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Resident Evil 2, provato il remake del survival horror di Capcom

Raccoon City ha di nuovo bisogno di voi

Provato
A cura di del
Stiamo diventando abbastanza ripetitivi a incensare la nostalgia, a ricordarci quanto sia importante, ad aprire il nostro cuore, guardare indietro nel tempo ed emozionarci. Quindi non c’è bisogno di spiegare per l’ennesima volta quanto possa essere emotivamente forte ritrovarsi dinanzi a un ricordo della nostra adolescenza, o della nostra infanzia, e riviverlo meno sgranato di quanto ce lo ricordiamo. Con Resident Evil 2 è proprio ciò che succede, perché se Leon era già poco dettagliato all’epoca, nei nostri ricordi ha rischiato di diventarlo ancora di più: per questo un remake era necessario. Dopo aver attraversato un corridoio pieno di zombie allestito da Capcom all’E3, siamo arrivati alla stanza per gli hands-on, nella quale abbiamo trascorso 20 minuti in compagnia del remake che si prepara a terrorizzare il mondo dei videogiochi.

Resident Evil 2 si è presentato con uno stile molto più macabro e cruento rispetto a quanto avevamo visto nel 1998: l’intenzione di riproporre un survival horror nudo e crudo, però, è rimasta viva nell’idea del team di sviluppo. Lo si legge benissimo nel dover dosare le munizioni a disposizione, lo si rivede ancora meglio nel dover, a volte, preferire la fuga alle sparatorie, che non sono sempre efficaci. Gli zombie cadono a terra dopo tre colpi ben piantati in testa, quando non si lasciano andare a vere e proprie esplosioni delle proprie teste: la loro apparizione, la prima volta che ci ritroviamo dinanzi a loro, è immediata e improvvisa, così come ci si aspetta da un gioco del genere, che deve regalare dei jump scare di una certa portata. La scelta delle inquadrature, da questo punto di vista, è magistrale: Resident Evil 2 recupera la visuale in terza persona che è sempre appartenuta alla saga e che si era presa una pausa con il settimo capitolo. La logica non poteva suggerire altrimenti, dato che di remake si tratta e non di un nuovo capitolo o di un reboot. Nei panni di Leon, quindi, ci ritroviamo con una telecamera estremamente schiacciata sulle terga del nostro protagonista, per dare un senso claustrofobico e di grande ansia. Allo stesso modo la telecamera riesce a essere pregnante dal punto di vista narrativo anche quando veniamo colpiti dagli zombie: nel caso in cui non fossimo abbastanza pronti ad aprire il fuoco o a fuggire, le mascelle dei non-morti verranno subito a conficcarsi nel nostro collo, con l’inquadratura che effettuerà un rapidissimo movimento verso il dettaglio in questione, con i denti che affondano nella pelle lasciandoci un’immagine che, con uno sforzo empatico, potrebbe causare dolore anche a noi stessi. Tutte scelte che fanno capire quanto Capcom abbia lavorato sull’aumentare la tensione e la pesantezza, nell’accezione positiva, del momento. L’intera ambientazione, inoltre, è più caduca, più rovinata, più malmessa: travi crollate, sedie distrutte, stanze lasciate in condizioni pietose e rovinate dal passaggio di un tifone, probabilmente. L’avere una potenza di calcolo maggiore rispetto a quella di venti anni fa ha aiutato il team di sviluppo a inserire quanti più dettagli possibili, come è giusto che sia, e questo si traduce in un lavoro di fino che si riscontra anche nella gestione del sound design. Leon ansima, è quasi affannato nel suo incedere, e procede con un passo tardo e lento, salvo quando lo esortiamo ad accelerare il passo. 


Al di là della riproduzione ambientale di spessore altissimo, che ci regala un Resident Evil 2 perfettamente figlio di questa generazione, il titolo di Capcom riesce a mantenere intatta la struttura di base. Gli enigmi ambientali hanno sempre la meglio su ciò che ci circonda, intensificando quel livello di sfida che è stato proprio della saga per un decennio abbondante: tasti da premere, cunicoli da esplorare, statue nelle quali incastonare gemme, codici di cassaforti da rintracciare in documenti sparsi per l’intera stazione di polizia, fino a veri e propri puzzle architettati dal miglior Edward Nigma. I nostri venti minuti sono volati, in maniera più che gradevole, anche grazie alle sequenze animate che rappresentano, allo stesso modo, un fiore all’occhiello dell’intera produzione. L’aspetto survival, inoltre, si intensifica anche nella gestione dell’inventario, perché se da Resident Evil 7 questo remake recupera la pulizia dei menù e l’ordine dell’interfaccia, dall’intera saga riprende la minimalista gestione delle proprie tasche, con oggetti da combinare, piante da recuperare per curarsi, pistole alle quali affidarsi in fase di sparatoria, tutto da unire a un’elaborata operazione di Tetris, per portare con sé quante più cose possibili.
  • [+] Un rifacimento tecnico meraviglioso
    [+] Il ritorno al survival horror in terza persona

Resident Evil 2 è stata una delle sorprese più gradite della conferenza Sony a Los Angeles ed è stata tra le sorprese più gradite anche degli hands-on che abbiamo potuto effettuare. Un remake di grande pregio, che ci permette di rivivere un’esperienza che fu unica e che può aprire a una serie di ritorni di grandissimo pregio: gennaio è dietro l’angolo e il successo di questa operazione può significare solo una cosa, ossia il prossimo ritorno anche di Nemesis. Ci auguriamo che tutto ciò possa diventare presto realtà.


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