Pokémon Spada e Scudo

It’s Champion time!

A cura di Gamesforum - 29 Gennaio 2020 - 12:57

Autore della recensione: Doc E. Brown

Era il 27 Febbraio 1996 quando, con la storica release giapponese di Pokémon Rosso e Pokémon Verde (diventato poi Blu per il mercato occidentale), la febbre per i Pokémon colpiva il mondo intero. Oggi, dopo circa 23 anni, oltre 800 Pocket Monster hanno accompagnato lo sviluppo del fenomeno nipponico, il quale è riuscito a stregare ed ammaliare milioni di fan in tutto il mondo attraverso una marea incontenibile di videogames, anime, manga, film, giochi di carte e merchandising.

E, fin da quel lontano giorno di febbraio di fine anni ‘90, il sogno più grande di ogni fan è stato quello di vedere un vero e proprio capitolo della serie principale su release esclusiva per una home console Nintendo. Generazioni di gamers hanno continuato a cullare, negli anni, il desiderio quasi utopico di poter vedere un hardware di natura superiore dare vita all’avventura dei propri sogni. E’ il 19 Novembre 2019: finalmente quei ragazzini sognatori di fine anni ‘90, oggi oramai uomini, sono i primi ad emozionarsi con l’arrivo sugli scaffali di Pokémon Spada e Pokémon Scudo, i primi titoli inediti della serie principale ad esordire finalmente ed esclusivamente per una home console Nintendo.

Tuttavia non tutto è andato secondo le speranze dei fan più irriducibili ed il prodotto sfornato da Game Freak rappresenta un concentrato di contraddizioni ed incongruenze, forse proprio per il desiderio di non deludere sia la vecchia guardia dei fan che, al contempo, le nuove generazioni. In questo nuovo capitolo della serie, il giocatore esplorerà la regione di Galar alla conquista delle medaglie delle classiche otto Palestre, requisito propedeutico per poter sfidare il campione regionale in carica e coronare il proprio sogno di gloria. Quello che è il tradizionale leitmotiv narrativo di pressoché ogni episodio della serie, in Spada & Scudo si intreccia con il mistero derivante dal fenomeno Dynamax e dalla minaccia della nefasta Notte Oscura.

Pokémon Spada e Scudo

La trama appare fin dalle prime battute come estremamente semplice: il cast dei personaggi, sebbene sufficientemente carismatici a livello di design, sono caratterialmente tratteggiati il tanto che basta per spingere l’incedere degli eventi. Da questo punto di vista, Spada & Scudo non riescono a scrollarsi di dosso un’impostazione basilare della narrativa pur aprendo ad una leggera attualità nei temi trattati: è una scelta conservativa e sicuramente voluta dagli sviluppatori ma che, dopo oltre 20 anni, potrebbe abbracciare soluzioni più coraggiose e complesse. Lo spirito fortemente conservatore del titolo emerge anche dalla struttura ludica, rimasta pressoché immutata nel tempo.

L’aurea formula alchemica, composta da un gameplay easy to learn e allo stesso tempo hard to master, mescolata al collezionismo reso famoso dallo slogan Gotta catch’em’all, anche in Spada & Scudo rende l’esperienza ludica tremendamente assuefante e divertente, proprio come quando si metteva la cartuccia nel GameBoy e si accedeva per incanto ad un mondo in pixel bicromatici: è forse questo il traguardo maggiore di questo capitolo, l’aver trasportato la magia della storica serie in un nuovo contesto hardware.

Tuttavia è altresì da notare come questo forte legame con la tradizione possa apparire a tratti straniante, soprattutto nel constatare l’assenza di sensibili passi avanti al fine di svecchiare una formula che, nel mercato attuale, appare tanto affascinante quanto anacronistica. Le evoluzioni Dynamax e Gigamax sono nuove interpretazioni del concetto di evoluzioni temporanee già viste nei precedenti capitoli e, sebbene contribuiscano a stratificare ancor di più la dinamica dei classici combattimenti a turni e la ricalibrazione strategica di ogni sua componente, non inventano comunque nulla che possa definirsi realmente nuovo.

E’ un peccato che un così collaudato e gratificante sistema di combattimento sia ancora orfano di migliorie impattanti ed anzi sia banalizzato nel corso dell’avventura.

A tale riguardo, il gioco setta purtroppo nuovi standard di facilità per la serie e fa emergere la necessità di dedicarsi al mondo competitivo per apprezzare degnamente il sistema di combattimento. Anche questa è una scelta, da parte di Game Freak, non pienamente coraggiosa, arenata a metà strada tra il tradizionalismo del core gameplay e l’apertura verso le nuove generazioni. Le contraddizioni di cui sono permeati Spada & Scudo traspaiono anche dal world building. Mentre i predecessori abbracciavano gli stilemi classici dell’avventura, della scoperta e dell’esplorazione, Galar spinge invece sul pedale della linearità totale dell’esperienza ludica, riducendo quasi all’osso ogni possibilità esplorativa, proponendo mappe sostanzialmente vuote (di NPC, possibilità ed eventi) e a senso unico, dungeon pressoché inesistenti, puzzle scarni nonché limitati alle Palestre.

Game Freak, sbilanciandosi verso l’obiettivo di aprire ancor di più la serie verso i new user, semplifica e taglia, rendendo purtroppo il gioco privo di interattività e profondità. A salvare il gioco da questa pessima scelta di game design, occorre in soccorso proprio la tradizionale esperienza ludica che spinge il player a raggiungere i titoli di coda, dopo circa 25/30 ore, per il puro piacere vintage del breeding e del collezionismo delle creature, qui reso peraltro più agevole (e semplificato) dalla possibilità di vedere fisicamente i pokémon nel mondo di gioco e dalla riduzione del Pokédex nazionale a “sole” 400 specie. E’ da segnalare l’introduzione delle Terre Selvagge: un’area sandbox di generose proporzioni, contraddistinta da diversi ambienti ed habitat, ricchissima di pokémon da scovare e che ospita un’altra delle novità del titolo, i Raid.

Questi sono scontri contro Pokémon Dynamizzati, da affrontare in solitaria o cooperativa, per avere la possibilità di ottenere creature rare ed oggetti preziosi. Quelle che potrebbero essere due features interessanti ed innovative si scontrano però con una realizzazione claudicante: le Terre Selvagge, seppur concettualmente ottime, evidenziano ancora di più il problema della vacuità del gioco causata dall’assenza di NPC, missioni secondarie e dungeon opzionali. I Raid, dal canto loro, palesano ancora di più la volontà di proporre sfide unicamente per i giocatori interessati al competitivo online.

Pokémon Spada e Scudo

A completare un quadro con luci ed ombre, ci pensa un comparto tecnico assolutamente insufficiente: sebbene i pokémon siano realizzati bene e con un design sempre puntuale e coloratissimo, per tutto il resto Spada & Scudo presentano una enorme povertà tecnica, fatta di texture in bassa risoluzione, costruzioni poligonali estremamente basilari ed animazioni limitate.

Come se non bastasse, il tutto è condito da evidenti ed ingiustificati problemi di pop up, aliasing e frame dropping. Si tratta di problemi ulteriormente accentuati laddove si decida di giocare in modalità portatile e con la connessione online attiva. Sul versante della colonna sonora, si segnalano motivi orecchiabili in linea con la tradizione della serie che accompagnano degnamente il player attraverso la sua avventura nelle terre di Galar. Proprio l’avventura a Galar è destinata tuttavia ad avere una longevità molto soggettiva. Come già detto, la storia principale è completabile in circa venticinque/trenta ore. Una volta completata, l’endgame prevede perlopiù alcuni scontri opzionali maggiormente impegnativi senza dungeon opzionali o aree segrete. In questo senso, l’unica nota positiva proviene dal completamento del (purtroppo ridotto) Pokédex, il quale può prolungare la longevità complessiva di altre quindici/venti ore.

Un’offerta tuttavia troppo stringata rispetto ai contenuti e alla longevità di altri capitoli della serie, che trova nel presente una potenziale estensione solo laddove si sia interessati ai Raid online, al PVP e dalla (estenuante) ricerca dei Pokémon Shiny

Un comparto tecnico insufficiente sembrerebbe completare un quadro fallimentare per l’ottava generazione della serie. Tuttavia, Spada & Scudo resistono ai (tanti) problemi che li affliggono, forti della loro carta vincente più tradizionale, ovvero il fascino magnetico ed irresistibile del suo gameplay e del collezionismo compulsivo. Viene proprio dalla vena conservatrice l’ancora di salvezza per questi nuovi capitoli della serie che, al netto dei problemi (enormi) che li affliggono, sono capaci di far tornare il player indietro nel tempo al 1996, quando tutto si poteva risolvere soffiando dentro una cartuccia di plastica perdendosi al contempo in un mondo virtuale fatto di creature fantastiche. Anche al costo, nel 2019, di molto amaro in bocca per quello che poteva essere e che purtroppo non ha avuto il coraggio di essere.

+ Una droga allo stato puro
+ Core gameplay classico ed ancora ricco di soddisfazioni
+ Terre Selvagge, Dynamax e Raid sono aggiunte interessanti
+ Ottimo design dei nuovi pokémon e dei classici rivisitati
- Estremamente lineare, con attività secondarie e dungeon inconsistenti
- Narrativamente acerbo
- Endgame rivolto quasi esclusivamente al mondo competitivo
- Tecnicamente insufficiente

7.5

Pokémon Spada & Pokémon Scudo anelano ad un obiettivo forse impossibile: esaudire un sogno lungamente atteso dai fan dei titoli originali senza snaturare la serie e nel contempo proporre sul mercato un titolo nuovo ed accattivante per le generazioni attuali. Forse è proprio questo uno dei motivi che portano Game Freak a proporre un prodotto incoerente e contraddittorio, fatto di (poche) idee nuove, (tante) trovate conservatrici e soluzioni (eccessivamente) facilitate.




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