Maneater

Ci serve una barca più grossa

A cura di GamesForum - 29 Giugno 2020 - 20:00

Autore della recensione: Doc E.Brown

Era il 1975 quando “Jaws” di Steven Spielberg uscì nelle sale cinematografiche: nel consegnare alla storia uno dei migliori film thriller/horror di sempre, la pellicola immortalò la figura dello squalo come l’icona del perfetto killer acquatico. Da allora, la cultura di massa si è legata a doppio filo ad un immaginario fatto di assalti sanguinosi ad ignari bagnanti, avventati surfisti e piccole imbarcazioni. Questo simbolismo è stata ereditato da innumerevoli pellicole e produzioni di intrattenimento, rivisitate nelle premesse, ma sempre proponendo gli esseri umani di turno in balia dei terrori dai denti aguzzi e dallo sguardo vitreo.

Forse non è un caso che proprio a distanza di 45 anni dalla pellicola, arriva sugli scaffali Maneater. Sviluppato dal team di Tripwire Interactive, il titolo stravolge la prospettiva resa classica nell’ultima metà di secolo: la storia si apre infatti con la cattura ed uccisione di un grande squalo leuca da parte del cacciatore Pete lo Squamato. Tuttavia, ben presto egli si renderà conto che l’animale portava in grembo un cucciolo: sfregiato dal cacciatore e ributtato in mare, il gioco ci calerà a questo punto nei panni cartilaginei del piccolo squalo leuca, attraverso un percorso di crescita che ci porterà a diventare il terrore della baia nel tentativo di trovare vendetta nei confronti di Pete lo Squamato. La trama, seppur molto semplice e raccontata attraverso brevi filmati, si rivela interessante ed invoglia il giocatore a raggiungere i titoli di coda. Parte del merito è da attribuire alla peculiare messa in scena di Maneater: la narrazione infatti prende ispirazione dai classici programmi televisivi americani della domenica sera e ogni azione del player viene sottolineata dai commenti (centinaia, sarà quasi impossibile sentire doppioni), a metà strada tra il dissacrante e il documentaristico, di una voce narrante, interpretata da Chris Parnell (famoso per Archer e Rick & Morty). È un valore aggiunto non di poco conto, che contribuisce alla personalità del titolo stesso ed arricchisce un comparto audio puntuale, caratterizzato da alternanze di silenzi e musiche adatte all’azione a schermo.

Maneater si presenta, nelle parole degli sviluppatori, come uno “ShaRkPG”: la struttura ludica ricalca i dettami degli action rpg e propone un mondo aperto suddiviso in aree, liberamente esplorabile e pieno di missioni e collezionabili. Impossibile non lodare la caratterizzazione dell’ambientazione, che spazia da aree paludose a complessi residenziali, passando per parchi acquatici, campi da golf, siti nucleari in rovina ed ispirati scorci sottomarini, tutti popolati da una fauna ricca e diversificata, nonché da un quantitativo estremamente generoso di easter egg provenienti dalla cultura pop e non solo. Inizialmente, il cucciolo di squalo offrirà poche capacità offensive e sarà a suo volta nel mirino di altri predatori (umani e non): proseguendo con l’accumulo di punti esperienza e saziandosi della fauna a disposizione, il piccolo leuca diventerà man mano più grande e possente, scalando i vertici della catena alimentare. Come da tradizione per il genere, il protagonista potrà essere “equipaggiato” con organi mutati e componenti fisiche aggiuntive, tutte ispirate ad un chiaro stampo sci-fi: sarà dunque possibile evolversi con pinne d’osso, denti bioelettrici o code velenose, ognuna con le proprie statistiche extra, abilità supplementari e perk attivi/passivi.

Maneater

Il sistema di controllo risulta fluido e sorprendentemente reattivo, anche nel corso delle manovre offensive più articolate: il combat system rimanda, in maniera molto semplicistica, a quanto visto in Punch Out o nella serie Dark Souls. Gli scontri con gli avversari marini sono incentrati sullo studio dei pattern ed il ricorso alla schivata, per poi sfruttare i momenti giusti per stordire ed addentare la preda; viceversa, gli scontri con i cacciatori umani si basano maggiormente sulla necessità di indebolire le imbarcazioni, impossibilitandone i movimenti (infliggendo abbastanza danni agli scafi) o diminuendo la presenza umana (ad esempio, saltando fuori dall’acqua per banchettare al volo con i cacciatori a bordo).

Nel corso della sua missione di vendetta, lo squalo si troverà ad affrontare missioni primarie e secondarie: sebbene presenti in grande quantità, esse ripropongono assiduamente i medesimi obiettivi, seppur in contesti e location diverse. Su questo versante, nonostante il gioco mantenga sempre la sua freschezza, il game design evidenzia una ripetitività di fondo, fortunatamente tenuta a bada dalla possibilità di distrarsi con la raccolta di collezionabili e potenziamenti. Inoltre, le azioni dello squalo non rimarranno inosservate ed impunite: andando ad impattare gli ecosistemi marini, sarà possibile risvegliare i super-predatori, veri e propri boss acquatici che reclameranno il loro posto di carnivoro Alfa; generando invece troppo caos tra la popolazione umana, aumenterà il proprio grado di infamia (in stile GTA) che porterà allo scontro con sempre più potenti e meglio equipaggiati cacciatori umani. Sconfiggendo queste minacce, si verrà ricompensati con nuovi tratti evolutivi col quale rendere sempre più letale (e stilisticamente accattivante) il protagonista.

Maneater sfoggia un impianto grafico molto gradevole ed ispirato, pur non raggiungendo vertici di eccellenza visiva. Il versante tecnico, sebbene risulti stabile per gran parte dell’avventura, cede il fianco a più di qualche critica da metà gioco in avanti, soprattutto a causa di frame drop a tratti eccessivi e per la cattiva gestione della telecamera nelle fasi più concitate di transizione tra acqua e superficie. Non sono problemi che vanno ad inficiare o compromettere la godibilità del gameplay, ma risultano purtroppo abbastanza spiacevoli.

Buona la longevità, la quale si attesta sulle 13/15 ore per ottenere il massimo completamento in-game: non avrebbe tuttavia guastato il poter prolungare ulteriormente l’esperienza.

+ Divertente e fresco
+ Ottimo world building
+ Personalizzare il proprio squalo è una figata
+ Narrazione originale
- Tecnicamente altalenante
- Ripetitivo nella struttura delle missioni
- Qualche incertezza nella gestione della telecamera

7.5

Maneater arriva come il più classico dei film estivi trash e chiassosi: senza grosse pretese, il titolo TripWire Interactive regala a sorpresa una doccia fresca per tutti coloro i quali cercano evasione dalla calura della routine estiva (e non) attraverso un gioco orgogliosamente diverso e coraggioso, anche al netto di alcuni difetti e leggerezze di programmazione. Interpretare uno squalo leuca nella propria missione di vendetta emerge come un divertimento rilassante (!): Maneater riserva un gameplay genuino ed una narrativa (sorprendentemente) ispirata, grazie anche al suo taglio da show televisivo americano di serie B.




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