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Outer Wilds

Non andartene docile in quella buona notte…

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A partire dalla fine degli anni ’50, l’esplorazione spaziale iniziava uno dei suoi capitoli più febbrili ed esaltanti fino all’allunaggio di Neil Armstrong del 20 luglio 1969: impossibile non ricordare le parole pronunciate il 12 settembre 1962 del presidente statunitense Kennedy: “scegliamo di andare sulla Luna in questo decennio e fare le altre cose, non perché sono facili, ma perché sono difficili; perché quell’obiettivo servirà a organizzare e misurare il meglio delle nostre energie e capacità, perché quella sfida è una sfida che siamo disposti ad accettare”. Parole importanti nel contesto della corsa allo spazio, ma anche un discorso entrato nella storia come d’ispirazione alle grandi gesta pionieristiche dell’umanità. Da allora, l’esplorazione spaziale è entrata a pieno titolo nell’immaginario collettivo, grazie anche alla ispirata opera di alcuni dei cineasti più importanti della storia: Stanley Kubrick (2001: Odissea nello Spazio), Ridley Scott (Alien; The Martian), Robert Zemeckis (Contact), Ron Howard (Apollo 13), Alfonso Cuaron (Gravity), Christopher Nolan (Insterstellar).

In Outer Wilds traspare tutto l’amore dello sviluppatore Mobius Digital verso l’esplorazione dell’ignoto e verso l’avventura nello spazio profondo, con una evidente voglia di realizzare qualcosa di unico, coraggioso e profondo.

I Teporiani sono una razza assai curiosa, che promuove l’esplorazione spaziale del loro piccolo sistema solare, anche al costo di qualche leggerezza ed imprudenza di troppo. Nei panni di un giovane teporiano partiremo dal pianeta natale Cuore Legnoso per il primo viaggio spaziale, pieni di sogni, speranze e voglia di avventura. Appena 22 minuti dopo però, accade un evento apparentemente impossibile: il sole del sistema planetario diventa improvvisamente una supernova, inghiottendo tutti i pianeti nel raggio della sua immensa espansione distruttiva. Sembrerebbe la fine ma il giovane teporiano si risveglia improvvisamente su Cuore Legnoso, pochi attimi prima della sua partenza, ma consapevole di ogni evento accaduto: capiremo ben presto di trovarci all’interno di un misterioso loop temporale. Sarà nostro compito capire cosa sta succedendo, esplorando liberamente il sistema solare e le rovine lasciate dell’antica civiltà dei Nomai, per cercare un modo di salvare noi stessi e la nostra gente.

Outer Wilds poggia la sua base ludica sul concept del loop temporale: ogni 22 minuti a prescindere dalle nostre azioni il sole diventerà una supernova; con la nostra morte, si azzererà il timer e si ricomincerà l’esplorazione a ridosso della partenza da Cuore Legnoso. L’unica cosa che potrete conservare ad ogni ciclo sarà la conoscenza. E’ proprio la conoscenza infatti la risorsa principale ed il bene più prezioso in Outer Wilds: ogni pianeta ed ogni corpo celeste nasconde informazioni fondamentali relativamente al background narrativo, costituito dalla storia della scomparsa civiltà Nomai, dai loro insediamenti, dalla loro tecnologia avanzatissima e dai loro esperimenti volti alla ricerca del misterioso Occhio dell’Universo. Ogni informazione raccolta si inserisce all’interno di un mosaico ricchissimo e fitto di relazioni e rapporti causa/effetto, che andrà a comporre un quadro sempre più completo degli eventi. Il giocatore sarà completamente libero da qualsiasi vincolo od ordine esplorativo e sarà l’unico artefice del proprio percorso, guidato della propria curiosità e dal proprio intuito. In Outer Wilds non ci sono obiettivi da completare ed indicatori da seguire, ma solo un menù riassuntivo di ogni vostra conoscenza: tutto è nelle mani del giocatore, che dovrà esplorare, comprendere e dedurre logicamente ogni passaggio fino al sorprendente finale al contempo ermetico, commuovente e profondo, degno coronamento di un’avventura memorabile e ricca di significato.

La direzione artistica del titolo è molto ispirata

La totale libertà concessa al giocatore e l’assenza di qualsiasi vincolo (se non quelli determinati dalla natura del loop temporale e dalle “regole” fisiche dei pianeti) costituiscono al tempo stesso uno degli elementi più unici e distintivi della produzione ed al contempo uno dei suoi potenziali problemi: se da un lato la libertà vi farà sentire l’esaltazione di ogni scoperta, dall’altro lato alcuni giocatori potrebbero sentirsi eccessivamente persi senza un percorso ben definito de seguire, soprattutto nelle fasi iniziali.

Per raccogliere le informazioni, l’esplorazione svolgerà un ruolo fondamentale all’interno di ogni ambientazione visitabile: il gioco propone un mix equilibrato tra una rappresentazione convincente di leggi fisiche ed una loro opportuna semplificazione, in un equilibrio tra meccanica quantistica e relatività generale. Entrare nell’orbita di un pianeta significherà dunque tener conto della giusta velocità dell’astronave, della traiettoria di orbita, della forza di gravità del corpo celeste e della sua conformazione, al fine di riuscire ad atterrare in sicurezza eventualmente ricorrendo anche a manovre di fionda gravitazionale. Ogni pianeta, ogni luna ed ogni rovina avrà proprie peculiarità fisiche e comportamentali, di cui tener conto: Profondo Gigantesco è un pianeta composto quasi interamente d’acqua e costantemente sconvolto da uragani immensi; Gemello Cenere e Gemello Braci sono una coppia di pianeti “clessidra” in cui il primo riversa periodicamente la propria sabbia sul secondo, da esplorare tenendo conto del progressivo apparire e scomparire di luoghi; per non parlare di Rovo Oscuro ed altri posti che sfideranno ogni vostra capacità.

Sebbene graficamente e tecnicamente basilare (la versione PS4 riscontra altresì saltuari problemi di pop up e qualche rallentamento), il titolo è al contempo perfettamente godibile, evocativo ed affascinante grazie ad una direzione artistica ispirata ed originale. Anche la colonna sonora è ricca di brani memorabili che difficilmente non rimarranno impressi nella memoria.

La longevità del titolo pubblicato da Annapurna Interactive è strettamente connessa al metodo di approccio. Sebbene il gioco si virtualmente completabile entro la fine del time loop, arrivare ad avere le conoscenze tali da permettervelo potrà portarvi via tra le 10 e le 20 ore a seconda di quanto velocemente riuscirete ad esplorare ed apprendere il necessario, ottimizzando al meglio ogni ciclo temporale.

VOTO: 9

Outer Wilds è, senza mezzi termini, un’opera sensazionale. Benché sicuramente non sia un prodotto adatto a tutti a causa delle sue particolarità ludiche e strutturali, l’opera di Mobius Digital trascina il giocatore in un’avventura senza precedenti, indipendente da ogni vincolo e libero di costruire la propria storia, perdendosi e ritrovandosi in un percorso di scoperta al contempo ponderato ed avventato, come da buon Teporiano. Gli sviluppatori, con l’incoscienza propria dei sognatori, danno alla luce un capolavoro assoluto e denso di significati ed insegnamenti morali, in cui l’importanza di ogni singola esperienza all’interno di un viaggio ha un suo valore immenso ed intoccabile.

Pro

  • Strutturalmente unico nel suo genere
  • Profondo ed evocativo
  • Importanza fondamentale della fase esplorativa e deduttiva

Contro

  • Il loop temporale maschera alcune carenze di gameplay
  • Per alcuni l’eccessiva libertà potrebbe risultare a tratti dispersiva
  • Alcune fasi forse eccessivamente frustranti