Recensioni degli utenti 3 min

Pikuniku

Un indie con le palle... ehm, la palla

Autore della recensione: Apollonio

Nel mare di giochi indipendenti, emergere può essere tutt’altro che facile. Il rischio è di affogare per la spietata concorrenza di prodotti sempre più raffinati sotto ogni aspetto e ricolmi di contenuti, e di passare tristemente inosservati. Questo poteva essere il destino del piccolo Pikuniku, che in punta di piedi, si è affacciato al mondo e con garbo e semplicità ha dimostrato di poter sguazzare alla grande nelle difficili acque digitali.

Nell’avventura firmata Sectordub si è chiamati a vestire i panni di un’improbabile creatura, Piku. Letteralmente la più buffa palletta bipede che si possa desiderare. Vedendolo zompettare la prima reazione è di volerlo come animale domestico. Ciò non di meno, al di fuori della grotta in cui vive è conosciuto solo come ”la bestia” e tutti se ne tengono a debita distanza. Almeno fino a quando il nostro per nulla feroce amico non lascia la tana e incomincia ad esplorare il mondo circostante. Un generoso ecosistema a scorrimento orizzontale e verticale, con buffi comprimari, chicche e puzzle elementari ma piacevoli. Pikuniku è capace di conquistare sin da subito, per i colori sgargianti e le linee semplici, per la musica impettita e vivace e per i dialoghi sconclusionati. La realtà in cui prende vita la vicenda è minuta ma vibrante: nelle pochissime ore, nostro malgrado, che abbiamo speso in compagnia di Piku abbiamo piacevolmente esplorato ogni anfratto. Trofei, piccoli segreti e situazioni memorabili e demenziali dietro l’angolo invogliano a setacciare con cura ogni zona e a tornare sui propri passi prima di avventurarsi in quella successiva. Non scenderemo nei dettagli per non rovinare la sorpresa ma vale la pena non correre a perdifiato verso il finale, che in ogni caso non tarderà ad arrivare.

Non brilla infatti la longevità del titolo. I titoli di coda arrivano terribilmente presto e poco risolve la presenza di collezionabili. Se il ritmo ne giova, non intaccato da lungaggini discutibili è pur vero che l’impressione è che tanto ancora si sarebbe potuto dare senza appesantire le peripezie di Piku.

In questo vagabondare si è chiamati a risolvere piccoli puzzle superando spesso e volentieri ostacoli di carattere ambientale come un ponte inagibile o tronchi capitombolati sul sentiero e tutto si può dire ma non che le situazioni pecchino di varietà. Tutto ciò sostanzialmente saltando, trascinando o calciando oggetti. Niente di complesso, in ogni caso, pertanto se si cerca una sfida verremo inevitabilmente delusi perché la risoluzione degli enigmi è praticamente meccanica e il lato platform appena abbozzato. All’inizio si può avere l’impressione che si richiedano soluzioni che sollecitino la creatività e pazienza del giocatore ma ben presto ci si arrende al fatto che lo spazio all’immaginazione sia poco e che il tutto proceda liscio come l’olio. Non che sia necessariamente un male, un’esperienza come quella di cui si scrive può essere balsamica per le menti e le mani anche dei giocatori più incalliti, prendendo i contorni più di una piccola fiaba moderna. Più interessante in quest’ottica risulta quindi godersi la fisica degli elementi di gioco e come essi interagiscano con il protagonista mentre a sua volta zompetta goffo, provare gli improbabili power up e abbandonarsi alla simpatia e varietà delle vicissitudini. È difficile non trovarsi a sorridere o a rimanerne sorpresi per l’improbabilità.

A contribuire enormemente alla cornice ci pensano la veste grafica e l’accompagnamento musicale. Minimale, dai colori accesissimi e piacevole la prima mentre vivace e scanzonato il secondo, entrambi sono fiori all’occhiello della produzione anglo-francese e non mancheranno di fare la gioia di chi vi si avvicina con il giusto spirito.

La grande colpa di Pikuniku, a voler fare le pulci, è una sola: non sazia. Non solo scorre via troppo velocemente, non aiutato dalla facilità estrema nel portarlo a termine, ma tante trovate convincenti non hanno una più compiuta applicazione, ed è un peccato. Un po’ di tutto ma non troppo di niente. C’è molta delicatezza nelle scelte degli sviluppatori e nell’equilibrio generale ma una più decisa convinzione nello sviluppo delle singole parti, dal cuore del gameplay all’intreccio narrativo, avrebbe reso ancor più interessante l’insieme dal momento che la mancanza di idee non sembra certo un problema in quel di Londra. I margini di miglioramento, nonostante la bontà del risultato, sarebbero enormi proprio perché a volte si ha l’impressione di avere a che fare con un frutto gustoso ma ancora acerbo. A conti fatti però la bellezza di Pikuniku sta anche e sopratutto nel suo essere leggero, appena tratteggiato, per regalare un’avventura modesta ma inconfondibile.

+ Buffo e irresistibile, humor sempre presente
+ Piacevole in ogni parte
+ Discreta varietà
+ Direzione artistica minimale e accattivante
– Troppo troppo breve
– Sfida poco stimolante

8.0

Giù il cappello davanti alla fatica targata Sectordub: un delizioso quadretto ricco di stile e comicità che, senza strafare, rapisce per genuinità e si ritaglia uno spazio nel panorama indie. Ideale per chi cerca un’esperienza breve e rilassante, col sorriso dall’inizio alla fine, e non disdegna un livello di difficoltà tarato verso il basso. A volte acerbo ma mai insipido, Pikuniku convince e chissà, lascia sperare in tanto a venire.