Questo sito si avvale di cookie per le finalità illustrate nella cookie policy. Effettuando un'azione di scroll o chiudendo questo banner, presti il consenso all'uso dei cookie OK

The Swords of Ditto, abbiamo provato lo Zelda di Devolver Digital

Se A Link To The Past avesse la co-op locale, forse sarebbe così.

Anteprima
A cura di del
C’è un ragazzo, oppure una ragazza (ma anche un gatto umanoide) che si sveglia nella sua casetta. Il nostro eroe è chiamato a recuperare una spada, lasciata cento anni prima da un altro eroe sconfitto dalle difficoltà della vita avventurosa. Raccolta la spada l’obiettivo è semplice: prepararsi ad affrontare la perfida strega Mormo dopo cinque giorni.
Se tutto ciò vi ricorda qualcosa di molto familiare avete fatto centro: è la descrizione di come inizia (più o meno) ogni titolo di The Legend of Zelda. The Swords of Ditto, di onebitbeyond pubblicato da Devolver Digital, è un titolo che non fa niente per mascherare il fatto che omaggi The Legend of Zelda: A Link To The Past, l’immortale episodio della saga di Link per SNES. The Swords of Ditto recupera infatti l’idea di una mappa con zone connesse tra loro, con una inquadratura e disposizione degli elementi dell’ambientazione ripresi quasi senza differenze dal citato titolo di Nintendo. Ditto è infatti un’avventura che ricorda moltissimo i dogmi del citato action adventure, ma non è affatto una produzione derivativa e pigra come si potrebbe pensare.
The Swords of Ditto, abbiamo provato lo Zelda di Devolver Digital
Breath of the Ditto
Il primo dettaglio, fondamentale e portante per l’intera produzione, è la struttura roguelike dell’avventura. I primi minuti di The Swords of Ditto ci vedono nei panni di un eroe, risvegliato ogni 100 anni per affrontare la perfida strega Mormo. Dopo aver imparato a muovere i primi passi nel gioco, veniamo indirizzati dal nostro mentore volatile proprio verso il castello della malvagia. Lo scontro è fortemente impari ed il nostro protagonista cade vittima dei sortilegi di Mormo. Il suo potere, però, rimane rinchiuso nella spada, e verrà riconsegnato al prossimo eroe che la raccoglierà, cento anni dopo, pronto a diventare una nuova Spada di Ditto.
Con questa idea, insieme a molti altri elementi di gameplay mutuati da titoli Zelda, Half-Minute Hero, Rogue Legacy ed Infinity Blade, si sviluppa un’avventura che ci porta a compiere in realtà una serie di mini-avventure tutte diverse, con lo scopo di migliorare sempre le proprie abilità e capacità. La Spada di Ditto, infatti, ricorda il livello del personaggio e gli oggetti acquisiti dal precedente eroe. Si aggiungono a questi gli adesivi, degli speciali oggetti che possono essere appiccicati alla spada o ad alcune parti del corpo, che invece vanno persi una volta sconfitti. In cinque giorni, misurati in tempo reale ma non realistico, sarà necessario quindi esplorare la mappa per recuperare soldi, sconfiggere mostri, acquisire oggetti ed adesivi, comprare nuovo equipaggiamento, esplorare dungeon, e tutta una serie di altre attività atte a diventare sempre più potenti. Sulla carta è possibile affrontare Mormo fin da subito, dalla primissima run – un po’ come lo scontro con Ganon in Breath of the Wild – ma la sfida è talmente difficile da risultare praticamente impossibile.
The Swords of Ditto, abbiamo provato lo Zelda di Devolver Digital
Ci riferiamo a “mini-avventure” proprio perché il mondo di gioco è generato in maniera completamente procedurale. Sia la città principale che le altre zone possono essere posizionate in modo diverso ed avere elementi diversi dalla precedente run. Può capitare di incappare in dungeon (spesso richiede un livello minimo) procedurali e caratterizzati da un modificatore sempre diverso che cambia le condizioni di gioco, scovare delle missioni secondarie, intraprendere un duro allenamento in un dojo-dungeon dai livelli infiniti da cui si può uscire solo una volta superati alcune tranche di piani, e molto altro. L’azione è relegata ad un sistema di combattimento che mischia gli Zelda bidimensionali e degli elementi rpg abbastanza classici. Si può utilizzar la spada, schivare (non c’è lo scudo), ed utilizzare un oggetto tra quattro da scegliere in un menù di scelta rapida affidato alla croce digitale. Ci saranno torce, che oltre ad accendere possono incendiare l’erba (che donerà oggetti, come nel gioco che abbiamo già citato più e più volte) ed infliggere dei danni continuati da fuoco ai nemici, ma anche pistole ed archi per colpire alla distanza, oppure un comodo kazoo, che una volta suonato ci permetterà di effettuare un viaggio rapido tra due location.
Diciamo quindi che questo primo incontro con The Swords of Ditto ci ha convinto. A tutto ciò che vi abbiamo raccontato si aggiunge anche uno stile grafico coloratissimo da cartone animato molto pulito che ricorda Adventure Time, con belle animazioni e buoni effetti. C’è anche una scrittura ironica e degli elementi che rendono l’avventura molto leggera, così come una modalità co-op locale da divano che è sempre apprezzabile e, in questo caso, davvero funzionale all’esperienza.
  • [+] Stile grafico colorato e piacevole
    [+] Modalità coop locale
    [+] Gameplay composto da contaminazioni ben dosate

The Swords of Ditto è un roguelike che gioca a fare lo Zelda bidimensionale dei tempi moderni. Ottima l’idea di base che innesca l’avventura, così come gli elementi roguelike che non appesantiscono la formula di gioco ma anzi la ampliano notevolmente, perché perfettamente integrati con la struttura narrativa. Bisognerà valutare l’efficacia sul lungo periodo di tutto ciò che il titolo in uscita il 24 aprile (per PS4 e PC) prossimo offrirà, ma finora tutto ciò che abbiamo visto sembra funzionare più che bene.

0 COMMENTI