Recensioni degli utenti 4 min

Little Nightmares

Piccoli brividi

Questo è un contenuto creato dalla community degli utenti del forum di SpazioGames.it e pertanto non è rappresentativo della testata giornalistica SpazioGames.it, né della sua redazione.

Ci sono giochi che, pur appartenendo al mondo degli indie, riescono sin dal primo momento dopo il lancio a emergere dalla massa grazie a una marcia in più che dimostrano di avere. Quella di Little Nightmares, opera di Tarsier Studios e Bandai Namco, risiede senza dubbio nel comparto artistico, che regala un’atmosfera capace di colpire l’occhio e suscitare l’interesse. Toccando con mano il gioco vero e proprio si viene coinvolti ancor più a fondo e si scopre un gioco a suo modo affascinante, non troppo innovativo ma capace di farsi ricordare per la sua particolare ambientazione e per alcuni significati metaforici che la storia nasconde.

Storia che, riassumendo a grandi linee, ci vede vestire i panni (o meglio, l’impermeabile giallo) di Six, una bambina di nove anni rapita da una misteriosa signora. Questa figura, vestita con un kimono e dai tratti spiccatamente orientali, compare in una visione confusa che fa da introduzione al gioco e tornerà alla fine configurandosi come responsabile dell’incubo di cui la protagonista è vittima. Un incubo che vede Six risvegliarsi in un’enorme valigia all’interno di una nave, con nessuna idea su come ci sia arrivata e su cosa fare per uscirne. Armata solo di un accendino e di una buona dose di coraggio, Six dovrà trovare l’uscita e sopravvivere alle mostruosità che popolano la nave.

Dove sono?

Little Nightmares ci porta nel mezzo della storia senza troppe premesse, proprio come un sogno (anzi, un incubo) nel quale ci ritroviamo durante il sonno. Da qui deriva un certo senso di smarrimento che, voluto o meno che fosse, si sposa perfettamente con l’ambientazione del gioco e con le sensazioni che intende trasmettere. Sin dal primo istante, insomma, non è solo Six a trovarsi confusa e persa, ma siamo noi in prima persona.

Ecco allora che, mossi dall’istinto e dall’esperienza videoludica, muoviamo i primi passi un po’ a caso, provando a intuire i comandi del controller. I quali ci permettono di muoverci all’interno di un gioco la cui impostazione è prevalentemente platform. La resa è tridimensionale, ma consente solo un parziale spostamento nel senso della profondità. La nostra avventura si sviluppa così in senso orizzontale e verticale, attraverso le diverse stanze interconnesse della nave su cui ci troviamo.

Stanze che sono il teatro grigio e terrificante della nostra fuga da creature grottesche che si aggirano nell’oscurità. Non è solo la misteriosa signora dell’introduzione, infatti, a suscitare le nostre paure, ma ci sono tutta una serie di mostri che ostacolano il nostro cammino verso l’uscita e la salvezza. Quel che è peggio è che, a uno sguardo attento, la definizione di mostri si adatta solo parzialmente a quelli che di fatto sembrano esseri umani deformati. Una deformazione fisica che, più che servire a spaventare, sembra voler manifestare nei tratti fisici la decadenza, il vuoto e la piccolezza morale di persone normali.

Six è la piccola protagonista dell'avventura di Tarsier Studios

Un’umanità disumana

Un concetto, questo, che appare più evidente verso la fine del gioco. In una sequenza assistiamo all’imbarco sulla nave di una folla di persone, tutte esageratamente grasse, rotonde e palesemente “cattive“, o meglio ciniche al punto da risultare private dell’idea stessa di umanità. Questi individui si incontrano poco dopo, molto più da vicino, mentre sono intenti ad abbuffarsi di tagli non meglio identificabili di carne (una scena che suscita disgusto e che ricorda, per chi lo ha letto, quella degli avventori dell’Hotel Burton nell’Ulisse di James Joyce). Non solo, ma la stessa Six rischia di essere catturata e divorata da queste persone, come un semplice pezzo di cibo. I significati metaforici dietro a questa e ad altre scene “di paura” sono uno degli aspetti più convincenti di Little Nightmares, che usa chiaramente lo strumento del videogioco per comunicare messaggi più profondi.

Tutto molto semplice

Essendo però anche e principalmente un videogioco, quello che ci propone è una progressione quasi sempre lineare, costellata da piccoli e grandi enigmi da risolvere. Passare da una stanza all’altra sarà a volte banale come spingere una porta, mentre in altri casi passerà per la ricerca di una chiave ben protetta o per l’attivazione di un ascensore lanciando un oggetto contro al pulsante per chiamarlo. Non mancano fasi in cui uno dei già citati mostri ci insegue, costringendoci a fuggire e a prendere decisioni importanti in tempi rapidi. Qui è fondamentale avere riflessi pronti per, ad esempio, scivolare in corsa sotto a un’apertura nella parete, o nascondersi dalla luce di un faro.

Nel complesso, come anticipavamo, si respira però una linearità che toglie un po’ di gusto al gameplay: si sa sempre cosa fare e come. L’unico motivo per cui si è costretti a ripartire da un checkpoint dopo una morte è che gli ostacoli e i nemici letali arrivano senza alcun preavviso. Reagire istantaneamente e riuscire a compiere subito l’azione richiesta per evitare la morte è impossibile, mentre già al secondo tentativo la cognizione di causa ci rende banale la progressione. La difficoltà, insomma, a patto che possa essere definita tale, è inserita artificiosamente puntando sull’effetto sorpresa. Non che questo tolga valore al gioco, però influisce sul giudizio che gli si può concedere in termini prettamente videoludici.

Uno dei punti di forza, come già detto, è il comparto audiovisivo del gioco. Little Nightmares presenta uno stile molto caratteristico, che combina disegni votati al grottesco e caricaturale con una parziale nota di realismo in un mix convincente. L’atmosfera da incubo è garantita dalla scelta di dare ampio spazio all’oscurità, che permea ogni stanza e che è spezzata solo da deboli bagliori o dalla fiammella dell’accendino di Six. Bene anche il comparto audio, che non comprende una colonna sonora memorabile né alcun tipo di voce, ma che nel complesso contribuisce a dare spessore all’ambientazione con effetti sonori ben calibrati.

VOTO: 7

Little Nightmares è una suggestiva avventura dai toni horror, anche se molto blandi, che sfrutta un gioco platform a enigmi per trasmettere alcuni messaggi metaforici. Il gameplay è intuitivo e combina con una buona varietà progressione, risoluzione di enigmi e fuga dai nemici, con alcune fasi che assomigliano molto lontanamente a boss fight all'acqua di rose. Il problema è che il tutto risulta fin troppo semplice e lineare, togliendo un po' del senso di sfida che qualunque gioco dovrebbe offrire all'utenza.

Pro

  • Atmosfera molto coinvolgente e convincente
  • Gameplay molto semplice...

Contro

  • ... ma fin troppo lineare
  • Durata risicatissima
  • Storia poco comprensibile se non aiutandosi con qualche ricerca su internet