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Paradise Lost

Un bunker nazista abbandonato, mitologia slava e tecnologia retrofuturistica

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Inverno nucleare

Sono ormai trascorsi molti anni da quando, in un passato non troppo lontano dal nostro, l’intero continente europeo è emerso devastato da un imponente bombardamento nucleare da parte dei nazisti che ha posto così fine al conflitto senza che tuttavia nessuno ne uscisse vittorioso.

La breve avventura della durata di circa due ore (da raddoppiare per scoprire entrambi i finali) vede protagonista il dodicenne Szymon, ormai rimasto orfano, avventurarsi in un bunker nazista in cerca del padre che non ha mai conosciuto avendo come indizio solo una fotografia lasciatagli dalla madre prima della sua prematura dipartita.

Dove tutto ebbe inizio

Il contesto nelle quali la vicenda prende forma ricordano quelle della serie Metro, in questo caso tuttavia viene adottato un approccio molto più cauto e rilassato rispetto alla serie 4A Games, basando l’intera avventura sul ritrovamento di particolari indizi e documenti nascosti nelle stanze che si visiteranno man mano che si avanzerà all’interno del bunker accompagnati da brevi ed inefficaci cut scenes che contrariamente alle fasi giocate mostrano tutti i limiti di un budget tutt’altro che cospicuo.

Sebbene Paradise Lost basi la sua narrativa sul ritrovamento di tali documenti è bene sottolineare come la componente esplorativa sia palesemente limitata a causa di scelte di game design non troppo acute come una camminata fin troppo lenta e la presenza di ostacoli che impediscono di visitare alcune aree.

Non sarà raro infatti vedersi impossibilitati a tornare sui propri passi nonostante normale logica dovrebbe consentirlo, perdendosi quindi possibili dettagli che consentirebbero al giocatore di proseguire con maggiore consapevolezza di quanto accaduto nel contesto di gioco fino ad un finale degno di nota ma che non riesce ad evocare l’effetto voluto a causa di una durata fin troppo breve e che non invoglia a nuovi walkthrough.

Qualche bug di troppo

Pur trattandosi di un titolo molto piacevole alla vista grazie ad effetti di illuminazione notevoli e ad una direzione artistica ispirata, la creatura del piccolo team PolyAmorous  è zeppa di bug più o meno gravi che inficiano sull’atmosfera di gioco: indiscusso punto cardine della produzione senza la quale questa non sarebbe in grado di coinvolgere il giocatore.

Paradise Lost è un’occasione mancata, ma anche un buon punto di partenza per imbastire una saga dall’alto potenziale narrativo grazie ad un setting affascinante e ricco di misteri: caratteristiche presenti in questo capitolo ma non pienamente sfruttate a causa di scelte incomprensibili che avrebbero potuto elevare la produzione a livelli ben maggiori magari limando le sbavature tecniche e ponendo un occhio di riguardo agli enigmi finora non sufficientemente ispirati.

VOTO: 6.5

Piattaforme: pc, ps5, switch, xsx
L’acquisto rimane consigliato a tutti i fan delle storie post-apocalittiche che vogliono godersi un’avventura non troppo impegnativa, ma che al contempo non chiedono grosse pretese e con la consapevolezza di dover soprassedere sui alcuni limiti che inficiano la rappresentazione delle vicende del giovane Szymon.

Pro

  • Molto piacevole alla vista
  • Doppiaggio di ottima fattura
  • Narrativa di buon livello…
  • Presenti finali multipli…

Contro

  • …ma difficilmente sarete invogliati a rigiocarlo
  • Estremamente breve
  • Alcune scelte di design incomprensibili