Judgment

Delitto e castigo a Kamurocho

A cura di Gamesforum - 14 Ottobre 2019 - 19:22

Autore della recensione: Doc E.Brown

Il Ryu ga Gotoku Studio, guidato dall’eccentrica personalità di Toshihiro Nagoshi, ha visto negli anni aumentare a dismisura la propria attività: non solo attraverso la longeva serie di Yakuza, sempre più apprezzata in Occidente, ma anche attraverso interessanti esperimenti come Binary Domain e Fist of the North Star: Lost Paradise.

Proprio in quest’ultimo filone si inserisce Judgment (in Giappone Judge Eyes), nato da una costola della serie Yakuza, con la quale condivide il setting principale: il quartiere di Kamurocho, ispirato (più o meno liberamente) al reale quartiere di Tokyo di Kabuchicho. E’ un luogo che gli appassionati della serie hanno imparato a conoscere e ad amare: familiare nelle sue strade, vicoli e locali famosi, ma con elementi sempre nuovi ad ogni incarnazione, è l’ambientazione nella quale seguiremo le vicende di Takayuki Yagami.

Judgment

Tormentato dal peso di un errore commesso nel suo passato da avvocato, Yagami ha deciso di abbandonare la professione forense e di diventare un detective privato. Con la sua agenzia investigativa e l’aiuto di vecchi amici ed i vecchi colleghi dello studio legale Genda, si troverà presto immischiato nel caso della “Talpa”, serial killer che sconvolge la vita urbana della città con i suoi efferati omicidi, firmati dalla macabra pratica della rimozione dei bulbi oculari. Compito del detective sarà fermare il clima del terrore e scoprire la verità dietro la serie di omicidi, in una escalation di eventi imprevedibili che porterà il player a dubitare di cosa sia bene e male, a porsi domande sulla vera moralità delle scelte di ogni individuo e fino a che punto spingersi per una giusta causa. E’ da questo premessa che si snoderà una trama sapientemente articolata e ricca di colpi di scena, finemente ideata da Toshihiro Nagoshi. E’ proprio la trama a fornire lo stimolo principale per affrontare un’avventura che tiene incollati allo schermo fino ai titoli di coda.

Uno stimolo principale, ma non l’unico: Judgment infatti fa proprie non solo le migliori caratteristiche ludiche della serie di Yakuza, ma aggiunge al piatto particolarità e novità proprie della differenza fondamentale tra Yagami e il buon vecchio Kazuma Kiryu. Girovagando per Kamurocho sarà possibile affrontare una quantità enorme di attività, mini-giochi e passatempi: si potrà fare amicizia con gli npc ascoltandoli e risolvendo i loro piccoli problemi quotidiani, affrontare veri e propri casi secondari commissionati da privati, giocare a freccette nel pub vicino casa, entrare in una sala giochi SEGA e rispolverare classici come Virtua Fighter 5 Final Showdown, Puyo Puyo e tanti altri (oltre che un on-rail shooter chiamato Kamuro of the Dead, che strizza l’occhio ad House of the Dead e rimanda alla direzione artistica vista in Yakuza of the End, spin-off del 2011), mangiare un po’ di sashimi da Sushi Zanmai o un piatto di yakisoba in un baracchino di street food, affrontare un gioco in realtà virtuale simile al gioco dell’oca, giocare a mahjong in una delle sale di ritrovo per appassionati ed ancora partecipare ai campionati di racing per droni. Non è che la superficie di un pantagruelico banchetto di possibilità offerte al player. E, come da tradizione, si passerà da momenti altamente drammatici a momenti di pura follia nipponica (come non citare la caccia al Trio Depravato, tre individui che rubano biancheria femminile, o il caso del fantasma nell’appartamento disabitato o la scomparsa del parrucchino di un noto idol), in un turbinio di emozioni e divertimento per tutti i palati. Yagami tuttavia non è come Kiryu: i suoi modi son molto più ortodossi e, per raggiungere i suoi obiettivi, tenterà di usare principalmente i classici metodi del detective. Per raggiungere la verità sarà quindi necessario usare travestimenti, pedinare persone, analizzare scene del crimine, interrogare sospetti, scattare foto compromettenti con lo smartphone o il drone. Queste aggiunte contribuiscono a rendere fresca e differente l’esperienza ludica nei panni dell’ex avvocato: evidenti le ispirazioni da altre produzioni, come la saga di Phoenix Wright o le più classiche avventure grafiche. Un peccato tuttavia che tali aggiunte siano estremamente semplici e a tratti appena abbozzate: con un po’ di coraggio e profondità extra, il gioco ne avrebbe alla lunga giovato. E’ il caso dei pedinamenti, mutuati da quanto visto in Assassin’s Creed, che, alla luce della loro quantità, diventano presto noiosi e ripetitivi. Laddove la dialettica non basterà, sarà necessario fare affidamenti ai pugni ed ai calci per prevalere nella ragione: anche da questo punto di vista, Tak rappresenta una novità rispetto allo storico protagonista di Yakuza, potendo contare su due stili di combattimento, la Tigre e la Gru, per alternare la potenza al crowd control, in un combat system indubbiamente più scattante e veloce ma al contempo rispettoso dalla diversa prestanza e minor difesa fisica del protagonista. Si sente forse la mancanza di una maggiore profondità nello sviluppo del protagonista, in quanto il gioco propone una (fin troppo) classica progressione basata sullo sblocco delle abilità presenti in una lista dietro pagamento di punti esperienza.

Judgment

Dal punto di vista tecnico, Judgment conferma l’affidabilità del Dragon Engine: il gioco si muove ad una fluidità pressoché stabile e gode di ottime animazioni ed effetti visivi, nonché di incredibili espressioni facciali. Come da tradizione per i prodotti del Ryu ga Gotoku Studio, anche in Judgment sono infatti presenti riproduzioni estremamente fedeli di volti e voci di persone reali: a tale proposito, proprio il protagonista Yagami è basato sul famoso cantante giapponese Takuya Kimura. Il doppiaggio giapponese è di assoluto livello, ma il lavoro svolto da SEGA per l’accessibilità del prodotto verso una maggiore utenza ha portato stavolta non solo all’aggiunta di un doppiaggio in lingua inglese, ma anche alla traduzione in italiano dei sottotitoli. La qualità del lavoro di conversione non appare eccelsa e sono presenti alcune inesattezze, ma pare rilevante sottolineare l’iniziativa nella speranza che la traduzione diventa la regola per il futuro e non l’eccezione. Le musiche sono calzanti ed accompagnano degnamente il giocatore, alternando motivi soft e di pura atmosfera ad esplosioni rock frenetiche, in concomitanza con il ritmo degli eventi della lunga avventura di Yagami.

Proprio a proposito della longevità, si segnala che il titolo gode di una durata assolutamente generosa: per raggiungere la fine della storia principale, affrontando solo una parte delle attività opzionali, si raggiungono tranquillamente le 40 ore. Laddove si voglia puntare al 100% o al platino, dovrete preventivare di dover accompagnare il buon Yagami per almeno il doppio del tempo.

+ Trama e narrativa di altissima qualità
+ Gameplay fresco e divertente
+ Grandiosa quantità di contenuti
+ Tradotto in italiano
- Eccessiva ripetitività delle meccaniche investigative
- Localizzazione a tratti incerta
- Linearità dello sviluppo del combat system

8.5

Nonostante la sua natura di spin-off di Yakuza, Judgment presenta un’offerta ludica fresca e capace di reggersi sulle sue gambe in maniera decisa ed autoritaria. Forte di una trama affascinante, personaggi magnificamente scritti ed una narrativa come sempre esplosiva, il titolo del Ryu ga Gotoku Studio prende per mano il giocatore per accompagnarlo nuovamente in un viaggio nella cultura ludica giapponese (e non solo). I piccoli difetti legati alla semplicità e ripetitività degli elementi propriamente investigativi non impediscono al titolo di risultare divertente, variegato e così ricco di contenuti da sembrare a tratti imbarazzante: l’avventura di Takayuki Yagami rimarrà impressa non solo nel cuore dei fan di Yakuza, ma anche a coloro che non si sono mai avvicinati alla serie principale.




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