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Zero North Zero West, la recensione di un trip acido

Oh amico, ce li hai due euro, sono per il treno...

Recensione
A cura di del
0°N 0°W è un viaggio allucinato e allucinante, un trip senza un vero inizio e senza fine alla scoperta di un mondo in cui le dimensioni si fondono, dove non esistono confini reale e la percezione è costantemente messa a dura prova, perché varcando una porta o una parete, non si sa mai dove si verrà catapultati, in un flusso continuo di sensazioni acide e in movimento, che tutto d’un tratto si fermano e lasciano lo spazio a delle fredde geometrie in bianco e nero. Sviluppato da Colorification, 0°N 0°W è una fuga dalla realtà, la quintessenza del walking simulator, in cui la componente ludica in senso stretto - non mi piace mai questo termine, ma alle volte il suo utilizzo è indispensabile per far comprendere meglio il messaggio - è ridotta all’osso, ma è il giocatore stesso, stretto fra le spirali di mondi assurdi, a cercare e a dare il senso di ciò che lo circonda.

Zero North Zero West, la recensione di un trip acido

Enigma
Il senso di 0°N 0°W è già tutto racchiuso nel filmato introduttivo e nei primi momenti di gioco. Anzi, a voler esser precisi, già il menù iniziale rappresenta l’essenza stessa dell’opera di Colorification: un breve avviso sulla fotosensibilità, poi una luce accecante e all’improvviso sullo schermo appaiono due porte e un libro aperto. Nessuna indicazione, niente avvisi e nemmeno l’ombra di un menù. In 0°N 0°W tutto è avvolto da un alone di mistero, il protagonista non ha un nome, un volto né tanto meno uno scopo ma, nonostante l’assenza di una guida o di un vero obiettivo, ogni singolo passo in quel mondo assurdo è stato capace di tramutarsi in un costante enigma ai miei occhi. Il filmato introduttivo è formato da un rapido susseguirsi di istantanee e diapositive con fabbriche, macchine in coda, gente che cammina, orizzonti e campi aperti, una sequenza che mi ha riportato con la mente ad una mia vacanza in quel di Amsterdam, quando finii in un ostello gestito da -credo- una setta, in cui gli schermi sparsi per l’edificio trasmettevano di continuo immagini spiazzanti, occhi che ti guardavano, gente che piangeva e poi rideva, esplosioni e fiori che sbocciavano. Il prosieguo di 0°N 0°W non è poi tanto diverso, nel senso che ha seguito più o meno le stesse orme della suddetta vacanza nella capitale olandese. Dopo il video di incipit, il protagonista si trova immerso in un mondo surreale, una città acida, con edifici che sfuggono alle leggi della fisica, uno spazio che trasmette allo stesso tempo inquietudine e voglia di esplorare. Sì, ma esplorare che cosa? Di HUD, di indicazioni, mappe o segnali, in 0°N 0°W, non c’è traccia alcuna, e la sensazione iniziale è quella di uno smarrimento in un luogo senza anima viva in cui non c’è una zona in cui trovare indizi e verso dirigersi. L’unica porta aperta è quella di un teatro, chiamato appunto 0°N 0°W, l’inizio del vero viaggio attraverso le dimensioni, lo spazio e il tempo. 

Zero North Zero West, la recensione di un trip acido

Non luogo
0°N 0°W gioca costantemente con chi sta dall’altra parte dello schermo, lo spiazza infrangendo le naturali disposizioni del sopra e del sotto, della destra e della sinistra, frapponendo tra le sue sensazioni e gli oggetti dei filtri sempre differenti. Dopo aver varcato la soglia del teatro, sono stato catapultato in un bosco lisergico, con alberi dritti e secchi che si stagliavano verso l’alto, mentre nel cielo brillavano delle stelle violacee. Dopo qualche minuto passato a vagare in questa dimensione, attraverso un’altra porta sono giunto dentro un ufficio sterile, grigio e freddo, con delle scrivanie, computer, schermi e orologi, uno spettacolo che mi ha rimandato alle routine quotidiane fatte di metropolitana, lavoro e pasti pessimi consumati in piedi. La fuga da quello spazio è un richiamo forte e corro verso l’infinito, lasciandomi alle spalle quel grigiore e quella non-luce che filtrava dalle scure finestre. Cambio totale di prospettiva, ora sono finito dentro un quadro di Escher, con scale improbabili che vanno su e giù, si intersecano e non si sa bene dove conducano. L’istinto mi dice salire ma, gradino dopo gradino, non sono più tanto convinto della mia azione, la sensazione è contrastante, sto mettendo un piede davanti all’altro, solo che al posto di andare verso l’altro, sono certo di star scendendo. Sono così confuso da colpirmi da solo, non so cosa fare né tanto meno dove andare, così decido di "suicidarmi", tuffandomi nel vuoto. Il pavimento - o quello che dovrebbe esserlo - si deforma sotto i miei piedi catapultandomi nell’ennesima situazione al limite delle realtà, con fiumi di cifre e zeri che escono dalle pareti. Bosco, ufficio, stanze con le scale… Ma sono stato davvero in questi posti? Non saprei, perché in realtà è stata la mia immaginazione ad aver dato forma e ad applicare un’etichetta a certe situazioni ed è questa la vera forza di 0°N 0°W, un canovaccio in continuo divenire dove è il giocatore che, in base al suo stato d’animo, al suo umore e alle sue sensazioni, decide cosa sta vivendo, in uno stato onirico dove nulla è ciò che sembra. 0°N 0°W è fatto della stessa materia dei sogni. E di qualche altra sostanza psichedelica.  

Zero North Zero West, la recensione di un trip acido

A piccole dosi
0°N 0°W è tutto e allo stesso tempo niente, perché è una materia grezza nelle mani di chi fissa lo schermo e tutto varia in base alla sua voglia di farsi avvolgere da quella turbinio fatto di suoni trance ed di effetti di un trip acido. Preso dai ritmi elettronici di Gramatik che casualmente passavano in riproduzione su un secondo PC, mi sono trovato a fare dello slalom a ritmo in mezzo a dei fasci di luci proiettati verso il cielo e a saltare in direzione di una luna distorta, ma sono certo che, se fosse mancato il mood giusto, avrei camminato in linea retta per un paio di minuti e poi, preso dallo sconforto del nulla assoluto, avrei stoppato quel flusso che non stava toccando le mie corde e sarei uscito da gioco. Inutile girarci attorno, 0°N 0°W è un prodotto di nicchia e non fa nulla per farsi accettare dalla grande maggioranza del pubblico, che potrebbe facilmente rimanere spiazzata davanti a tutta quella insensatezza, perché non ci sono altri termini per descrivere quei piani dimensionali in continua fusione, dove non ci sono collisioni e i colori ondeggiano e tremano, formando alle volte dei numeri o delle stringhe. Tutto è allo stesso tempo bellissimo e privo di senso, da riordinare e da sistematizzare secondo il codice differente che ogni giocatore riuscirà a dare, una chiave di lettura che possa andare al di là del semplice trovare la prossima porta e avanzare in un livello che successivo in realtà non è, mancando un finale e un obiettivo. La seconda controindicazione è decisamente più materiale e fisica: dopo qualche mezz’ora di gioco i miei occhi hanno chiesto una tregua, pregandomi di staccare un attimo da quel guazzabuglio di luci, suoni e colori, un cartone che qualcuno mi aveva offerto e che io avevo scambiato per un’innocua caramella. 0°N 0°W si apre proprio con un avviso su questo rischio, perché i sensi vengono costantemente bombardati e alcuni mondi sono davvero al limite della sopportazione e l’opzione di fuga - che si concretizza in uno shortcut sotto forma dell’ennesima porta - è stata davvero un’ancora di salvezza indispensabile. 
  • + Un vero viaggio allucinante
    + Unico
    + Aperto a tutte le interpretazioni
    + Il senso stesso dell'enigma
  • - O lo si ama o lo si odia
    - Alcuni mondi sono al limite della sopportazione
voto
N.P.

Con 0°N 0°W, i ragazzi di Colorification mettono in scena un viaggio nell'assurdo, dove la stessa ragione è il viaggiare, lasciandosi trasportare da quello che il gioco mette di volta in volta davanti agli occhi del giocatore, che sia un deserto violaceo, un palazzo bianco e nero o semplicemente un insieme di colori e filtri aberranti, che distorcono la realtà e confondono i sensi. 0°N 0°W non scende a compromessi e va preso per quello che è, ossia un walking simulator senza un vero obiettivo, ma nel quale è l'utente a dare di volta in volta un senso a ciò che vede: da un lato, questa scelta è una porta aperta verso l'infinito, fatta di percezioni che si espandono in uno stato onirico, ma d'altro canto, l'assenza di un inizio e una fine, di un game over e degli schemi ludici tradizionali, potrebbe allontanare una buona fetta di giocatori.

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