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Pecaminosa – A Pixel Noir Game

Sin City

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Pecaminosa si candida a essere la città del vizio. La produzione Cereal Games propone un’ambientazione da film noir: personaggi sordidi, prostituzione, gioco d’azzardo e soprattutto un ex detective, tal John Souza, che ha qualche scheletro nell’armadio e… un fantasma in soggiorno. Il fantasma è quello di Charlie Two Angels, malfattore da lui ammazzato tempo prima che torna a Pecaminosa con delle tassative richieste per John. Richieste, ovviamente, assassine.

 

Pecaminosa è una città piena di cliché del genere gangster.

 

Il contesto da gangster city è reso perfettamente: i dialoghi sono efficaci così come la pixel art, in bella mostra. Nulla è originale: per precisa scelta e desiderio di ironia leggiadra, i cliché di ogni tipo si susseguono confermando ciò che ci si aspetta con meritevole credibilità. Le musiche non spiccano: servono il plot con sforzo minimo e risultati più che sufficienti.

Souza inizia esplorando e indagando… e menando cazzotti all’occorrenza. La città è mappata generosamente e il percorso da seguire è suggerito da evidenti frecce sulla mappa medesima. E se non si può sbagliare indirizzo, tuttavia – attenzione – si potrebbe saltare qualche missione intermedia, lasciando in vita boss che non lo meritano – stando a quanto asserito da Charlie Two Angels.

Strada facendo si ottengono armi da fuoco più o meno efficaci, a seconda delle circostanze, e più o meno opportune in base al consumo di proiettili. Svuotare il caricatore su nemici minori è l’errore peggiore che si possa fare a Pecaminosa. Lo si impara presto. Ma è già tardi, e allora si diventa oltremodo parchi e si torna ai cazzotti, sebbene si prosciughino in questo modo le riserve di elisir curativi… Equilibrio ci vuole, come sempre.

 

L'anima da twin shooter implicherà dosare correttamente risorse e munizioni, per evitare di trovarsi in guai seri.

 

Il sistema di combattimento è quello classico di un twin stick shooter, con forte variabilità nel range delle diverse armi (dai pugni alla pistola e poi allo shotgun, dal fucile mitragliatore all’arma esotica o forse esoterica di cui diremo di più fra un po’). Si dispone di un numero limitato di slot per gli oggetti/equipaggiamenti, sicché non porteremo con noi tutte le armi anche per lasciare spazio a eventuali oggetti chiave da rimediare in itinere. Le casse per lo storage però sono lontane dai campi di battaglia così come i negozi di munizioni e di bevande, di conseguenza saremo spesso obbligati a un backtracking impietoso, lento e del tutto vuoto di azione.

Ammazza qui e ammazza là, il personaggio cresce e acquista punti esperienza che possono essere spesi a scelta in 4 diverse categorie riassunte nella sigla L.I.F.E. (Luck, Intelligence, Force, Endurance), ciascuna delle quali incrementabile fino a 10 punti. Approssimandosi al valore massimo, si ottengono bonus molto vantaggiosi legati strettamente alla categoria privilegiata. Nell’arco di una run non è possibile massimizzare tutti e 4 i valori, e questo giova alla rigiocabilità del titolo dal momento che i bonus sanno modificare l’approccio al gameplay in modo concreto.

 

 

Nel corso dell’avventura il contesto fortemente noir si annacqua come tutta la narrazione, cedendo il passo alle missioni obbligate e favorendo l’introduzione di elementi narrativi fra il grottesco, l’insolito, l’horror, il demoniaco… Niente di forte, si badi bene, giusto qualche simbolo, qualche concessione all’iconografia più prevedibile. Forse una scorciatoia più o meno goffa per dare un finale al gioco. E poi c’è l’arma esoterica, quella efficace contro l’occulto.

 

VOTO: 6,5

Tirando le somme, Pecaminosa - A Pixel Noir Game mantiene ciò che promette visivamente: un contesto accattivante. Il BS è sufficiente, arricchito da una discreta rigiocabilità legata alla sperimentazione di abilità e bonus differenti. La narrazione, dopo aver accolto suadentemente il giocatore, si defila alla chetichella. Il backtracking può essere atroce a causa del colpevole posizionamento di casse e negozi e dell’esosità dei taxi (sì, taxi) per altro non sempre presenti. Ti ritrovi facilmente nel sottosuolo a incamerare fior di quattrini dagli scontri e a non poterli spendere se non torni in città scarpinando nel nulla più assoluto.

Pro

  • Buona ambientazione
  • Discreta narrazione... finché rimane
  • Battle System onesto

Contro

  • Focus narrativo che si perde a metà della storia
  • Scarse attività secondarie
  • Troppo lineare