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La Russia fa sul serio: via al blocco di Telegram, ma l'autore non cede: la privacy non si vende

L'app di messaggistica si rifiuta di fornire al Paese le chiavi di crittografia

Telegram
A cura di Stefania “Tahva” Sperandio del 16/04/2018
Quando, qualche giorno fa, la Russia minacciò di bloccare l'app di messaggistica Telegram sui suoi territori, in caso gli autori di quest'ultima non fornissero le chiavi di crittografia al Paese, era tutt'altro che un bluff. Lo scorso venerdì, la Corte ha dato ragione alla Russia, ragione per cui il Roskomnadzor, autorità per le telecomunicazioni in Russia, ha dato il via al blocco dell'app di messaggistica istantanea. Alcuni utenti locali stanno già segnalando che l'app ha smesso di funzionare ed anche Telegram, in ottemperanza a quanto sancito, si rivolgerà a Google e Apple per chiedere rispettivamente la rimozione da Play Store e App Store russi.

La Russia aveva preteso le chiavi di crittografia che proteggono le conversazioni all'interno dell'applicazione, ritenendo che poter decifrare quanto si dicono gli utenti potrebbe essere di vitale importanza per la lotta al terrorismo. Una giustificazione che non è per niente piaciuta all'autore dell'applicazione, Pavel Durov, che si è rifiutato perché afferma che mettere a nudo le chiavi di crittografia dell'app violerebbe, ovviamente, la privacy di chi la utilizza per conversare nella sua vita quotidiana. Oltretutto, aveva anche fatto presente che queste chiavi non potrebbero essere fornite nemmeno volendo, dal momento che non esiste una "chiave universale" che garantisca la decodifica dei messaggi degli utenti.
TelegramPavel Durov, fondatore di Telegram

Nonostante il provvedimento, Durov non demorde. Nato in Russia, ma la ha lasciata nel 2014, l'autore ha spiegato sul sito ufficiale dell'app di messaggistica che «noi di Telegram abbiamo il lusso di potercene sbattere di entrate o di vendite degli spazi pubblicitari. La privacy non è in vendita ed i diritti umani non dovrebbero essere compromessi né dalla paura, né dall'avidità.»
Intanto, Telegram sta cominciando ad abbandonare il suo Paese nativo in favore di app di messaggistica che sono evidentemente più affini ad assecondare le richieste del Cremlino. Vedremo se ci saranno ulteriori evoluzioni della vicenda nel prossimo futuro: se così fosse, non perdete di vista le pagine tech di SpazioGames.
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