Marvel’s Spider-Man

Qualunque cosa io faccia e per quanto mi sforzi, le persone che amo sono sempre quelle che pagano

A cura di GamesForum - 18 Maggio 2020 - 17:00

Autore della recensione: BigBoss91

Negli ultimi dieci anni il modo di concepire i titoli dedicati ai supereroi più amati dagli appassionati di cinema e fumetti è radicalmente cambiato. Si è passati dalla realizzazione di tie-in, spesso senza né arte né parte, utili solo a cavalcare una momentanea ondata di successo del brand, legata all’uscita di una nuova pellicola cinematografica o di una serie televisiva largamente pubblicizzata, a titoli dall’indiscusso valore, in grado di mettere sotto una luce diversa l’universo immaginario in cui eroi e cattivi si muovono ogni giorno.

Fra tutti i supereroi che possono vantare trasposizioni video-ludiche, l’Uomo Ragno è forse quello più “fortunato”. I titoli dedicati all’amichevole Spider-Man di quartiere sono sempre risultati imperfetti sotto svariati aspetti ma divertenti da giocare tanto per gli appassionati dell’arrampicamuri Marvel, quanto per chi volesse semplicemente affrontare un titolo d’azione spassoso e con poche pretese. Con alla base quanto di buono già realizzato in passato e l’insegnamento che Rocksteady ha dato con la serie Arkham, l’annuncio di un titolo dedicato all’Uomo Ragno, sviluppato da Insomniac Games e distribuito direttamente da Sony in esclusiva su PlayStation 4, non poteva non destare l’interesse di qualunque possessore della console. In fondo, con un team di sviluppo capace alle spalle e la supervisione di un colosso che ha sempre riposto grande attenzione verso i titoli in grado di rimpolpare la propria line up di esclusive, Marvel’s Spider-Man avrebbe potuto ambire allo scettro di miglior videogame a tema supereroistico di sempre.

Nonostante le ottime premesse, il titolo targato Insomniac Games si ferma ben prima di raggiungere l’eccellenza. Si tratta di un gioco di buonissima fattura, sicuramente il migliore fra quelli dedicati all’Uomo Ragno, ma alcuni aspetti della produzione lasciano davvero a desiderare poiché sembrano derivare più dalla volontà di non rischiare nulla che da quella di far fare a Marvel’s Spider-Man il salto fra i capolavori. Non sorprende dunque che Insomniac abbia ripreso in toto il sistema denominato “free flow” portato alla ribalta dai Batman di Rocksteady, adattandolo alle caratteristiche del proprio protagonista.

Spider-Man è agile, meno potente dell’uomo pipistrello e sfrutta le ragnatele ben più di quanto Batman sfrutti i propri innumerevoli gadget. Il sistema prevede quindi il classico tasto per l’attacco, da direzionare verso il nemico che si vuole colpire, e il tasto della schivata. In assenza di un contrattacco diretto, è possibile sfruttare un attacco caricato per rompere la guardia dei nemici e, con semplici combinazioni che coinvolgono i grilletti del pad, i vari gadget offensivi a disposizione del protagonista e le possibili interazioni con l’ambiente circostante. L’obiettivo è quello di inanellare combo sempre più lunghe senza essere interrotti, dando vita ad una danza leggera ma, al contempo, adrenalinica. Il combat system funziona soprattutto per la scelta di inserire nemici piuttosto diversificati tra loro: accanto agli avversari base, sono presenti nemici dotati di scudo o di armi di vario genere. Ciascuno di essi va affrontato in un determinato modo e ciò costringe il giocatore a cambiare continuamente approccio, rendendo gli scontri decisamente più vari. È un peccato dunque che le tipologie di avversari sia un numero piuttosto esiguo e che l’intelligenza artificiale degli ostili non brilli affatto. Essa non subisce alcuna miglioria nemmeno modificando la difficoltà selezionata all’inizio dell’avventura.

Scegliendo, infatti, un livello di sfida maggiore i nemici seguiranno le stesse routine comportamentali ma si limiteranno ad arrecare danni più ingenti con ogni attacco. Se con qualche accorgimento in più il sistema di combattimento avrebbe potuto rappresentare lo standard di riferimento per il genere, esso risulta comunque piacevole e riesce nell’impresa di non annoiare anche quando si è costretti ad affrontare diverse battaglie consecutive. Non altrettanto riuscite sono, invece, le sfide con i boss. Spesso spettacolari ma poco profonde, esse costringono, nella maggior parte dei casi, a ripetere più volte determinati pattern d’attacco piuttosto semplici. È un peccato che non si sia optato per delle sfide più complesse, sfruttando ad esempio enigmi più articolati in grado di mettere in risalto le abilità dell’Uomo Ragno. Piuttosto superficiali risultano anche le sezioni stealth, utili a spezzare il ritmo forsennato che si riesce a raggiungere durante i combattimenti ma troppo approssimative per rappresentare una vera sfida.

Marvel’s Spider-Man

Dove però Marvel’s Spider-Man fallisce miseramente è la costruzione della struttura dell’intera esperienza di gioco. Gli sviluppatori, coscienti del fatto che girovagare per la mappa, grazie all’eccellente sistema di movimento che sfrutta a pieno il dinamismo e l’agilità dell’Uomo Ragno, è uno degli aspetti più riusciti della produzione, hanno deciso di integrare indissolubilmente l’esplorazione con la crescita del protagonista. Pur mantenendo tutti gli stilemi tipici dell’open world moderno, seppur con una mappa dalle dimensioni piuttosto ridotte rispetto ad altri esponenti del genere, in Marvel’s Spider-Man lo sviluppo del personaggio non si limita all’accumulo di punti esperienza da scambiare con punti con cui acquisire nuove abilità da uno dei tre alberi disponibili. Accanto a questa collaudato formula viene introdotto un sistema basato su gettoni di vario tipo, ottenibili completando le missioni secondarie. Essi consentono di sbloccare nuovi costumi. Questi non rappresentano un mero orpello estetico ma ciascuno di essi è legato ad una abilità speciale. Fortunatamente gli sviluppatori hanno optato per un sistema decisamente permissivo che consente la combinazione del costume preferito con l’abilità che più si adatta allo stile di gioco o alla momentanea necessità, a patto di aver precedentemente ottenuto entrambe le cose.

Con un sistema di questo tipo la crescita del protagonista risulta indissolubilmente legata all’esplorazione della mappa di gioco ma la ripetitività delle missioni e il livello di sfida tarato verso il basso non invogliano a completare tutte le attività presenti nei quartieri che costituiscono New York. Accanto alle missioni principali sono, infatti, presenti una grande quantità di compiti secondari ma, all’atto pratico, si tratta solo di una manciata di tipologie di attività. Il problema si acuisce a causa dell’incomprensibile modalità di distribuzione delle quest secondarie: a fronte dei crimini e degli immancabili avamposti da liberare presenti sin dall’inizio dell’avventura, gli sviluppatori hanno deciso di fornire ad intervalli piuttosto regolari, con il proseguo dell’avventura, le altre missioni. Quando una nuova ondata di attività compare sulla mappa si scopre, però, che esse appartengono tutte alla medesima tipologia. Di fronte al giocatore si pone dunque un ventaglio di possibilità piuttosto ristretto: affrontare, appena sbloccate, la maggior parte delle secondarie di una certa tipologia per ottimizzare la crescita del protagonista andando incontro all’inevitabile ripetitività che le caratterizza o attendere di sbloccare più tipologie di missioni secondarie, progredendo nella campagna senza poter utilizzare una significativa parte delle abilità migliori.

Se si opterà per la seconda opzione si avvertirà la spiacevole sensazione di star rinunciando ad una parte del buono che il sistema di combattimento del titolo è in grado di offrire. Scegliendo, invece, la prima via, la sequenza caratterizzata dall’attivazione dell’antenna del distretto che consente di individuare sulla mappa missioni e collezionabili, la loro raccolta e il completamento delle attività secondarie diventerà ben presto una routine che solo pochi avranno la forza di affrontare dopo diverse ore di gioco.

L’aspetto in cui il team di sviluppo ha deciso di rischiare è, sorprendentemente, il comparto narrativo. Insomniac Games ha realizzato una storia originale, con un Peter Parker più maturo rispetto a quello a cui le ultime pellicole cinematografiche ci avevano abituato. La storia tuttavia non sorprende, rischiando spesso di cadere nei cliché della narrazione super-eroistica, ma accompagna tranquillamente, senza guizzi o cadute di stile, il giocatore, dall’inizio alla fine. In fin dei conti si sarebbe potuto osare di più anche da questo punto di vista: accanto ad uno Spider-Man perfettamente caratterizzato e ad un Peter Parker, continuamente diviso tra la vita da ragazzo normale e le responsabilità derivanti dalla propria identità segreta, sono presenti una pletora di personaggi secondari che non riescono a brillare quasi mai e che difficilmente rimarranno nella memoria anche dei più appassionati. D’altra parte, la cura per l’universo dell’Uomo Ragno è maniacale. In ogni collezionabile, in ogni linea di dialogo e in ogni sezione della mappa è possibile trovare qualche riferimento ad altre opere dedicate a Spider-Man.

Questo dualismo si riscontra anche sul versante tecnico con modelli ed animazioni eccezionali per il protagonista ma movenze meno dettagliate ed espressività inferiore per gli altri personaggi principali e secondari. Non manca qualche trascurabile inciampo ma la scelta di realizzare una mappa dalle dimensioni piuttosto contenute ha reso possibile realizzare una New York viva e credibile, densa e curata come mai prima d’ora.

+ Combat system solido e sviluppo del personaggio semplice ma efficace
+ Sistema di movimento fluido e dinamico che rende gli spostamenti divertentissimi
+ New York è una città credibile e densa
+ Numero smodato di riferimenti ad altre opere dedicate a Spider-Man
- IA sottotono e livello di sfida praticamente assente
- Missioni secondarie ripetitive e distribuzione delle attività da rivedere
- Boss fight e fasi stealth superficiali

7.5

Forse Spider-Man è davvero il supereroe più “fortunato” tra quelli che possono vantare videogames a loro dedicati. Questa fortuna è però probabilmente anche la sua più grande maledizione: Marvel’s Spider-Man convince e diverte, recupera e rielabora, a volte con arguzia altre con un po’ di ingenuità, quanto di buono è stato fatto in altri esponenti del genere. Nel farlo, però non riesce a fare il grande salto di qualità che era lecito aspettarsi e a consegnare ad uno dei supereroi più amati dell’universo Marvel il capolavoro che merita. I suoi fans più appassionati però troveranno tante chicche di loro gradimento esplorando i distretti di New York.




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