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Contro la crisi demografica e di idee

Va(le) Pensiero

Rubrica
A cura di del
È incredibilmente stimolante riflettere su ciò che Nintendo ha fatto nell’ultimo anno, circa. Da quando NX è diventata ufficialmente Switch, la casa di Kyoto ha iniziato un percorso di rinascita efficace, nonché tremendamente diverso da ciò che è stato fatto in passato per i prodotti della Grande N. Per dire, da quando è stato annunciato Nintendo Labo, sul sito ufficiale di Nintendo è scomparso quasi ogni riferimento a Wii U. Bisogna guardare il comunicato dei saldi di Capodanno sull’eShop per trovare ancora dei riferimenti alla console casalinga che ha preceduto Switch. Normale che, all’avvio del secondo anno di Switch, Nintendo avrebbe rimosso quella che è stata inevitabilmente una macchia rossa nella storia recente del suo hardware. Rimane però la stessa azienda che fa di tutto per attaccarsi alla nostalgia, alle citazioni auto-riferite, ai ricordi. Nella homepage del sito, invece, Wii U non esiste. Chiunque abbia conosciuto Nintendo con Switch (e sono un bel numero), non saprà probabilmente mai niente dell’esistenza di Wii U, anche considerato quanto poco abbia venduto.
Nintendo ripudia Wii U, ma torna alle origini con Labo, suggerendoci che una delle strade che il gaming potrà percorrere è quella del cartone. Grazie al lavoro certosino fatto in termini promozionali negli ultimi 365 giorni e rotti, l’annuncio di Labo è arrivato con estrema efficacia sconvolgendo tutti. Un post sibillino sui social network alla mattina dando appuntamento alle 23, un orario perfetto per generare una mattinata di fuoco in cui tutti, ma davvero tutti, parlano la lingua di Nintendo, ed è subito “talk of the day”.
Vi abbiamo già parlato di cos’è Nintendo Labo, ci ha pensato il nostro Marcello Paolillo con uno speciale dedicato, di come funzionerà e di come potrete fare per portarvelo a casa. Ora, se mi permettete, vorrei spiegarvi perché ottanta euro sono un prezzo più che appropriato per ciò che Nintendo sta cercando di fare.

Ottanta euro è infatti il prezzo a cui verrà venduto il kit robotico di Labo dal prossimo aprile (il kit multiuso ne costerà circa settanta). Ottanta euro che sono inevitabilmente finiti nel mirino delle critiche più infuocate. “Stanno vendendo del cartone ad ottanta euro” è stata la frase più gettonata dei giorni scorsi, una critica che dimentica comodamente che, insieme all’odiato cartaceo, c’è comunque un gioco. Non ricordo le stesse critiche riguardo Skylanders o Disney Infinity (pace all’anima loro).
Siamo alle solite, per quanto riguarda Nintendo. La casa di Kyoto non ha mai avuto intenzione, e continua a non averne, di andare nella direzione degli altri. Nel momento in cui Sony e Microsoft, tra gli altri, cercano di imporre tendenze e tecnologie che interessano a meno persone di quante se ne potessero prevedere, come il 4K e la realtà virtuale, Nintendo crea un ibrido videogioco-giocattolo finora inedito. Dopo la Switch creata dal ragazzino i cui genitori non avevano intenzione di regalargliela, Labo usa proprio quello stesso materiale per definire qualcosa di nuovo, eppure terribilmente antico allo stesso tempo. Nintendo punta proprio verso quello stesso settore di pubblico orfano degli Skylanders ed Infinity citati poco sopra. Una zona di videogiocatori giovani e giovanissimi che, da qualche tempo, non hanno più un punto di riferimento.
Videogiocatori, e prima ancora ragazzi, che tramite Labo al videogioco “vero” potrebbero appassionarsi un giorno. Volendo poi trascurare l’ovvio, cioè quanto Labo possa essere stimolante per lo sviluppo dell’ingegno nei giovanissimi nella crescita. Il Valentino di più di vent’anni fa urlerebbe dal 1 gennaio al 23 dicembre per farsi regalare una cosa come Labo, e chiunque critichi il nuovo prodotto di Nintendo lo fa solo perché si è dimenticato di cosa si prova ad avere la curiosità di un bambino. Non siamo di fronte all’annunciazione, ben inteso. Bisognerà vedere come Nintendo vorrà sviluppare il progetto, se le costruzioni di cartone potranno essere utilizzate altrove o in altri modi, quanto sarà resistente il materiale. Manca insomma la prova con mano, ma Labo è già importantissimo semplicemente per la sua esistenza. Prima di tutto è una novità, una vera novità, un concetto a cui nessuno si è mai avvicinato finora. Labo, se ben gestito da Nintendo, rischia di diventare un fenomeno di dimensioni pari a quello degli amiibo. Statuette che, per altro, sono andate mano a mano a scomparire, o almeno a ridursi di numero in termini di nuove uscite, e niente avviene per caso in questo settore, ricordatelo sempre.
Contro la crisi demografica e di idee
Lasciamo per un attimo le fredde analisi di mercato e torniamo al target di riferimento: i videogiocatori giovanissimi. Labo è pensato per il pubblico dei nuovi bambini, quelli che “ai miei tempi” giocavano con i pupazzi dei cartoni animati che andavano di moda in quel periodo, che ancora erano giovani per toccare una console (anche se io ho iniziato fin troppo presto col Mega Drive). Oggi tutto ciò è sostituito dai tablet e smartphone che i genitori danno in pasto ai propri figli.
Visti i trent’anni che porto sul groppone, inizio ad essere circondato da coetanei con prole. Lungi da me criticare il metodo educativo, perché giustamente ognuno sceglie come allevare la propria prole, né demonizzare le nuove tecnologie (anche perché, insomma, questo è pur sempre un sito di videogiochi e dovrebbe esplodermi il cervello per l’incoerenza) ma ne ho visti molti di questi comportamenti durante le serate in casa, tra amici. “Tieni, gioca”, e il tablet piazzato in mano senza neanche avere la cura di accompagnare il pargolo nel processo di scoperta. Potrà sembrare un termine altisonante, ma è proprio il “processo di scoperta” di quel periodo della vita che ci rende le persone che saremo in futuro.
Labo è una possibilità straordinaria per i genitori di oggi, quelli della mia generazione, ma anche di quella immediatamente successiva o precedente, che con i videogiochi molto probabilmente ci hanno giocato, ci sono cresciuti, e magari ne sono ancora appassionati. La possibilità di condividere la propria passione con i figli, appassionarli al mondo dei videogiochi ed educarli nel frattempo. Tra gli effetti collaterali positivi di un comportamento del genere c’è anche la scomparsa della demonizzazione del medium stesso, perché se il videogioco diventasse uno strumento formativo di gioco come un altro non ci sarà più bisogno degli articoli della psicologa di turno a dire quanto fa male giocare con la PlayStation.

Nintendo Labo è uno strumento per combattere la crisi di idee e quella demografica. È una ventata di aria fresca nel settore che apre un nuovo settore di mercato. Potrebbe fallire, ovvio, perché ad aprile magari scopriremo che l’idea che ci siamo fatti di Labo è ben più esaltante del prodotto reale. Il fatto che già esista e che qualcuno la comprerà è però un successo. Con questo nuovo progetto Nintendo immette nuova linfa vitale in un mercato che, seppure stia vivendo un buon momento, è sempre bisognoso di idee fresche.
All’imberbe Valentino di cui sopra sarebbe piaciuto molto poter condividere la sua passione con i propri genitori, e quello di oggi vorrebbe avere una prole per lo stesso motivo. Chissà che a qualche coppia di videogiocatori non venga voglia di farsi una famiglia grazie a Labo.

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