Project Starship

Progetto nostalgia non pienamente riuscito

A cura di GamesForum - 15 Giugno 2020 - 10:49

Autore della recensione: beachild

Un gettone è l’apostrofo argenteo tra le parole Insert e Coin. Si potrebbero riassumere con questa frase ironico-poetica le generazioni a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta che hanno soddisfatto buona parte della loro fame video-ludica davanti ai cabinati delle sale giochi, o alle spalle di qualcuno più bravo di loro per dare un consiglio o semplicemente per ammirare con adorazione. Una serie di generazioni che, oggi cresciute, non hanno modo di rimpiangere i bei tempi andati grazie a numerosi titoli indie, sia remake di glorie del passato che produzioni inedite, che guardano proprio a quel tipo di idea di videogioco e a quella nicchia di utenza. Un esempio pienamente calzante è quel Project Starship che ci apprestiamo a recensire.

Trame? Dove andiamo non c’è bisogno di trame!

Non abbiamo la minima idea di quali siano le premesse narrative che danno il via al gioco, ma non ne abbiamo neanche bisogno. Quando si andava in sala giochi con la mancia dei nonni da spendere tra stick e pulsanti colorati non si aveva troppo tempo da perdere in preamboli e si voleva arrivare rapidamente al sodo. E il paragone non è per nulla forzato, dal momento che è lo stesso gioco a presentarsi con una schermata su cui lampeggia l’iconica scritta “Insert Coin” che, da sola, risulta evocativa ed eloquente quanto centinaia di premesse testuali o tramite cutscene.

Quella scritta è un chiaro invito a non farsi troppi viaggi mentali e a prendere il titolo per ciò che vuole essere: un salto nel passato, in tutta la sua semplicità e in tutta la sua grandezza. Se siete alla ricerca di emozioni contrastanti, storie spezza-cuore o strappalacrime, azione cinematografica e colonne sonore degne di entrare nella vostra playlist personale girate al largo, perché Project Starship sa proporre solo puro e semplice gameplay.

Uno sguardo al passato

Entrando nello specifico, ci troviamo di fronte a uno sparatutto a scorrimento verticale che riprende palesemente i classici del passato. A bordo della nostra astronave, che può essere pilotata da uno di due protagonisti di sesso opposto, dovremo riuscire ad arrivare il più lontano possibile attraverso nemici, ostacoli e boss capaci di metterci rapidamente alle strette. Controllando il velivolo con la levetta sinistra potremo spostarci sia orizzontalmente che verticalmente, mentre sarà sufficiente premere il tasto X o il tasto R1 per sparare, anche se è giusto dire che li terremo costantemente premuti per non perdere mai neanche un secondo di fuoco e non sprecare alcuna possibilità di fare danno.

Sulla nostra strada, come dicevamo, o meglio sul nostro cielo, troveremo i più disparati avversari. Si tratta di mostri particolari, di altri veicoli e di boss veri e propri che renderanno ardua la nostra progressione sputandoci addosso la loro violentissima potenza di fuoco come se non ci fosse un domani. Impareremo presto a riconoscere le specifiche di ogni nemico, anche perché onestamente le varianti non sono in numero elevato, e a difenderci dai loro attacchi o a eliminarli prima che possano sferrarli. Guai a esitare troppo o a fare in modo che un avversario raggiunga la parte inferiore dello schermo, o rischieremmo davvero di trovarci nei guai.

Project Starship

Inferno di proiettili, al rallentatore

Le situazioni che si vengono a creare, in effetti, hanno il potenziale per metterci alle strette e costringerci a ricorrere alla nostra abilità di giocatori di vecchia data per evitare il più possibile i vortici inesauribili e ubriacanti dei luminosi colpi nemici. In più di un caso ci ritroveremo in un classico bullet-hell che, se non esistesse un comodissimo stratagemma, ci condurrebbe alla perdita di tutti gli scudi difensivi e quindi alla morte in men che non si dica.

Lo stratagemma di cui sopra altro non è che un tasto dedicato all’attivazione di una modalità al rallentatore. Tenendo premuto il dorsale sinistro, infatti, tutto ciò che accade intorno alla nostra navicella inizierà a procedere a velocità ridotta, permettendoci di controllare con più precisione il movimento, di individuare le vie preferenziali per districarsi tra i proiettili e di pianificare il nostro attacco ai nemici. Il fatto che non esista un timer né un sistema di esaurimento per questo comodo artificio lo rende una semplificazione del gioco a cui sarà difficile resistere, a meno di non volersi fare del male consapevolmente.

Boss e altre follie

Oltre ai classici nemici, come dicevamo, incontreremo di tanto in tanto anche boss più coriacei. Questi presentano una barra della salute nella parte alta dello schermo che ci permette di prendere loro le misure e di galvanizzarci via via che li vediamo indebolirsi e avvicinarsi alla sconfitta. La quale, molto spesso, non arriva dopo il prosciugamento della prima barra della salute, ma ne prevede una seconda, per una nuova fase in cui anche l’offensiva nemica subisce una variazione. In ogni caso non si tratta mai di niente di davvero difficile, con o senza rallentatore.

A completare l’offerta ci sono alcuni potenziamenti che possiamo raccogliere lungo la strada. Oltre agli scudi che garantiscono il ripristino di punti salute troveremo numerosi oggetti e armi migliorative che faciliteranno non poco la nostra partita. Si tratta sempre di oggetti casuali, a volte liberi nel cielo e altre volte rilasciati da nemici uccisi, che in alcuni casi non costituiscono bonus ma malus da cui tenersi alla larga per non rimanere ingannati. Lo stesso sistema procedurale, se così vogliamo definirlo, riguarda nemici e qualunque elemento di gioco incontreremo in ogni nuova partita.

A tal proposito, è giusto segnalare che Project Starship non prevede missioni o livelli, ma permette sempre e solo di cominciare una singola partita, nella quale cercare di spingersi sempre oltre per quanto riguarda l’avanzamento con i boss e il punteggio totale. Una scelta che limita parecchio il divertimento, il quale si esaurisce dopo pochissimi minuti nei quali si è già visto praticamente tutto. Anche l’introduzione dei “mad event“, ossia di eventi casuali che per alcuni secondi ci complicano ulteriormente la vita (piogge di proiettili, inversione dei comandi di gioco, oscuramento dello schermo, e così via) e di sezioni in cui districarsi tra veri e propri tunnel strettissimi, in cui lo spazio di manovra è ridotto al minimo e ogni scontro risulta letale, non migliorano la valutazione finale che possiamo dare al titolo.

Tecnicamente coerente

Dal punto di vista grafico la semplicità è la parola d’ordine. Il gioco riprende le soluzioni pixellose del passato e a livello tecnico, sia per quanto riguarda il comparto visivo che quello sonoro, non si direbbe di trovarsi di fronte a un gioco del 2020 che gira su PlayStation 4. Il che non è necessariamente un fatto negativo, anzi è comunque apprezzabile la decisione di rimanere ancorati nel modo più aderente possibile al modello video-ludico preso come riferimento.

+ Un reale omaggio ai giochi arcade del passato
+ Diverse soluzioni per favorire la variabilità
- Manca una struttura a livelli o missioni che avrebbe aumentato la longevità
- Il rallentatore semplifica troppo l'esperienza

5.0

Project Starship è niente più e niente meno che un omaggio ai titoli del passato, uno sparatutto spaziale a scorrimento verticale che riesce a ricreare alla perfezione una determinata atmosfera ma che presenta notevoli mancanze a livello di longevità. Potendo solo affrontare una partita al meglio della nostra sopravvivenza e nessun’altra modalità vedremo ben presto tutto ciò che c’è da vedere e passeremo rapidamente ad altro.



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