatico nel momento in cui interagirete con la zona giusta. Si capisce dunque quanto questa sia una mancanza, che piaga il gioco con un'eccessiva semplicità. Rari sono i momenti in cui dovrete interagire con delle leve o dei pulsanti, e tutto sommato la conduzione di gioco ci è apparsa sempre piuttosto morbida e senza intoppi. Tranne quando abbiamo dovuto capire come usare un misterioso oggetto a forma di cuore. La soluzione adottata è stata anti-intuitività, priva di suggerimenti e stramba, e non sono mancati altri momenti in cui il gioco tentava di proporre approcci – per così dire - "particolari". 
Tecnicamente il gioco è nella media degli indie AA, con un dettaglio grafico molto buono e una cura per i particolari degna di nota. Sebbene diverse texture non siano allo stato dell'arte, la modellazione poligonale e l'uso degli shader controbilanciano bene alcune oggettive mancanze, donando al gioco una cosmesi con poche sbavature. Considerando quanto l'azione sia compassata, i frame al secondo hanno davvero poca rilevanza, pur attestandosi su oscillazioni che si attestano attorno ai cinquanta frame al secondo.
In definitiva Gray Dawn è un titolo che ha davvero delle ottime idee narrative, riesce ad essere accattivante e dà una nuova chiave di lettura all'horror soprannaturale, usando un immaginario religioso deturpato dal male e trattando tematiche delicate, raramente viste in questo medium.
  • + Buona storia, ben narrata e con degli spunti interessanti
    + Tematiche delicate, raramente trattate nel medium
    + Offre due tipologie contrapposte di scenari che comunicano per simbologie
  • - Troppo semplice
    - Interazione minimalista, con conseguente semplicità dei puzzle
    - Ben presto va a parare lontano dell'horror puro
voto
7

Grey Dawn mette in scena un racconto convincente e coraggioso, dalla tinte cupe. Lo alterna a scenari contrapposti che parlano per simbologie, comunicando al giocatore sensazioni contrastanti e messaggi occulti non immediatamente comprensibili. Ne esce fuori un titolo che ha dalla sua una buona narrativa, ma che sacrifica un po' troppo il gameplay, rendendolo sin troppo basilare e semplicistico.

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