RAGE 2

Si torna nelle Terre Devastate

A cura di GamesForum - 27 Luglio 2020 - 12:00

Autore della recensione: Alucard

ID Software è una software house che agli inizi degli anni novanta, con la pubblicazione di DOOM è riuscita a dar vita ad un genere ormai più che consolidato, che rappresenta una grossa fetta del mercato video-ludico: gli sparatutto in prima persona.

L’ultima nuova IP a cui ID riuscì a dar vita risponde al nome di RAGE, titolo appartenente proprio a questa categoria che nonostante la sua mancanza di originalità, riuscì ormai quasi dieci anni fa a ritagliarsi una piccola schiera di fan particolarmente soddisfatti dalla varietà di attività e dalla qualità dello shooting che questo proponeva.

Il progetto tuttavia non fu un successo a livello commerciale, pertanto il marchio fu archiviato per diversi anni, finché sul palco dell’E3 non fu presentato il sequel ufficiale nato dal matrimonio tra Avalanche Studios e la stessa ID che aveva curato il primo capitolo.

Non è tutt’oro quel che luccica

La demo presentata raccolse reazioni entusiaste sia tra il pubblico che tra la critica, la quale rimase sbalordita dalle qualità del gunplay particolarmente frenetico e ricco di possibilità, grazie anche ad un ventaglio di abilità speciali tra le quali spiccavano gravità zero, scatto e spinta che combinate con le particolari armi di cui è dotato il protagonista facevano si che ogni scontro fosse a suo modo unico soprattutto se usate insieme alla “furia” che una volta attivata permetteva di ampliare alla massima potenza tutti gli effetti di tali caratteristiche del sistema di combattimento. Quello di cui erano tutti all’oscuro era tuttavia la presenza di una struttura open world totalmente fuori luogo e realizzata in modo estremamente superficiale, tanto da renderla nauseante essendo caratterizzata da attività noiose che fungono solo come diluente per le pochissime missioni che compongono la campagna principale per una durata complessiva di circa nove ore.

RAGE 2

Come NON fare un open world

Sebbene il sistema di combattimento sia da considerarsi come già anticipato, pienamente riuscito, questo è legato a doppio filo con il ritrovamento di speciali arche che una volta sbloccate consento l’accesso a nuove bocche da fuoco e poteri. Tale scelta fa si che un giocatore poco attento veda limitata la propria capacità in battaglia, precludendosi quindi di godere appieno di quello che è a tutti gli effetti l’unico enorme pregio di questo sequel.

L’open world pur essendo abbastanza vasto infatti non incentiva minimamente l’esplorazione e si limita a fare il compitino e a proporre delle attività estremamente ripetitive che spaziano dall’eliminare la testa di un convoglio al liberare diversi avamposti detenuti dalle tre fazioni che compongono la lore dell’universo di gioco, guadagnando dei materiali necessari al potenziamento del personaggio, delle abilità, e del mezzo di cui è dotato il protagonista.

Tale mezzo, data l’importanza che questo ricopriva nel capostipite sarebbe potuto essere sfruttato anche all’interno delle missioni principali per donare quella varietà in più che avrebbe fatto bene ad una formula di gioco che trova i suoi momenti di gloria solo ed esclusivamente nelle sezioni più lineari facendo rimpiangere tale scelta di design.

Tra moglie e marito…

RAGE 2 è un titolo ambizioso, forse fin troppo, ma che non è riuscito a cogliere ciò di cui la fanbase aveva realmente bisogno forse grazie ad una collaborazione non propriamente azzeccata che vedeva da un lato una software house storica ed affermata collaborare con una Avalanche Studios forse non ancora pienamente matura per reggere il confronto con un sistema di combattimento sublime tanto da poter essere considerato come il picco raggiunto in questa generazione proponendo un open world stanco a livello creativo e privo di attività davvero interessanti pad alla mano condito da una narrativa blanda e inefficace.

+ Gunplay che rasenta la perfezione
+ Le abilità sono variegate e tutte interessanti
+ Dura poco
- Dura poco
- Open world inserito a forza in un titolo lineare
- Attività noiose e ripetitive

6.0

La speranza per un terzo capitolo permane soprattutto alla luce di tali potenzialità ed il finale aperto che questo propone, ma solo a patto che venga fatto tesoro di quanto andato storto con questo secondo episodio per proporre un’esperienza più equilibrata e degna di uno shooting pressoché perfetto.




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