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Kaze and the Wild Masks

Carota-slamma!!!

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Aaah, gli anni ’90, che decennio. Fiorello impazzava nelle piazze italiane con il suo Karaoke, i ragazzini subivano il fascino (malsano) del Tamagotchi suscitando le ire funeste di maestri e maestre, Backstreet Boys e Spice Girls si dividevano i riflettori dello star system musicale, il CERN annunciava la nascita di una robetta chiamata World Wide Web. Contemporaneamente, nelle case di milioni di persone, un genere videoludico si affermava prepotentemente in una delle sue maggiori età dell’oro: il platform. Erano gli anni di Sonic The Hedgehog, di Super Mario World e di Super Mario 64, di Donkey Kong Country, ma anche di Crash Bandicoot, di Tombi!, di Spyro The Dragon, di Rayman e di moltissimi altri. Un decennio iniziato con il platform 2D che dominava la scena e finito con un testimone idealmente passato al platform in tre dimensioni.
A distanza di qualche anno (si, gli anni 90 sono stati praticamente ieri e nessuno sradicherà mai questa convinzione), il panorama videoludico odierno è cambiato ed il genere del platform non domina più allo stesso modo la fantasia del pubblico: ciononostante, le piattaforme continuano ad avere un ruolo di prestigio, grazie agli artigiani del settore che ancora oggi sanno regalare capolavori di game e level design anche per un genere così classico. Ed è grazie al mercato indie che il genere 2D sta altresì vivendo una nuova giovinezza, con moltissimi sviluppatori che propongono nuovi interessanti titoli, a tratti sperimentali, a tratti chiari omaggi ai gloriosi tempi andati.
Kaze and the Wild Masks appartiene a quest’ultima categoria. Gli sviluppatori brasiliani PixelHive, coadiuvati dal publisher SOEDESCO, realizzano un’opera che guarda con rispetto e reverenza a classici immortali 2D come Donkey Kong Country, Sonic The Hedgehog e Rayman, proponendo un titolo divertente, impegnativo e graziato da un level design fresco ed eterogeneo.

 

Kaze dovrà affrontare una moltitudine di livelli per salvare Hogo.

 

Nei panni della coniglietta Kaze, l’obiettivo del player sarà trovare un modo per salvare l’amico Hogo, tramutato in uno spiritello rosso, affrontando le armate incantate di uno stregone malvagio e salvando l’intero regno.
Il pretesto narrativo è, come da tradizione, basilare e fornisce un semplice imput per affrontare la moltitudine di livelli di cui è composto il gioco, suddivisi in quattro mondi contraddistinti da una direzione artistica in pieno stile 16bit con colori freddi ed acidi alternati a sporadiche macchie vivide.

La direzione artistica alterna colori freddi ed acidi con sporadiche macchie vivide.

Il level design pesca a piene mani dalla trilogia di Donkey Kong Country, dal quale eredita non solo il ritmo di gioco, ma anche la struttura di molte sezioni, sia quelle più lineari sia quelle in cui si interagisce con gli strumenti messi a disposizione dall’ambiente: il risultato è un gameplay che omaggia chiaramente le classiche avventure del primate Nintendo, con una difficoltà media sostenuta, che vira verso picci di maggiore complessità soprattutto per completare interamente ogni livello. Nulla che i giocatori più smaliziati non possano gestire: tuttavia, il gioco rispetta l’abilità di ogni tipologia di player, per questo motivo all’inizio dell’avventura sarà possibile optare tra una modalità casual con più checkpoint e la possibilità di subire più danni, ed una modalità classica con meno checkpoint ed una maggiore severità complessiva.

 

Le maschere selvagge garantiranno abilità speciali a Kaze.

Ad un gameplay già sufficientemente variegato si aggiungono le maschere selvagge del titolo: lungo il suo cammino, Kaze si imbatterà in maschere speciali che le attribuiranno temporanee abilità, con un meccanismo del tutto simile a quanto recentemente visto nel quarto capitolo di Crash Bandicoot. La maschera da squalo permetterà dunque di rimanere in immersione ed avere una maggiore mobilità sott’acqua; la maschera alata permetterà di librarsi in volo per attraversare sezioni senza piattaforme e così via. Pur non rappresentando di per sé delle novità significative, il ricorso alle maschere aumenta ulteriormente la diversificazione dei livelli.

 

Sotto il versante tecnico, il gioco si presenta stabile e fluido, grazie al pieno supporto dei 60fps in ogni sua versione. Occasionali smagliature si presentano in occasione di particolari hitbox, relative ad alcuni elementi dello scenario, nonché per qualche piccola anomalia nella gestione della fisica, al limite tra una eccessiva severità ed una svista di sviluppo, per cui alcune sezioni potrebbero risultare un po’ ostiche.

 

Alcune sezioni potranno risultare più ostiche ai giocatori meno smaliziati.

 

Sebbene siano presenti in quantità generosa, i livelli sono piuttosto brevi e, ignorando la raccolta di ogni collezionabile, le time trial, le sfide senza morire ed i livelli speciali, sarà possibile raggiungere i titoli di coda in cinque ore. Tuttavia, così facendo non sarà possibile assistere al true ending, pertanto il consiglio rimane di completare al 100% il gioco, per gustarne ogni sfumatura nonché per massimizzare la longevità, che può arrivare quasi raddoppiare.
Accattivante la colonna sonora, anch’essa colma di rimandi alla golden age videoludica degli anni ’90, con un tripudio di suoni elettronici e sintetizzatori che non potranno non scatenare nostalgici ricordi nei giocatori con qualche anno in più.

 

VOTO: 8,0

Piattaforme: pc, ps4, switch, xone
Kaze and the Wild Masks è una lettera d’amore nei confronti dei grandi platform 2D degli anni ’90. Pescando a piene mani dagli insegnamenti di Donkey Kong, Sonic e Rayman, lo studio brasiliano PixelHive sforna un prodotto solido, divertente ed impegnativo. Nonostante non brilli per originalità e ci siano qualche sbavature dettate da errori di gioventù, l’avventura di Kaze è imperdibile per ogni fan del genere, nonché per tutti coloro che cercano un gioco gratificante e deliziosamente retrò.

Pro

  • Solido ed appagante
  • Un omaggio sentimentale alla golden age dei platform 2D
  • Pieno di sfide…

Contro

  • … che compensano una longevità altrimenti modesta
  • A tratti particolarmente impegnativo
  • Alcune sbavature di natura tecnica