Recensioni degli utenti 5 min

Joker

La prima risata

Autore della recensione: Reback

Si conceda: la sorpresa con cui alcuni hanno accolto Todd Phillips alla regia, sceneggiatura e produzione di un film come Joker non è propria dell’appassionato di cinema. Il maestro George Miller, di recente, ha diretto il reboot capolavoro Mad Max: Fury Road, ma in passato è stato in grado di realizzare pellicole su pinguini e maiali, scrivendo e dirigendo su Babe, il “semprerosa” maialino coraggioso famoso quasi quanto l’esplosiva (ma forse già passata di moda) Peppa Pig; e a proposito di DC Comics, perfino un giovane ma già navigato dell’horror come James Wan (Insidious, The Conjuring) si è impegnato, con maestria, su produzioni più fruibili come Fast & Furious 7 e Aquaman.

Si può dunque avere un’idea di come i veri talenti sappiano spaziare da un genere all’altro in maniera piuttosto eclettica. Del resto, lo stesso Phillips aveva già intrapreso un percorso evolutivo che, allontanatosi dallo spassoso (ma sempliciotto) Road Trip, era stato perfezionato con la ricercatezza estetica e narrativa che ha caratterizzato la trilogia “della sbronza” The Hangover – Una notte da Leoni, sino a giungere ad una dark comedy passata un po’ in sordina come War dogs – Trafficanti, che per toni e tematiche trattate certo assume una valenza tutt’altro che trascurabile nella carriera del regista.

Benvenuti a casa vostra

In Joker l’indagine del sociale viene, dunque, ulteriormente approfondita, in senso ultra realistico e pessimistico. A confermare il maggior impegno di Phillips in argomenti più complessi, Gotham è ora più fatiscente che mai, e il sogno americano sembra un lontano retaggio di cui si macchiano politicanti e personaggi d’alto borgo, sempre presenti nella televisione generalista. Proprio la televisione, tra le altre cose, è elemento ricorrente all’interno del film: viene vissuta morbosamente, tramutandosi in un chiaro mezzo d’assuefazione in cui sembra cadere, in un primo momento, anche il nostro protagonista. Sullo sfondo, tuttavia, la lotta di classe è reale, e molti esclusi e disadattati sono sul punto di implodere contro un perbenismo diffuso e chiaramente avvertibile, il quale sembra fare rima con alcuni atteggiamenti concreti d’oggigiorno. D’altra parte, l’alienazione di Arthur Fleck è profonda, terribile, complici i suoi disturbi fisici e mentali che lo portano a ridere istericamente senza volerlo, sino a non riuscire a parlare. Costretto a esprimersi attraverso piccoli cartellini che spiegano testualmente il suo disturbo, Arthur si sente abbandonato, fallisce nella sua carriera di comico, viene trascurato dalla sua assistente sociale, vive rari momenti di empatia con i personaggi che lo circondano. Molto più presenti, invece, sono gli episodi di frustrazione, di discriminazione, o persino di immaginazione. Il contatto fisico è relegato a momenti di scontro, di “crash”, che sembrano essere l’unica risposta possibile per il nostro Joker nascente. In questo senso, il citato film premio oscar del 2004 pare solo in parte una fonte di ispirazione per Todd Philips, poiché Joker non “romanza”, restando una pellicola molto più dura e critica, a tratti esplicita, tanto da urtare la sensibilità e il bon ton dell’Academy.

Arthur è ormai destinato a diventare Joker, forse senza sue colpe. La scrittura del film non fugge certamente da una punta di autocommiserazione, ma ha il grande pregio di costruire un personaggio reale, umano, analizzandolo in maniera molto più intima di quanto non si sia fatto con l’agente del caos nel Batman di Nolan. Anche per questo, forse, si è parlato di rischio emulativo, di una pericolosa messa in scena della violenza. Tali timori, tuttavia, trascurano le problematiche e le conseguenti riflessioni presentate da Joker. La violenza, pure presente all’interno della pellicola, semmai è propedeutica verso tutto il resto, consegnando maggior forza ad un film low budget davvero dissimile dai grandi blockbuster sui supereroi degli ultimi anni.

Come ti indosso un sorriso

Un budget relativamente basso non impedisce, comunque, di servirsi dei migliori artisti. Joker raccoglie quella ecletticità e quel talento di cui si parlava poc’anzi: quando Joaquin Phoenix decide di vestire i panni di Arthur, egli si conferma uno degli attori più versatili sulla scena di Hollywood. Capace di interpretare nel migliore dei modi sia ruoli da comprimario, sia quelli da assoluto protagonista solitario (un esempio è Her – Lei, dove recita praticamente da solo), in Joker Phoenix interpreta un personaggio coerente nel suo processo di crescita (o degenerazione, se preferite), evitando il rischio di morbosi eccessi, soprattutto nella fase iniziale, ma concedendosi in sguardi ipnotici, talvolta freddi, e in sorrisi alquanto criptici, al limite della amoralità. Nel mentre, le comparse che spalleggiano Arthur vengono interpretate da un cast che riesce, in poco spazio, a dare una caratterizzazione definita ai personaggi di appartenenza. E se di Robert De Niro davvero non ci si può sorprendere, potremmo sottolineare l’interpretazione ambivalente di Zazie Beetz o la riuscita coppia, per quanto bizzarra, messa in piedi da Glenn Fleshler e Leigh Gill. Chiariamo: si tratta di interpretazioni chiaramente “fissate”, un po’ come lo erano le maschere teatrali di Plauto, con soggetti sempre saldamente al servizio del protagonista; non mancano, tuttavia, alcuni scorci introspettivi che, di tanto in tanto, approfondiscono le vicende tormentate di un personaggio secondario.

Resta palese, s’intende, il climax che nella parte finale porta la nevrosi di Arthur ad esplodere in danze e “tic” dall’alto tasso di spettacolarità, mentre il regista Todd Phillips si preoccupa di non commettere errori. Ecco, se proprio si deve rimproverare qualcosa al director, si può sostenere che la regia di Joker non presenti quel colpo di genio che avrebbe innalzato il valore intrinseco dell’opera. Manca, più esplicitamente, quel necessario elemento di innovazione sui generis, che prescinda dal genere di appartenenza del film, per regalarci il quid sperimentale tipico delle pietre miliari. Nel suo contesto, in ogni caso, Joker rappresenta un cinecomic assolutamente atipico, fresco, diverso: lo stesso Phillips non risparmia continui omaggi, in particolar modo verso i lavori di Scorsese, mentre si serve di alcune trovate narrative per costruire un’indagine talvolta ambigua sul protagonista, sui momenti che vive nel presente e su quelli già scritti nel suo passato. Non mancano, infine, alcune scene che resteranno imprese nella memoria dello spettatore, non tanto perché basate su sperimentazioni tecniche, quanto sul giusto amalgamarsi di location, caratterizzazione del personaggio, musiche. Proprio la colonna sonora sarà ricordata a lungo, nel suo spaziare tra brani di Frank Sinatra e opere originali della violoncellista islandese Hildur Guðnadóttir, già impegnata sul Joker prima ancora del primo ciak.

La quintessenza del caos

Per quanto la sceneggiatura sia, in parte, volta a commiserare le azioni del protagonista, gli eventi intorno ad Arthur restano credibili, le problematiche vengono chiaramente presentate e il finale sa pure regalare un intrattenimento squisitamente cinematografico. Le interpretazioni del cast, le musiche, la fotografia, i costumi e la scenografia costituiscono i principali pregi tecnici di un film senza reali difetti. Ogni cosa avviene con spazi e tempi giusti, ma soprattutto possiede i colori ideali per rappresentare nostalgicamente la tipica atmosfera degli anni ’80 e la decadenza di una città che resta in tutto simile alle nostre. Todd Phillips ha spiegato questa scelta nella volontà di allontanarsi dai recenti cinecomic e dal DC Universe per provare a realizzare qualcosa di unico. Ci è riuscito: ne viene fuori un capolavoro che forse non meritiamo, perché è in grado di vincere il Leone d’oro e di essere acclamato con otto minuti di applausi alla Mostra del Cinema di Venezia, ma allo stesso tempo è capace di scandalizzare l’Academy più americana di sempre, sino a preoccupare presunti intellettuali della domenica. A ben vedere, però, questi sono pregi.

+ Un cinecomic diverso, critico e potente
+ Joaquin Phoenix è incredibile
+ Tecnicamente senza difetti
– Manca il colpo di genio registico

9.5

Parafrasando il Joker di Heath Ledger ne Il Cavaliere Oscuro, nessuno entra nel panico quando le cose vanno secondo i piani, anche quando i piani sono mostruosi: vivi in silenzio le contraddizioni della società, e nessuno andrà nel panico, perché fa tutto parte del piano; mettile in scena e denunciale, con violenza, e allora tutti perdono la testa!