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The Crew 2, viaggio coast to coast

Cosa c'è sotto il cofano

Video Recensione
A cura di del

The Crew 2 è indubbiamente la massima espressione del concetto di open world nel mondo delle corse.
  
La determinazione del giudizio in apertura non è legata a un fattore qualitativo, bensì al fatto che nell’intero panorama videoludico non esiste un mondo di gioco di tanto libero e vario da poter reggere anche solo un paragone.
Immaginatevi gli Stati Uniti d’America, di poterli attraversare in lungo in largo a bordo di veicoli da strada delle più disparate specie: questo fu The Crew. Ora stravolgete la formula con motoscafi e aerei, ed estendete l’esplorazione a specchi d’acqua e cielo, bene ora potete iniziare a capire che cos’è The Crew 2. Un’infrastruttura che regge online le partite di migliaia di persone che competono in maniera cooperativa e competitiva per superare le centinaia sfide che vengono loro proposte, in decine di discipline diverse. Un buffet natalizio che sembra non volersi mai concludere, tanto che per aver un quadro della portata del gioco e finire le “carriere” nelle quattro macro-categorie di competizioni ci vorranno molte più ore di quanto possiate immaginare.

The Crew 2, viaggio coast to coast

La natura del gioco è molto semplice ed è la strada maestra che percorre tutte le meccaniche di progressione e di sviluppo della carriera. Siamo dei piloti alla ricerca del successo, conteggiato tramite il numero di follower, in quattro categorie di competizione: Pro Racing, Street Racing, FreeStyle e OffRoad. Ognuna ha al suo interno più tipologie di gare e veicoli tra cui scegliere e solo con determinati veicoli si possono affrontare i relativi eventi. Niente di più semplice. Vincere le gare (che significa in realtà raggiungere il posizionamento o il punteggio indicato a inizio gara) fornisce crediti, follower, pezzi randomici per il potenziamento del veicolo e aumenta la percentuale di completamento della relativa macro-area, completata la quale (70% del totale) si può sfidare la propria nemesi in quella disciplina.


Terminata una gara si può riaffrontare a difficoltà “difficile”, ma il livello dell’auto richiesto è spesso e volentieri talmente superiore a quello che si ha in quel momento dell’avventura, che la nuova sfida andrà fin da subito a configurarsi come parte dell’”end game”. Oltre a questi eventi ci sono anche sfide più brevi che si affrontano durante l’esplorazione: velocità massima da polverizzare, fughe virtuali da portare a termine o foto con particolari caratteristiche e elementi di sfondo, sono solo alcune delle possibili varianti.
Salendo con i follower, aumenteremo il grado da piloti, che darà accesso a nuove sottoclassi e così a nuove puntate del TV Show LIVE che fa da cornice al tutto. Come la nonna che riempie il nipotino inappetente a forchettate, così The Crew 2 vi riempirà di contenuti al punto che digerirli vi richiederà molto più tempo di quello che avreste pensato. Da una parte sarete invogliati a scoprirli il più in fretta possibile, mentre dall’altra dovrete per forza fare i conti con i tempi tecnici necessari all’apprendimento delle meccaniche e al potenziamento dei veicoli, nonché al tempo che richiede la conquista di follower.

The Crew 2, viaggio coast to coast


Ogni classe di veicoli è trattata autonomamente del driving system, che cerca di mostrare al giocare tutte le peculiarità di ciascuna. La quantità, però, a livello di gameplay ha messo un po’ in secondo piano la qualità e spesso riconoscerete dei difetti intrinseci al modello di guida, nati dalla ricercata semplificazione di alcune meccaniche. Niente che mina l’esperienza generale a parte alcuni veicoli davvero poco gestibili, ma che sicuramente non la eleva sotto questo piano oltre la sufficienza. Soprattutto considerata l’intelligenza artificiale, che è governata da una marionetta fittizia che manipola i tempi in base alla difficoltà della gara, al posizionamento del pilota e in base a un effetto elastico talvolta fastidioso, seppur utile a risolvere alcune gare altrimenti ingestibili. Nelle gare Hypercar, per esempio, che durando mediamente più di 20 minuti ed essendo in strade congestionate dal traffico cittadino grazie alla suddetta meccanica permette recuperi anche di 40 secondi dopo gli incidenti quasi inevitabili che commetterete nell’affrontare le auto in città e in montagna a 350km/h, considerata poi l’assenza del rewind.


Ci sentiamo di dire, però, che per quanto non sempre le attività risultano entusiasmanti, l’utente non rimarrà mai con le mani in mano. Allo stato attuale e considerata la sua natura multigiocatore The Crew 2 ha un’offerta massiva e con il mondo di gioco creato ha a disposizione una delle migliori infrastrutture per costruire con i successivi DLC un titolo con Contenuti dalla C maiuscola, allo stato attuale oggettivamente non sfruttati a dovere.


Tante zone, infatti, pur rappresentate da un discreto intreccio di strade, finiscono con l’essere ancora vuote, e per colpa di un sistema di viaggio rapido troppo efficace, non vengono esplorate dall’utente preso nell’incessante ripetersi di gare. Sicuramente verranno popolate in un secondo momento, ma è un peccato che un giocatore della prima ora non possa godersele come avrebbe voluto.


The Crew 2, viaggio coast to coast


Non possiamo lamentare nulla relativamente alla personalizzazione estetica dei veicoli, che è pressoché totale in tanti aspetti, anche secondari. Le modifiche alle performance, invece, appaiono molto meno intriganti. Come anticipato, vincendo una gara si finisce con il guadagnare dei pezzi sempre migliori di quelli attualmente in possesso. Selezionandoli l’auto diventa più performante e sarà in grado di portare in pista risultati migliori. Non è tutto, perchè in The Crew 2 esiste una suddivisione di pezzi in comuni, rari e epici. Questi ultimi due forniscono bonus aggiuntivi alle performance, anche se per l’effetto elastico di cui sopra sono difficilmente percepibili contro l’intelligenza artificiale, mentre saranno decisamente più utili contro i giocatori reali. Il parco auto è molto variegato seppur non particolarmente numeroso, ma come gli altri contenuti beneficerà dei futuri update gratuiti e non. Conquistare tutte le auto vi richiederà tempo, perchè i crediti non vengono elargiti con grande generosità da parte del gioco, elemento che vi porterà ad essere stuzzicati all’acquisto di crediti premium a pagamento, che per fortuna non diventano necessari per apprezzare tutta l’avventura.

The Crew 2 è però prima di tutto un gioco cooperativo. In fin dei conti è difficile creare un team, una crew da soli. Per scongiurare il problema, il racing game di Ivory Tower ci inserisce in un sandbox popolato da 8 giocatori che compaiono con tag e livello durante le fasi di esplorazione e che possiamo invitare ad aggiungersi al team. Il team vero e proprio, però, è di sole 4 persone. Il numero è servito per adattare facilmente tutte le gare a tutte le possibili combinazioni dal singolo giocatore fino ai 4 della crew completa. Le partite si svolgono secondo un meccanismo di cooperazione/competizione, secondo cui è solo uno a vincere, ma ne basta uno a raggiungere l’obiettivo per dare i crediti a tutta la squadra.


Troviamo poi record da battere e classifiche mondiali per rendere un po’ più accattivante il lato competitivo.

The Crew 2, viaggio coast to coast


Passando a discorsi più tecnici, non possiamo che elogiare le dimensioni che Ubisoft è riuscita a raggiungere con questo nuovo capitolo di The Crew 2. A queste però non corrisponde un’altrettanto elevata qualità dell’immagine, che pecca di texture a bassa definizione dell’ambientazione e di una mole poligonale degli elementi scarsa pur con soltanto 30fps con cui dover fare i conti, indipendentemente dalla piattaforma. Le cutscene, anch’esse in larga parte realizzate con il motore di gioco, pur di semplice ed evitabile contorno, mostrano in parte questi difetti. Giustifichiamo in parte queste mancanze, con la varietà degli scenari messi a schermo, con le cittadine degli Stati Uniti, della west e della east coast, caratterizzate opportunamente dagli elementi tipici che le contraddistinguono e che talvolta regalano scorci tutto sommato d’impatto. Scoprirle poi in una sola gara rimane qualcosa di inedito nell’intero panorama videoludico.


In quanto a bug e glitch grossi problemi non ce ne sono stati, se non improvvise disconnessioni durante i primi giorni con i server online, ma che poi sono andati a scomparire del tutto. Abbiamo invece apprezzato il legame e la permanenza del salvataggio online, così che non è stato necessario (come in altri giochi Ubisoft) trasferire di volta in volta i save files per giocare su console differenti, a cavallo tra casa e lavoro.
Il lavoro svolto sull’interfaccia, sulla mappa e su tutti gli aspetti della UI è di ottima fattura. I tocchi di colore in un design minimale ma non povero ci hanno convinti con la loro chiara giocosità.
La scelta della soundtrack ci è sembrata in linea con l’offerta del gioco e con la natura scanzonata della maggior parte delle competizioni. Riteniamo invece poco curata la resa del doppiaggio, non solo per la scelta delle voci che mal si amalgamano alle situazioni, ma soprattutto per il modo in cui intervengono in gara: solo in determinate situazioni limite (ultimo posto e primo) e senza comunicarci più di quanto non sapessimo, con relativo sarcasmo.

  • + Enorme, davvero.
    + Ogni luogo è ben caratterizzato
    + Alcune trovate di gameplay ingegnose...
    + Personalizzazioni estetiche
  • - Gameplay semplificato che con alcune categorie di veicoli non funziona
    - Graficamente debole
    - ... ma poco sfruttate
    - Potenziamento delle performance
voto
7

The Crew 2 ha messo in piedi una struttura portante incredibile e ancora più di prima possiamo dire che l’Open World secondo Ubisoft abbia per certi versi una marcia in più. Ciò però non è sufficiente a dare a The Crew 2 tutto l’arsenale da battaglia per battagliare con altre produzioni racing arcade che pur mancando sul fattore dimensione, hanno dimostrato una maggiore attenzione alla resa effettiva dei contenuti. C’è quantità, non sempre c’è il divertimento e sotto alcuni aspetti, tra cui il bilanciamento dei tempi e la grafica, il lavoro svolto non è entusiasmante. La base e il supporto Ubisoft sono dei buoni biglietti da visita per sperare nella futuribilità del titolo, considerato anche il lavoro svolto con li predecessore, ma questi non possono essere attualmente valutati assieme al prodotto.

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