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Warhammer: Vermintide 2, una brutale recensione dalla Fine dei Tempi

In tempi cupi, solo gli eroi più forti sopravvivono

Recensione
A cura di del
Da Warhammer: Vermintide 2 mi aspettavo orde di ratti da respingere, eroi assieme ai quali salvare la pelle in un apocalisse fatto di Skaven e orde del Caos, brutali combattimenti a fil di spada, qualche città imperiale in rovina e dei santuari elfici da cui fuggire. Quello che mi sono trovato davanti è invece stato qualcosa di decisamente fuori scala, la mia ascia nanica non ha vissuto un momento di pausa, sempre lorda di sangue di qualche predone della Norsca o conficcata nel cranio di qualche ratto del Clan, in un’apoteosi di violenza, un continua carneficina senza un attimo di sosta, attraverso alcuni degli scorci più evocativi che un titolo ambientato nell’universo di Games Workshop abbia mai messo in piedi. Warhammer: Vermintide 2 è frenetico e brutale, migliora - non solo quantitativamente - molti aspetti del primo capitolo, ma soprattutto gode finalmente di una sua forte personalità e ogni colpo inferto trasuda carisma, e il titolo si scrolla di dosso l’ingombrante ombra del suo padre spirituale, quel Left 4 Dead a cui l’opera targata Fatshark deve molto.

Warhammer: Vermintide 2, una brutale recensione dalla Fine dei Tempi

La Fine dei Tempi
Potrei iniziare parlando della storia alle spalle di Warhammer: Vermintide 2, ma sarebbe tutto tempo sprecato. Se si esclude il breve filmato introduttivo e la prima missione che funge da tutorial, è impossibile parlare di un vero e proprio aspetto narrativo in Warhammer: Vermintide 2, ma in fin dei conti la stessa formula di gioco, fatta di una cooperazione fra quattro giocatori nel disperato tentativo di respingere le infinite orde putrescenti, non si presta bene a lunghi spiegoni e, anzi, la presenza di pause e di filmati oltremodo prolissi avrebbe azzoppato il ritmo serrato del titolo, senza apportare alcun valore aggiunto. Nonostante la quasi assenza di questa componente, il team di sviluppo è stato comunque abile a sfruttare al pieno i pochi espedienti narrativi, soprattutto quelli dell'incipit, dove viene narrata l’improbabile alleanza tra gli Skaven, oramai dilagati dopo la conquista di Ubersriek - città in cui era ambientato il primo capitolo - e le tribù della Norsca, fedeli servitrici del Caos e chiamate in causa grazie all’utilizzo di uno Skittergate, un portale scalcinato ad energia Warp capace di teletrasportare le fameliche orde del nord. Questo trucchetto, per quanto banale possa sembrare, è la chiave dei numerosi passi avanti fatti da questo nuovo capitolo: il primo Vermintide, per quanto divertente e adrenalinico, soffriva troppo presto di un effetto dejà vù, le location si contavano sulle dita di una mano, i nemici comuni erano sempre uguali tra di loro - praticamente solo ratti del Clan - e anche gli eroi non presentavano un sistema di progressione tale da spingere il giocatore a consumare ore ed ore di gioco. Con Warhammer: Vermintide 2, il discorso muta completamente e, pur negli stessi binari di gioco, ancorati al sistema ideato da Valve con Left 4 Dead, si ha la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di nuovo, un tour guidato all’interno del lato più cupo di Warhammer, una diapositiva insanguinata dalla Fine dei Tempi, quell’apocalisse che darà vita poi, nell’universo espanso di Warhammer, a quella che viene definita l’Era di Sigmar. 

Warhammer: Vermintide 2, una brutale recensione dalla Fine dei Tempi

Cinque eroi in cerca di salvezza
L’abbondanza di Warhammer: Vermintide 2 traspare ancora prima che ci si getti la mischia e già la scelta dell’eroe mette sul piatto alcune interessanti novità. Inizialmente la scelta è limitata a soli cinque personaggi, il mercenario imperiale Markus Kruber, l’agile elfa Kerillian, lo scorbutico, barbuto nano che risponde al nome di Bardin Goreksson, la maga del fuoco Sienna Fuegonasos e, infine, il cacciatore di streghe Victor Saltzpyre. Ogni eroe, pur dotato sempre di un’arma corpo a corpo e di una dalla distanza, gode di una profonda caratterizzazione, che lo rende unico sul campo di battaglia, sottolineando come Warhammer: Vermintide 2 premi la cooperazione e la complementarietà fra i giocatori, mentre punisca i comportamenti sconsiderati: gettatevi nel corpo a corpo con la fragile Kerillian e in un paio di colpi sarete KO. Il set di partenza viene poi ampliato dopo poche ore di gioco, grazie allo sblocco - legato alla crescita di livello - delle varie sottoclassi, complessivamente tre per ogni eroe, ognuna delle quali con bonus e armi uniche. Come se non bastasse, Warhammer: Vermintide 2 è la fiera degli equip e del loot, le tipologie di armi sono davvero numerose, ci sono amuleti, costumi differenti, balestre, fucili, picozze, spade, martelli, bastoni fiammeggianti e ad ogni fine partita è possibile modificare da cima a fondo il proprio personaggio, anche grazie ad un sistema di lootbox che fornisce una spinta a rigiocare missioni già effettuate, alla ricerca di bottini sempre differenti. Inoltre, questo sistema è privo di qualsivoglia microtransazione, a differenza degli omonimi schemi adottati da titoli più blasonati. L’unico vero punto debole nella gestione degli eroi è legato alla componente ruolistica: non che Warhammer: Vermintide 2 ambisca alla profondità di un RPG a tutto tondo, ma gli schemi utilizzati da Fatshark risultano troppo fumosi e poco chiari. Ad esempio non esistono delle statistiche vere e proprie, non si conosce il danno esatto delle armi o gli effetti di determinati equipaggiabili e il tutto si risolve in una generale potenza dell’eroe, un valore che è difficile da inquadrare e interpretare. Non brilla nemmeno lo scarno skill tree, ben poco ramificato e che si riduce a qualche bonus offensivo e difensivo, ma che contribuisce ben poco al senso di progressione del proprio personaggio. Tutto sommato, pur non potendo essere annoverata fra i lati positivi, questa pauperismo ruolistico evita di appesantire Warhammer: Vermintide 2 con una componente non centrale e lascia così il palcoscenico ai veri meriti del titolo: spezzatini senza fine di Skaven.

Warhammer: Vermintide 2, una brutale recensione dalla Fine dei Tempi

Diapositive da un mondo in rovina
Warhammer: Vermintide 2, come il suo predecessore, non ha una vera e propria campagna, quanto piuttosto una serie di missioni - complessivamente sono 13 - suddivise in tre atti, che, una volta sbloccate, possono essere giocate liberamente e senza un ordine, grazie ad un pannello che guida la scelta dei livelli, situato all’interno del hub principale di gioco, ossia una fortezza imperiale da cui gestire, oltre che le missioni, anche i bottini di guerra, l’equipaggiamento e lo sviluppo dei personaggi. Nella bacheca delle missioni, assieme alle partite rapide, trovano spazio anche quelle personalizzate, in cui settare il livello di difficoltà e la mappa da affrontare, e gli incarichi, delle quest particolari - spesso con un tasso di difficoltà proibitivo - che danno accesso a ricche ricompense e oggetti rari. Complessivamente, sia nei match rapidi che in quelli personalizzati, il matchmaking ha retto bene e l’attesa affinché venissero trovati altri compagni di (dis)avventura non è mai durata più di qualche secondo, a prescindere dalla mappa o dalla difficoltà selezionata. Terminati i preparativi, è il momento di respingere i nugoli di Skaven e gli adepti degli Caos ed è proprio nel bel mezzo della battaglia che Warhammer: Vermintide 2 prende nettamente le distanze dal suo predecessore, spazzando via le rimanenti incertezze e correggendo gli errori di gioventù. La prima e più sensibile differenza salta all’occhio dopo pochi passi mossi all’interno delle mappe: tutte e tredici le ambientazioni sono un piccolo trattato di level design, spaziano da ampi campi coltivati, in cui il pericolo può arrivare da ogni lato, a stretti cunicoli mezzi sepolti sotto le rovine di una fortezza nanica, senza dimenticare le immense foreste una volta territorio degli elfi, ma ora soggiogate dall’invasione delle forze del Caos. Ogni ambientazione è un tripudio di strade che si incrociano, nuovi passaggi da scoprire e in cui trovare tomi, pozioni o barili esplosivi, tutte diramazioni e vie che danno la sensazione di una libertà d’esplorazione, anche se non mancano alcuni trucchetti di design ben poco ispirati, che sottolineano come la progressione rimanga sempre lineare e divisa fra zone predeterminate. Carretti esattamente più alti di mezzo centimetro e che impediscono di tornare sui propri passi, così come gradini che, casualmente, possono essere percorsi in una sola direzione, non sono mai una trovata intelligente. Inoltre, la ricchezza delle mappe ha qualche piccola ricaduta sui movimenti degli eroi, non proprio dei campioni di agilità, e che spesso finiscono vittima dell’ennesima orda solo a causa di una mezza sporgenza del terreno che impediva la fuga. 

Warhammer: Vermintide 2, una brutale recensione dalla Fine dei Tempi

Orizzonti terrificanti
Le ambientazioni di Warhammer: Vermintide 2 non sono però impreziosite dal solo design, ma è la loro ricostruzione estetica a lasciare spesso senza fiato, con scorci cupi e decadenti, che sono la perfetta trasposizione videoludica della Fine dei Tempi raccontata in Warhammer. Senza quasi una parola sull’ampia mitologia di Warhammer, l’opera di Fatshark riesce a raccontare molto meglio di altri titoli basati sulla medesima licenza cosa sia l’universo dark fantasy di Games Workshop e lo fa semplicemente attraverso una componente audiovisiva di primissimo ordine e grazie ad un lato artistico decisamente ispirato. Ogni singola mappa è intrisa di morte, con cadaveri di soldati abbandonati ai lati della strada da cui fuoriescono dei putridi miasmi, mentre delle mosche banchettano attorno ai resti. La sensazione è davvero quella di trovarsi dentro un panorama senza speranze e in cui l’unica salvezza è racchiusa nella fuga disperata, perché ormai la piaga Skaven ha corrotto ogni angolo dell’impero, che si tratti dei maestosi resti elfici di Athel Yelhu, oppure che ci si trovi fra i campi ingialliti delle fattorie di Ussingen o, ancora, che la lotta si svolga intorno a ciò che rimane delle tenuta del barone della cittadina del Reikland, dove, personalmente, sarò morto almeno una decina di volte solo perché mi attardavo facendo screenshot ad ogni passo, fregandomene degli insulti dei miei colleghi di viaggio. Fra teste mozzate, schizzi di sangue, membra che volano in ogni dove, il risuono di pesanti campane o tamburi battenti e dense nebbie all'orizzonte attraverso cui cerca di farsi largo un timido sole, specchio dell’imminente apocalisse, è impossibile non venire catturati dall’atmosfera di Warhammer: Vermintide 2, nel quale si riesce quasi, con un piccolo sforzo dell’immaginazione, a sentire anche l'odore del fetido puzzo di morte che attraversa ogni via.

 
Warhammer: Vermintide 2 è terribilmente fisico, l’aggettivo che meglio gli si confà è brutale, perché il feeling restituito dalle armi - altra miglioria rispetto al primo capitolo - è veramente pesante e, quando si conficca un’accetta nel cranio dell’ennesimo predone della Norsca o si fa fuoco con un devastante fucile, si ha davvero la netta sensazione di stare colpendo qualcosa con la massima forza e l’impatto è restituito con una forte vividezza su schermo. Pur nel caos della battaglia, Warhammer: Vermintide 2 non rinuncia ad un pizzico di tecnicità nei combattimenti, fra parate, schivate, combo e attacchi speciali, anche se va detto che, davanti ad un’orda di Skaven che riempie tutto lo schermo, è facile scivolare verso la confusione e spesso ci si lascia andare al più bieco button mashing, dimenticandosi di come la cooperazione sia l’unico modo per sopravvivere. Warhammer: Vermintide 2 non è un gioco che va per il sottile, ma colpire duro e colpire per primi è l’unico modo per non venire soverchiati dalle schiere nemiche. Anche queste ultime hanno subito parecchi ritocchi rispetto a quelle spesso tutte identiche del primo capitolo: grazie al portale Skittergate, al fianco degli Skaven, fanno ora la loro apparizione le forze del Caos, che garantiscono una certa varietà anche ai nemici base, così come anche i mini-boss e i boss veri e propri appaiono ora più diversificati, le peggiori mostruosità dell’universo di Warhammer, come le Progenie del Caos o i Troll sputa bile. Questa diversificazione ha permesso a Warhammer: Vermintide 2 di distaccarsi maggiormente dall’ingombrante presenza di Left 4 Dead, proponendo dei nemici che non fossero dei semplici reskin di quelli creati da Valve, anche se qualche parente fin troppo stretto degli Hunter o degli Smoker è ancora presente. Infine, occorre anche fare un accenno positivo allo Stingray, il motore di gioco che muove Warhammer: Vermintide 2: nonostante la carneficina e le decine e decine di nemici su schermo, le prestazioni sono sempre state solide, le impostazioni grafiche permettono un’ottima scalabilità e, pur con qualche piccolo rallentamento, la soglia minimi dei 60 fps è quasi sempre stata rispettata. 
  • + Combat system brutale, fisico e appagante
    + Level design ispirato
    + Ogni scenario trasuda del lato più cupo di Warhammer
    + Tantissimi passi avanti rispetto al primo capitolo
  • - Lato RPG fin troppo leggero
    - Ogni tanto si scade nella confusione più totale
    - Qualche legnosità e incertezza nei movimenti dei personaggi
voto
8

Warhammer: Vermintide 2 riprende la fortunata formula del primo capitolo, direttamente mutuata da Left 4 Dead, ma la amplia e la migliora in ogni aspetto, tanto da godere ora di una forte personalità propria, che non vive più esclusivamente della luce riflessa del suo celebre padre spirituale. Pur senza stravolgere le carte in tavola, Warhammer: Vermintide 2 riesce a metter in piedi un combat system fisico e brutale, dove sopravvivere all'ennesima orda di Skaven e di truppe del Caos è una vera impresa disperata: proprio grazie a questo senso di urgenze e di fatalità, uniti ad un lato artistico ispirato e sostenuto da un comparto tecnico di primo ordine, Warhammer: Vermintide 2 è capace di far vivere sulla pelle del giocatore i drammatici giorni della Fine dei Tempi. Warhammer: Vermintide 2 è dunque promosso a pieni voti, ma non riesce comunque a raggiungere l'eccellenza assoluta, a causa di un lato ruolistico mal implementato e per via di qualche scelta di level design poco felice. Inoltre le future fortune di Vermintide 2 rimangono ancora avvolte nel dubbio e tutto dipenderà dal supporto che Fatshark deciderà di dare alla sua opera da qui in avanti, ma le mod che arriveranno nei prossimi mesi sono già un segnale incoraggiante.

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