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The Thin Silence, recensione dell'indie che parla del male di vivere

Hope for a better life

Recensione
A cura di del
Di titoli che affrontano tematiche delicate, nella storia del medium, ce ne sono stati non pochi, soprattutto pescando dal fitto sottobosco degli indie. Solitamente più coraggiosi, senza nulla da perdere e anche più audaci nel voler scavare a fondo nella nostra umanità, indagando tutte le forme del male di vivere, questo genere di giochi aprono a grandi riflessioni e fungono da specchio per noi stessi, permettendoci di guardarci dentro e confrontare i nostri malesseri con quelli raccontati. The Thin Silence affronta tematiche delicate come la depressione, il suicidio e i risvolti di un stato mentale molto negativo, e lo fa con l'efficacia della semplicità.

The Thin Silence, recensione dell'indie che parla del male di vivere

Il Sottile Silenzio
L'opera con maggiore eco mediatica a trattare una delicata malattia mentale come la psicosi è stata Hellblade: Senua's Sacrifice, la quale riusciva ad affrescare in maniera brillante il profondo disagio vissuto da chi ne è stato vittima. Lo faceva grazie alla maestria di uno studio esperto, che ha scelto la distribuzione indipendente per arrivare al più vasto pubblico possibile, senza particolari vincoli. The Thin Silence è stato invece sviluppato da due sole persone, due ragazzi di Brisbane che per raccontare questa storia si sono anche affiliati alla CheckPoint Organization, un'organizzazione benefica che funge da ponte tra la salute mentale e i videogiochi. Uno dei due sviluppatori ha convissuto con una forte depressione e da tempo ne è finalmente uscito, motivo per cui ha deciso, assieme al partner di lavoro, di basare la propria opera su ciò che lo ha angustiato per un periodo molto difficile della sua vita.  
L'approccio narrativo di The Thin Silence è minimalista, a tratti oscuro, spesso misterioso e timido, ma quando proseguendo nell'avventura rinverrete i file di testo, vi accorgerete quanto efficace sappia essere la narrazione messa in scena da TwoPM Studios (a patto che capiate l'inglese). 
The Thin Silence è un gioco sulla sopportazione dei momenti peggiori, sulla resistenza mentale e su come bisogna andare oltre e prepararsi a ciò che il destino ha in serbo per ciascuno di noi. Seguirete nella fattispecie le orme di Ezra Westmark, scoprendo il "passeggero oscuro" che alberga nella sua mente, i motivi che lo hanno portato a calarsi in un'oscurità così profonda e la speranza a cui si è legato per poter fare ritorno a casa.
Scoprire e conoscere la crisi esistenziale di Ezra significherà un po' confrontarsi con voi stessi, perché gli sviluppatori sono stati attenti a inserire quegli elementi narrativi in grado di accomunare alcuni dei tipici malesseri che, almeno una volta nella vita, tutti hanno conosciuto. Quel "Silenzio Sottile" che dà il nome al titolo è un delicato ma persistente grido di speranza che accompagna l'introspezione, lo sfondo sonoro e argentino che tappezza le pareti buie di un esilio autoimposto. La colonna sonora di LightFrequency è sempre sul pezzo, capace di sottolineare i momenti più intensi, toccando sempre le giuste corde.

The Thin Silence, recensione dell'indie che parla del male di vivere

Via dal buio
The Thin Silence è un titolo dalla struttura davvero molto semplice. Il passo lento, estenuante e pigro di Ezra potrà apparire insopportabile a chi è abituato alla frenesia dei videogiochi moderni, ma anche questo è un'aspetto dell'interiorità di Ezra che si riflette nell'avventura. Avventura che è basata unicamente sul puzzle solving e sull'interazione con l'ambiente, tramite l'ausilio degli oggetti che reperirete e che potrete combinare per crearne di nuovi. 
The Thin Silence riesce a disegnare una curva della difficoltà senza tremolii, lasciando al giocatore la possibilità di scoprire in che modo dovrà superare i diversi ostacoli che gli si pareranno innanzi. Inizierete a usare uno scarpone per salire sulle rocce, o a compiere azioni semplici che inizialmente appaiono complesse, per una personalità che ha perso ogni abbrivio vitale. Da lì in poi, Ezra potrà ad esempio combinare una fune con un gancio per costruire una sorta di liana, o creare degli attrezzi di fortuna che gli consentiranno di agevolare dei compiti altrimenti impossibili da portare a termine. 
The Thin Silence è incredibilmente lento, ha bisogno della vostra pazienza e della vostra dedizione. Non è un gioco adatto al grande pubblico, e sembra volerlo gridare durante ogni sequenza e schermata che gli sviluppatori hanno allestito. Eppure funziona bene: è un puzzle game che stimola il pensiero laterale, vi obbliga a sperimentare e a ragionare su ciò che avverrà immediatamente dopo. 
Giusto per fare qualche esempio, nelle fasi avanzate dovrete risolvere degli enigmi che si estendono oltre una singola zona, pertanto dovrete figurarvi mentalmente quale potrà essere il risultato delle vostre azioni e in quale modo bisognerà creare le condizioni affinché si verifichi il concatenamento di determinate conseguenze. Dovrete dunque orchestrare un paio di rompicapi, taluni legati alla rapidità della selezione degli oggetti, altri basati sul tempismo o sulla logica. 
Graficamente The Thin Silence è essenziale e si fregia di una buona pixel art per rappresentare un mondo cupo punteggiato da aree luminose, brillanti di quell'intensa luce che è la speranza che muove ancora chi si è convinto di non poter più andare avanti.
  • + Storia particolare, che tocca tematiche molto delicate
    + Puzzle ben strutturati
    + Buona l'idea di combinare gli oggetti per crearne di nuovi, sperimentando nuove soluzioni
  • - Avanzamento lentissimo, a tratti insopportabile
    - Macchinoso e non sempre così reattivo
voto
7

In quattro-cinque ore, The Thin Silence riesce a raccontare una storia convincente e d'impatto, basata su tematiche forti legate alla salute mentale. Il sistema di gioco e l'impianto ludico creato dagli sviluppatori sono come un vestito grezzo che lascia intravedere le forme del protagonista, alcune delle quali sono però un po' sgraziate. La lentezza e la macchinosità del gioco potrebbero davvero essere un deterrente non da poco, assieme a un ritmo blando e a una progressione mai sostenuta, che fanno pesare come un macigno l'opera (non sempre per i giusti motivi).

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