Overwatch: Legendary Edition

Eroi, non classi

A cura di GamesForum - 17 Luglio 2020 - 18:27

Autore della recensione: Sarto

Overwatch per Nintendo Switch è stato il mio primissimo approccio non solo al titolo, mai giocato prima su nessun’altra piattaforma, ma in generale al genere cosiddetto “hero shooter”, una sotto-categoria di FPS e TPS caratterizzata dalla presenza di personaggi con armi, abilità e caratteristiche differenti tra loro.

Il titolo di Blizzard, uscito nel 2016 e subito degno del titolo di “Game of the Year”, è certamente un gioco che, nei suoi 4 anni di vita, ha guadagnato una risonanza mediatica tale da attrarre nella sua orbita videogiocatori avvezzi ad altri generi (come il sottoscritto), attirati dalle dinamiche veloci tipiche dello sparatutto e dalla componente tattica prevalente, che traspare anche solo osservando alcuni trailer o video di gameplay.

All’avvio del gioco, veniamo subito immersi nel contesto narrativo del titolo: Winston, un gorilla antropomorfo super-intelligente, ha il compito di riunire la squadra degli Overwatch, che da eroi salvatori della terra erano diventati agli occhi delle persone dei reietti ed erano pertanto stati costretti a rifugiarsi nelle tenebre. Sebbene la cornice narrativa si esaurisca in poche battute, il gioco propone a margine una lore decisamente gustosa, con una caratterizzazione ben precisa di ciascuno degli eroi non solo dal punto di vista di caratteristiche e abilità combattive (come vedremo in seguito), ma anche approfondendo la storia personale di ognuno, consultabile sul sito ufficiale del gioco.

A differenza degli sparatutto tradizionali e in linea con il genere di cui fa parte, il gioco si basa in primis sulla scelta del personaggio con cui giocare, scelta che porta con sé l’ottenimento di un set predeterminato di peculiarità belliche. Gli eroi tra cui scegliere sono 31, e si dividono nei classici ruoli strategici: tank, attacco e supporto.

È pressoché impossibile non trovare un eroe che si adatti alle proprie caratteristiche di gioco: che si prediliga il gioco agile e rapido o la forza bruta e statica, il roster di personaggi disponibili copre quasi ogni combinazione possibile di skills, offrendo l’opportunità di coniugare attributi puramente offensivi e doti curative e di assistenza alla squadra. Ogni eroe possiede inoltre un’abilità speciale, utilizzabile dopo aver inflitto sufficienti danni agli avversari, che gli permette di sfoderare armi e potenzialità devastanti, spesso decisive per le sorti della partita in corso.

Per quanto concerne le modalità di gioco, Overwatch offre un numero notevole di varianti sul tema: “conquista” e “trasporto” sono le due modalità principali, e sono entrambe basate sul dominio di un territorio all’interno della mappa (nel primo caso il territorio è statico, nel secondo è un mezzo in movimento che necessita di essere protetto). Oltre a queste due modalità, selezionando “Arcade” dal menù principale si accede alle restanti sfide che il gioco offre, che spaziano dal classico deathmatch, al deathmatch a squadre, a modalità di gioco ibride che mischiano elementi presi da tutte le diverse regole disponibili per le partite.

Nota di merito, per chi è alle prime armi con il titolo, la possibilità di giocare in modalità deathmatch con scelta casuale dell’eroe: dopo aver speso qualche ora a testare gli eroi in partite tradizionali, studiandone le caratteristiche ma pagando il pegno della scarsa esperienza (collezionando poche kill e tante morti), ho trovato apprezzabilissimo il poter partecipare a match dove ogni giocatore ha l’handicap di ricevere di volta in volta un eroe diverso e di doversi pertanto adattare alle sue peculiarità. È in questo modo che ho preso confidenza con gli eroi che poi ho scelto come preferiti nelle partite classiche, avendo avuto modo di testarne molti in breve tempo e avendo dunque capito quali fossero le mie inclinazioni di gioco.

Overwatch: Legendary Edition

Non volendo soffermarmi sulla descrizione di ogni singola partita giocabile su Overwatch, ciò che in generale ho molto apprezzato è il ritmo del titolo, sempre alto e frenetico, qualunque sia la variante di gioco scelta. A differenza di molti sparatutto tradizionali, la presenza di mappe ben costruite e un numero sempre congruo di giocatori fa sì che spesso, specie nelle primissime partite, morire sia molto facile, e subito dopo il respawn si venga catapultati nuovamente nella mischia. Non ci sono fronzoli e molto di frequente, specie nelle modalità deathmatch, non è nemmeno necessario percorrere chilometri per riguadagnare il punto nevralgico della mappa e ingaggiare scontri furibondi con gli avversari, perché ci si ritrova subito di nuovo nel bel mezzo della battaglia, a una porta di distanza dal fulcro dei combattimenti.

Al primo avvio del gioco viene presentato un tutorial per prendere primissima confidenza con i controlli, le abilità e le possibilità che ogni personaggio offre. Tale tutorial, per quanto esaustivo nella sua semplicità, non rende minimamente giustizia alla varietà sterminata di skill presenti nel gioco: per quanto banale, ho trovato curioso il fatto che alcuni personaggi non abbiano tutti i tasti del controller mappati, poiché avendo un numero ridotto di abilità non necessitano di tutti i pulsanti presenti.

Parlando di controlli di gioco, come in ogni sparatutto sconta il difetto di non essere giocabile col mouse e pertanto mirare e colpire potrebbe non essere il compito più semplice da svolgere; tuttavia, la presenza di una modalità assistita e soprattutto l’utilizzo del giroscopio durante le fasi più concitate compensano in maniera più che sufficiente la mancanza di un sistema di mira come quello del gaming da PC, e l’assenza (almeno al momento) di cross-play con utenti PC facilita ulteriormente le cose.

E come gira Overwatch su Switch? Il porting è recente, dal momento che il titolo è approdato sulla piattaforma ibrida di Nintendo solo nella seconda metà del 2019. Al momento della sua uscita mi era capitato di leggere qualche parere nel merito (nonostante, ci tengo a ribadirlo, io non avessi mai ancora avuto modo di approcciare il gioco su altre piattaforme): alcune recensioni erano molto critiche, sottolineando come la limitazione degli FPS (fissi a 30) e altre rinunce lato texture e dettagli non rendessero godibile il titolo come su altri hardware più performanti.

Nella mia esperienza, non avendo avuto modo di testare lo stesso titolo altrove, non mi sento di sottolineare grosse pecche grafiche che rendano il titolo poco fruibile o addirittura ingiocabile. Gli unici difetti che ho riscontrato da questo punto di vista sono due: da un lato, capita di dover attendere 3/4 secondi per il caricamento completo di eroi e texture appena effettuato l’accesso a qualche partita, tempo comunque accettabile e che non guasta di troppo l’esperienza di gioco; ciò che invece ho trovato fastidioso è il tempo di attesa per il matchmaking, spesso lungo 5 o 6 minuti (pur mettendosi a disposizione in tutte e 3 le categorie di eroi) che, sebbene mitigato dalla possibilità di sfidarsi in deathmatch o modalità simili durante l’attesa, stona decisamente in un gioco che nelle sue modalità core è basato su rapidità e intensità.

Per il resto, tutti i difetti evidenziati da molti recensori esperti non sono minimamente pesanti per un giocatore che si approcci al gioco per la prima volta da Switch, e anzi l’esperienza è appagante e immersiva, e rende il gioco “addictive” e impossibile da mollare.

+ La scelta degli eroi che si preferiscono è parte dell’esperienza di gioco stessa, e le modalità con eroi casuali sono stimolanti in questo senso
+ Ritmi sempre alti e incalzanti
+ Componente tattica ben sviluppata
- Matchmaking spesso molto lento
- Renderizzazione di texture ed eroi a volte pigra nelle prima fasi di gioco

8.0

In conclusione, Overwatch per Nintendo Switch è un titolo coinvolgente, che necessita di parecchie ore di gioco per essere esplorato a pieno. Il porting è “missione compiuta”, e il gioco offre modalità e varianti che fanno sì che annoiarsi sia sostanzialmente impossibile.




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