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Prey Mooncrash - Recensione

Ritorno a Pytheas

Recensione
A cura di del
Prey è sicuramente stato uno dei titoli più chiacchierati del 2017, in parte anche a causa del suo travagliato sviluppo, che ha visto la cancellazione di un sequel diretto del Prey de 2008 in favore di un reboot ad opera di Arkane Studios. Con il suo rilascio, il gioco ha incontrato i favori di critica e pubblico, anche se le vendite, probabilmente, non sono state compatibili con le aspettative di Bethesda. Per questo, un’ eventuale espansione del titolo era tutto fuorché certa; con una mossa a sorpresa, però, all’E3 Arkane ci ha presentato Prey: Mooncrash, primo DLC del titolo che implementa la formula roguelike all’interno del titolo sci-fi horror che abbiamo imparato a conoscere. Abbiamo testato Mooncrash per voi, e siamo pronti a dirvi se questo connubio si è rivelato riuscito.

Prey Mooncrash - Recensione

Fuga da Pytheas
La storia di Prey: Mooncrash ci mette nei panni di Peter, un hacker incaricato dalla Kasma Corporation, la compagnia per cui lavora, di scoprire cos’è successo alla base lunare di Pytheas. Per farlo, Peter può utilizzare delle simulazioni che lo mettono nei panni di cinque differenti personaggi, che sono riusciti a fuggire da Pytheas e a sopravvivere: il nostro compito sarà proprio quello di ricostruire la loro fuga attraverso le cinque possibili vie d'uscita.
In realtà, sebbene inizialmente ci troveremo a vestire i panni di Peter, chi andremo effettivamente a controllare saranno questi cinque personaggi, ciascuno dotato di un diverso ruolo e di diverse caratteristiche che lo differenziano dagli altri. Per completare la nostra missione dovremo far fuggire tutti e cinque i personaggi dalla base lunare senza che nessuno di essi muoia nel processo. La morte di un personaggio, infatti, ci porterà a dover riavviare la simulazione, facendoci ricominciare da capo (ma non del tutto, come vedremo) la nostra avventura. Durante le nostre scorribande su Pytheas, troveremo anche diari, mail e file audio che andranno ad espandere la lore di Prey, legando Mooncrash al gioco principale molto più di quanto ci si sarebbe potuti aspettare vedendo il (parziale) cambiamento di genere. Non solo: ciascun personaggio ha anche una missione personale, diversa da quella degli altri, che dona un tocco di profondità narrativa a questi volti che, altrimenti, avrebbero rischiato di rimanere completamente anonimi. Il comparto tecnico rimane in linea con quanto visto nell’avventura di Morgan Yu: ci troviamo di fronte ad un titolo lontano dalle migliori produzioni viste sulle console della generazione corrente (la nostra prova si è svolta su Playstation 4), ma il titolo si fa perdonare grazie ad una direzione artistica ispirata, in perfetta linea con il precedente lavoro di Arkane. 

Prey Mooncrash - Recensione

Riavviare la sequenza
A differenza della grande mappa vista nel titolo principale, Prey: Mooncrash ci mette di fronte ad una mappa di gioco più piccola e più incentrata sull’azione rispetto all’esplorazione. Questo avviene perché, per superare una determinata area di gioco, dovremo eliminare tutti i nemici presenti al suo interno. Presto fatto, se non fosse che le munizioni e le risorse mediche scarseggiano, così come gli Assemblatori che abbiamo imparato a conoscere nel corso delle avventure di Morgan Yu, rendendo di fatto ogni scontro potenzialmente mortale. Non solo: i nemici, come ben saprà chi ha già affrontato i Mimic, non sempre si muovono alla luce, rendendo di fatto un’impresa scovarli prima di essere attaccati. Fortunatamente, una volta raggiunga la porta che conduce fuori dall’area è possibile avviare una scansione che segnala i nemici rimasti e la loro posizione: un aiuto che, credeteci, non garantisce affatto la sopravvivenza agli scontri. Tra i nemici, peraltro, ci sono anche dei nuovi arrivati che, siamo sicuri, metteranno a dura prova anche i veterani del titolo originale. A fare la differenza tra le diverse run c’è il personaggio scelto per l’avventura: ciascuno di loro, infatti, comincia la partita con un differente equipaggiamento e con caratteristiche uniche, che rendono di fatto ogni partita diversa dalla precedente. Inizialmente potremo selezionare solamente un personaggio, con gli altri che saranno bloccati fino a che non raggiungeremo certi obiettivi. Nel caso un personaggio dovesse morire, come vi abbiamo già accennato, la simulazione verrà riavviata: ritroviamo così la feature del permadeath, tipica dei roguelike. Ma è proprio qui che gli sviluppatori hanno inserito una delle caratteristiche più interessanti di Prey: Mooncrash. Uccidendo nemici accumuliamo dei punti, che possiamo spendere per acquisire armi, munizioni ed equipaggiamento da utilizzare nella partita successiva. Non solo: durante il corso del gioco possiamo trovare le care, vecchie neuromod, che ci permettono di acquisire diverse abilità, che come nel gioco principale sono divise in due rami, umane e Typhoon (peraltro diverse per ogni personaggio). Il punto è che le migliorie apportate al personaggio vengono mantenute anche in caso di morte: questo contribuisce a dare un forte senso di progressione che, certe volte, può mancare nei roguelike, rendendo di fatto l’esperienza diversa durante le run successive. Certo, questo non elimina completamente la ripetitività di fondo che permea l’espansione, ma contribuisce a renderla meno pesante. Una run dura circa un’ora, ma è difficile stabilire una durata effettiva: molto dipende da quanto vorrete esplorare e da quali obiettivi vorrete portare a termine. A complicare le cose c’è la corruzione: più tempo passerete in una simulazione, più il livello di corruzione, rappresentato da una barra sullo schermo, si alzerà, rendendo il gioco ancora più difficile grazie a nemici più svegli e più potenti. Questo, inutile dirlo, farà la felicità di chi ama le sfide: se Mooncrash, infatti, è già complesso di per sé, l’innalzarsi del livello di corruzione lo rende una sfida ai limiti della follia.
  • [+] La formula roguelike è stata bene implementata
    [+] Espande la lore del gioco
    [+] Divertente

Prey: Mooncrash è una buona espansione che, pur cambiando spirito rispetto al titolo originale, ne mantiene inalterate le caratteristiche, andando ad implementare la formula roguelike con un discreto successo, grazie soprattutto ad un sistema di progressione e alla presenza di cinque personaggi tra cui scegliere, elementi che vanno a diversificare ogni partita. Certo, la struttura di fondo rimane piuttosto ripetitiva, ma ci sentiamo comunque di consigliare questa espansione a tutti coloro che hanno apprezzato il titolo del 2017.

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