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Kingdom Come: Deliverance, recensione di From the Ashes, il primo DLC

Occasione sprecata, purtroppo.

Recensione
A cura di del
Non sono passati neanche sei mesi dall’uscita di Kingdom Come: Deliverance, dalla nostra recensione, e come al solito in questo virgulto mercato videoludico sembrano passati sei anni. Un titolo che abbiamo ed avete amato oppure odiato, che è stato accolto e/o rigettato, ma che in un modo o nell’altro è qui per rimanere. Lo dimostrano i tanti aggiornamenti che Warhorse Studios ha prodotto per il titolo che, come abbiamo avuto modo di verificare personalmente durante la prova del DLC, hanno trasformato notevolmente l’ossatura tecnica del titolo, ben lontana da quella che era lo scorso febbraio. Lo stesso From the Ashes, il DLC che abbiamo analizzato, è solo il primo di una serie di contenuti aggiuntivi che verranno pubblicato nel corso dell’anno, a dimostrazione che Warhorse Studios non vuole proprio mollare la presa.
From the Ashes, però, è un DLC che spreca l’occasione di farci tornare con gioia nella Boemia di Kingdom Come: Deliverance, perché nonostante delle premesse interessanti, il contenuto aggiuntivo è minato da delle ingenuità difficili da ignorare.

Kingdom Come: Deliverance, recensione di From the Ashes, il primo DLC

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L’idea di From the Ashes non è affatto nuova, ma non per questo carente. Il DLC ci pone di fronte alla possibilità di ricostruire il villaggio di Pribyslavits che, come saprà chi ha completato (o almeno giocato fino ad un certo punto) il titolo, viene investito da un evento abbastanza traumatico. Ser Divish incaricherà il nostro prode Henry di occuparsi della cosa, nominandolo di fatto balivo della città. Ma Talmberg, il villaggio di Ser Divish, è in condizioni ancora pietose, pertanto i groschen del nobile dovranno essere tutti investiti per Talmberg, e sarà Henry a dover tirare fuori la pecunia necessaria per i lavori.

Il contenuto può essere avviato quindi dopo un certo evento della storia, oppure direttamente dopo l’epilogo. Ecco, questo è il primo, e forse più grande, problema di From the Ashes. Ricostruire il villaggio è infatti una questione di soldi, e nient’altro. Quindi, un giocatore che arrivato alla fine di Kingdom Come: Deliverance avrà messo da parte probabilmente una montagna di groschen, non avrà fatica, ed anzi potrebbe trovare molto tediante tutte le dinamiche di gioco del contenuto. La prima cosa da fare è trovare Marius, il locatore di Ser Divish, che sarà invischiato in una situazione spinosa dalla quale dovremmo liberarlo con maniere più o meno forti. Successivamente, Marius ci guiderà attraverso le necessità di Pribyslavits, supportandoci nelle procedure di ricostruzione e dandoci delle altre missioni da affrontare per continuare i lavori. Dopo una prima parte lentissima, ma davvero inutilmente lenta, in cui accompagneremo Marius in ogni angolo della porzione di territorio solo per ascoltargli dire “Mh, qui potremmo costruire questo”, finalmente From the Ashes ci permette di fare qualcosa di più attivo. Per modo di dire, almeno.

Kingdom Come: Deliverance, recensione di From the Ashes, il primo DLC

La costruzione non è libera perché, come è più o meno giusto che sia, ogni cosa ha bisogno di altre. Per permettere al mercante di avviare la sua attività ci serviranno delle strade pavimentate ed un ponte, per cui serviranno dei falegnami, ed ancora prima servirà gente che inizierà a popolare il villaggio, aiutando nei lavori di ricostruzione. A quel punto il mercante potrà ricevere le merci necessarie per consentire la costruzione di altri edifici ed attività, ma invece di effettuare lui le spedizioni, sarà compito di Henry andare in giro per la Boemia a prendere le merci. Ne risulta quindi una sequenza di fetch quest che è impossibile non definire irritanti. Dal punto A al punto B, parlare con il mercante di turno, accordarsi o risolvere il piccolo problema di turno, tornare.

Tutto ciò ci porterà a ricostruire il villaggio in modo un po’ statico, perché non è possibile decidere la posizione dei singoli edifici e, di fatto, non si fa altro che versare soldi all’interno di una cassapanca adibita per l’occasione a forziere. L’unica variante di un’esperienza altrimenti totalmente lineare è che non è possibile costruire ogni edificio, ma si dovrà fare delle scelte per sopperire allo spazio limitato del circondario.

Kingdom Come: Deliverance, recensione di From the Ashes, il primo DLC

Sulla carta, tutto ciò porta From the Ashes ad essere un’esperienza incredibilmente in linea con tutto il resto dell’offerta di Kingdom Come: Deliverance. Un gioco lento, ragionato, poco intuitivo, per alcune cose fuori tempo massimo e per altre proiettato in un futuro roseo. Nonostante tutto quello che abbiamo detto, veder crescere Pribyslavits edificio dopo edificio è appagante, così come dover decidere di alcune questioni sociali e burocratiche quando interpellati da Marius. Gli edifici creano anche delle attività che, pur già viste che siano, offrono uno scorcio interessante e rendono il villaggio vivo e pulsante.

Pur ricordandoci che From the Ashes è un’esperienza assolutamente lineare, sconsigliata a chi ha già completato il gioco perché la troverebbe troppo semplice, molto più sensata se, invece, viene assimilata nel corso dell’avventura. Le cifre per costruire un singolo edificio sono molto alte per un giocatore che sta proseguendo nella storia, e pertanto From the Ashes avrebbe un’esecuzione più frammentata e soddisfacente, dove l’investimento in monete è molto più sentito. Un avanzamento anche più coerente se vogliamo con un’operazione di ricostruzione che nella realtà non dura certo qualche ora (il tempo che abbiamo impiegato noi a ricostruire il tutto), e a quel punto la rendita periodica delle attività commerciali del villaggio acquista senz’altro più senso.
  • +Ancora una volta, grande cura nell’accuratezza storica
    +Tutto sommato, veder crescere il villaggio è appagante
  • -Completamente inadeguato come contenuto endgame
    -Quantitativo di fetch quest imperdonabile
voto
5

From the Ashes è un contenuto aggiuntivo che sulla carta funziona, ma all’atto pratico ha due, gravissimi problemi. Il primo è che come contenuto endgame è assolutamente inadeguato, semplice e poco appagante, il secondo è la presenza preponderante di fetch quest e momenti di gameplay da fattorino. Questo primo atto del supporto post lancio di Kingdom Come: Deliverance è apprezzabile nella forma, ma non nell’esecuzione. Avanti il prossimo.

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