Octopath Traveler

Otto viaggiatori, otto avventure

A cura di GamesForum - 25 Maggio 2020 - 17:58

Autore della recensione: Moiapon

In fatto di videogame, una delle tendenze degli ultimi anni è sicuramente quella di proporre giochi ispirati ai pixellosi classici del passato, nel tentativo di ottenere il favore dei giocatori più nostalgici. In queste operazioni, il confine tra il plagio spudorato e l’uso intelligente e personale di stilemi consolidati è pericolosamente sottile. Nel caso di Octopath Traveler, tuttavia, possiamo affermare che il titolo non si adagia sulla sola celebrazione dei giochi di ruolo giapponesi anni ’90, ma tenta di modernizzare quella formula e quel modo di intendere un videogioco.

Il primo aspetto in cui si può subito percepire la volontà di onorare il passato rendendolo contemporaneo è nella veste grafica. Il connubio tra elementi retro, come gli sprite 16 bit dei personaggi o le casette low-poly, e il quasi iperrealismo di effettistica e illuminazione è uno degli elementi che colpisce immediatamente il giocatore. Tutti gli scenari del continente di Orsterra, sul quale si svolge l’avventura, offrono scorci e panorami ricchissimi di dettagli e che rimangono impressi nella mente del giocatore grazie alla luce, alla pioggia, alle ombre che si stagliano sul terreno. Sembra incredibile che giocando con così pochi elementi gli sviluppatori abbiano creato un over-world così vario. Il villaggio illuminato dal sole che tramonta, il borgo di mare con le navi in lontananza, la grande città di montagna tutta rampe e scale. L’altro lato della medaglia è, purtroppo, rappresentato dal design dei dungeon che non riescono a replicare l’eterogeneità di percorsi e villaggi. Grotte, sotterranei, foreste e soprattutto ville (decine di ville baroccheggianti! Che edilizia c’è a Orsterra?) tutte uguali. Come siano riusciti a differenziare così tanto tutti i villaggi e allo stesso tempo a rendere così simili i dungeon non me lo so spiegare.

Passando al battle system, si nota fin dalle prime battute che i developer sono gli stessi della serie Bravely, da cui Octopath Traveler eredita varie features, come la possibilità di caricare boost points durante il proprio turno per poi scatenare un attacco più forte contro i vari nemici. Altro elemento centrale è la possibilità di ri-classare i vari personaggi, ottenendo così tecniche e abilità passive prerogative di un altro job. Si possono creare così delle build personalizzate per un party che si adatta al proprio stile di gioco e in cui ogni personaggio può essere usato in tanti modi diversi, spingendo il giocatore a sperimentare sempre di più. Gli scontri normali sono belli, i boss sono veramente il massimo. Tantissimi (più o meno saremo sulla quarantina) e tutti diversi uno dall’altro, con alcune punte assolute di eccellenza (il boss di Tressa 2, il boss di Ophilia 2, e la maggior parte dei boss segreti) che stimolano a esplorare e a studiare il battle system fin nei dettagli. Anche qui, un piede è ben ancorato nella tradizione, mentre l’altro fa un passo avanti per rendere più fluido e dinamico un classicissimo sistema di battaglia a turni.

Octopath Traveler

Sulla trama e sulla narrazione il discorso è più complesso. La premessa degli otto personaggi e delle otto storie era molto interessante sulla carta, ma è stata trattata nel modo più semplicistico e cauto possibile. Forse il team di Square Enix non ha voluto osare troppo, temendo che gestire numerosi fili narrativi che si intrecciano e si influenzano a vicenda sarebbe stato un azzardo troppo grande. Alla fine quelle che ci troviamo fra le mani sono otto storie praticamente auto-conclusive, come se si trattasse di otto mini-JRPG che condividono tra loro solo l’ambientazione e alcuni vaghi rimandi qua e là. Nelle varie cutscene, addirittura, l’unico personaggio che parla e interagisce con comprimari e antagonisti è il protagonista della propria storia. Gli altri membri del party sono semplici comparse silenti, cosa abbastanza inspiegabile.

Proprio questi vaghi rimandi, in realtà, costituiscono però il perno attorno a cui girano le avventure e le vicende di tutti gli otto personaggi, che si congiungeranno solo nel post game, che rappresenta il classico true ending. Apprezzabile la volontà di collegare otto storie separate, ma, per come è realizzato il tutto, sembra di essere alle prese con una grossa quest secondaria più che con il climax finale di un epico JRPG da 70/80 ore. Una minuscola parte che proprio per la sua particolarità e per le condizioni necessarie per sbloccarla – ai limiti dell’assurdo – sembra quasi una presa in giro nei confronti del giocatore. Forse avrei preferito un gioco più snello e con meno capitoli dedicati a ciascun personaggio ma che permette di arrivare più velocemente all’epilogo. Anche la qualità delle singole storie l’ho trovata personalmente molto altalenante. Si passa dal canovaccio shonen medio (come nel caso delle storie di Alfyn, di Cyrus o di Tressa) fino a drammi familiari davvero interessanti e con premesse insolite per un gioco di ruolo “alla Final Fantasy” (Primrose su tutti). La bontà dei dialoghi e della scrittura è in ogni caso garantita.

Altro punto di forza è l’universo in cui è ambientato il gioco. Un mondo dal background coerente e solido, in cui tutti i personaggi e gli NPC agiscono coralmente, interagendo con naturalezza gli uni con gli altri. Vedere il mercante del paese delle nevi che fa accenno a eventi successi poco prima nel paese delle sabbie è soddisfacente e fa immergere il giocatore nel mondo di gioco.

+ Universo di gioco ben delineato e coerente
+ Battle system estremamente personalizzabile, con ogni personaggio che si può sfruttare in molti modi diversi
+ Veste grafica elegante
+ Design dei mostri ottimo...
- ... ma quello dei boss è poco fantasioso
- Le potenzialità offerte dalla trama e dalle otto storie che si intrecciano sono state poco sfruttate
- Dungeon ripetitivi

8.0

Octopath Traveler è, in definitiva, un bellissimo gioco e un solidissimo JRPG. Gli sviluppatori, grazie all’esperienza maturata con la serie Bravely, hanno confezionato un titolo che, se avesse osato un po’ di più sul lato trama e fosse stato un po’ meno prolisso, sarebbe potuto diventare un capolavoro moderno. Rimane probabilmente uno dei migliori JRPG old school dell’ultimo decennio e un acquisto praticamente imprescindibile se si ama la scuola Square dell’era SNES.




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