IT – Capitolo 2

Volete un palloncino?

A cura di Gamesforum - 24 Settembre 2019 - 12:00

Autore della recensione: TestaMatta89

“IT – Capitolo 2” è, come il primo capitolo, diretto da Andy Muschietti, ed è la seconda e ultima parte della storia tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King.

In questo secondo capitolo i ragazzi del gruppo dei “perdenti” sono ormai diventati adulti, si sono costruiti una vita ed una carriera lontani da Derry, e si sono apparentemente dimenticati degli sconvolgenti fatti legati alla piccola città della loro infanzia. Quando Mike, l’unico del gruppo ad essere rimasto nel paesino del Maine, li chiama per comunicargli come il mostruoso clown Pennywise sia tornato a mietere vittime dopo 27 anni dal loro ultimo scontro con esso, i “perdenti” saranno chiamati a fare i conti con il loro passato e con le loro paure, per esorcizzarle una volta per tutte e sconfiggere questa entità maligna denominata IT (cosa) che infesta Derry e le loro stesse vite come un virus.

Personalmente credo che i migliori film horror siano quelli che riescono a trascendere il loro genere, mescolandolo con altri, rimanendo poi abbastanza ambigui tali da essere interpretabili in vari modi.

IT è esattamente questo, un ibrido di horror, commedia, dramma, fantasy e film di formazione, le cui componenti si fondono tra di loro, creando un mix a mio avviso piacevole ed originale, ma che per la sua bizzarria non è sicuramente destinato a incontrare i gusti di tutti gli spettatori.

Non è quindi solo la storia di un mostro assetato del sangue dei protagonisti, è anche un film divertente e di grande intrattenimento, ed è soprattutto la storia di un gruppo di amici che sono chiamati ad affrontare il loro doloroso passato ed esorcizzare le loro paure di cui il multiforme pagliaccio Pennywise si fa metafora, incarnando di volta in volta ciò che più temono.

IT – Capitolo 2

Il film si presta perciò a diverse chiavi di lettura, pur essendo infatti un film sul maligno rappresentato come entità fisica e quindi relegabile al mondo della fantasia, è al tempo stesso una pellicola che tratta di orrori più che mai reali come traumi e abusi subiti durante l’infanzia, tali da provocare fobie e complessi di ogni genere. La componente mistica, esoterica e fantasy di IT è quindi un pretesto per trattare un orrore decisamente più ancorato alla realtà: il mal di vivere.

Il fatto che Pennywise cambi forma per tormentare i personaggi a seconda della loro paura più grande, fa sì che il film possa giostrarsi con scene più che mai fantasiose e varie per spaventare i personaggi e quindi gli spettatori. Ma è proprio in queste situazioni che la pellicola può mostrare il fianco a delle critiche. Tali scene sono infatti dominate dai cosiddetti “jumpscares”, ovvero spaventi “facili” provocati da un rumore forte e improvviso e l’apparizione repentina di un mostro sullo schermo. Questo tipo di tecnica è stata spesso, a ragione, considerata come una piaga del cinema horror, che ricorre troppo spesso a questi mezzucci per far sussultare gli spettatori, evitando di costruire effettivamente un’atmosfera elaborata ed inquietante. Tuttavia IT ha un’ottima atmosfera, a tratti molto cupa, e ad essa aggiunge dei jumpscares che considero funzionali e coerenti con quello che il film vuole essere e soprattutto vuole comunicare.

IT più che opprimere costantemente gli spettatori, vorrebbe dargli una dose di adrenalina, spaventarli ma anche divertirli e intrattenerli, e quindi è normale che il film sia paragonabile più ad una giostra degli orrori da parco dei divertimenti, che ad un’esperienza terrorizzante. I jumpscares svolgono quindi un ruolo nella definizione del tono del film, ma hanno anche un senso logico a livello narrativo. I personaggi infatti non sono più dei ragazzini, e l’angoscia che provavano un tempo (nel primo film) di fronte alle paure messa in scena da IT, si trasforma ora in spaventi momentanei e facili, sempre più teatrali con il passare dei minuti, fino a diventare infine quasi risibili, perché le paure vengono filtrate da occhi ormai adulti che pian piano imparano a superare le fobie fino ad esorcizzarle.

La mia può sembrare un’interpretazione campata per aria, ma è chiaro come il senso del film stia proprio nella crescita dei personaggi tutt’ora complessati e condizionati dalle loro paure dalle quali possono liberarsi, per vivere quindi serenamente, solo rendendosi conto di quanto queste siano esagerate, assurde e infine ridicole. Nonostante io abbia apprezzato i cosiddetti jumpscares, devo però ammettere come ve ne siano davvero troppi e continui, sono veramente assillanti e dopo un po’ stancanti, non dando respiro alla storia e allo spettatore, e compromettendo il ritmo della pellicola, reso a tratti fin troppo frenetico al punto da impedire il godimento della fotografia e della recitazione.

IT – Capitolo 2

E a tal proposito, a livello tecnico il film risulta solidissimo, con una fotografia ottima e valorizzata soprattutto da un montaggio a tratti molto creativo. Per fare un esempio, ho apprezzato molto le transizioni tra passato e presente dei protagonisti, trovandole virtuosistiche e in grado di scaldare il cuore con la nostalgia che riescono ad evocare.

Pur trattando alcune parti di storia in modo troppo frettoloso e superficiale (come ad esempio l’origine di IT ed il piano per sconfiggerlo), nel complesso la sceneggiatura è a mio avviso molto buona, con alcuni dialoghi davvero sorprendenti per profondità ed ironia, recitati poi da un cast perfetto e ben diretto da Muschietti: gli attori infatti si sono destreggiati nel passare dalle parti drammatiche a quelle comiche senza difficoltà alcuna. Nel cast, che vanta tra i tanti nomi James McAvoy e Jessica Chastain, spicca però ancora Bill Skarsgard, nei panni del malefico clown Pennywise e soprattutto Bill Hader, davvero straordinario e azzeccato nei panni del sarcastico Richie.

Un’ultima e ahimè gigantesca pecca del film (già rilevata nel primo capitolo) sta nel fatto che, probabilmente per ragioni di tempo, alcuni personaggi siano stati sviluppati meno rispetto ad altri, tanto da rendere piatti e quasi anonimi alcuni di essi per cui invece dovremmo parteggiare e coi quali dovremmo provare empatia. Si potrebbero fare vari esempi ma quello di Mike è il più lampante: nonostante egli sia uno dei protagonisti ed il fautore della rimpatriata e del piano per sconfiggere IT, non riesce a catturare lo spettatore non essendo mai stato trattato in modo approfondito, avendo una backstory abbozzata sia nel primo che nel secondo film, azzoppando in modo evidente la sua parte.

+ Un miscuglio di generi cinematografici piacevole, originale e riuscito
+ Film con un messaggio profondo che si presta a molteplici chiavi di lettura
+ Ottima atmosfera e jumpscares ben costruiti ed implementati in modo sensato nel film
+ Tecnicamente molto solido, con un montaggio ed una messa in scena notevoli
- Il peculiare miscuglio di generi non può, per forza di cose, incontrare i gusti di tutti
- I jumpscares sono troppo numerosi e assillanti, non dando abbastanza respiro al film
- Alcune parti di storia sono trattate in modo troppo frettoloso e superficiale
- Alcuni personaggi sono stati sviluppati meno rispetto ad altri, in particolare Mike

7.0

Nonostante i vari difetti rilevati “IT – Capitolo 2” rimane comunque un ottimo film dalle componenti horror, fantasy, commedia e da film di formazione, eccellendo nella creatività della messa in scena, nelle trovate estetiche e narrative e infine per la profondità e complessità di un messaggio tutt’altro che banale ed anzi ambizioso, quindi a mio avviso encomiabile.

 




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