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In Rays of the Light

Ci sei solo tu, i resti abbandonati della vita precedente e la natura fiorente che prospera in assenza dell'uomo

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Le dimensioni non contano. L’ambito a cui si riferisce questa massima è ben noto a tutti e in un certo senso ci dispiace evocarlo prima della recensione di un titolo molto delicato, emozionante e profondo. Parlando di In Rays of the Light ci sembrava però una citazione che calzava a pennello. Il riferimento è al fatto che il gioco è un’esperienza molto confinata, molto breve e decisamente contenuta in termini di gameplay, che però regala un’oretta di sensazioni forti e riflessioni importanti. Potremmo definire il gioco di Sergey Noskov e Sometimes You, remake di The Light del 2012, come un dolcetto, un piccolo vizio che ci si concede sapendo che finirà subito ma che saprà la lasciarci soddisfatti.

La trama è qualcosa di già visto, almeno se si cerca di ricostruirla e di darle una struttura da storia vera e propria per trovare punti di riferimento analoghi a quelli di altri giochi. Il fatto è che l’obiettivo di In Rays of the Light non è tanto quello di raccontare, quanto quello di richiamare, evocare, suscitare, stimolare. Ci sono atmosfere più che eventi, richiami più che fatti, emozioni più che parole e ricordi più che azioni. Approcciato in questo senso il gioco si esprime al meglio e può trasmettere il messaggio che sta alla base della sua genesi.

Per chi ha bisogno di linearità e punti fermi, comunque, si può riassumere la vicenda come l’esito prevedibile di una guerra nucleare mondiale. Il 5 agosto 2022 le due principali alleanze decidono di lanciarsi reciprocamente testate nucleari, recita una delle poche linee di testo che guidano la narrazione. Noi, nei panni del protagonista, esploriamo un edificio abbandonato e il bunker che gli sta sotto in un periodo successivo al disastro e raccogliamo oggetti e testimonianze degli ultimi esseri umani che avevano cercato rifugio dalla distruzione ma che avevano trovato l’inesorabile destino della morte.

In Rays of the Light è un walking simulator senza se e senza ma. Persino uno dei trofei inseriti nella strada verso il Platino richiama il genere, spesso deriso e sottovalutato ma con una sua dignità. La quale viene ben esemplificata dal gioco di Noskov, nel quale l’atto del camminare, dell’esplorare e dello scoprire assume una connotazione ben diversa da quella fisica. Muoversi nell’edificio, nel piazzale circostante e nel bunker sotterraneo non è tanto spostarsi da un luogo a un altro, quanto avanzare con la storia e con la ricostruzione dei tragici eventi di cui gli ultimi sopravvissuti erano stati testimoni e vittime.

La libertà di movimento ed esplorazione è insomma un ingrediente fondamentale per la buona riuscita del gioco. Potersi recare in ogni angolo della mappa senza indicazioni di sorta e senza obiettivi ben definiti permette di replicare un atteggiamento simile a quello che adotteremmo nella realtà. Imbattersi in un documento piuttosto che in un altro fa in modo che scopriamo i dettagli della vicenda in ordine sparso e implica una ricostruzione mentale da parte nostra che fa parte del gioco stesso. Anche imbattersi in un oggetto che serve a procedere prima di trovare l’effettivo ostacolo che esso permette di superare rappresenta un distacco dai giochi “normali” che farebbe bene a tutti.

Giocando al titolo, vale la pena soffermarsi su tutto ciò che ci circonda.

Trattandosi di un gioco, per l’appunto, In Rays of the Light cerca di tenerci impegnati anche con qualche piccolo enigma, anche se il termine è eccessivo. Si tratta piuttosto di dover trovare ciò che serve per riattivare la corrente elettrica, per accedere al bunker e per visualizzare un vecchio filmato esplicativo di quanto è accaduto nel mondo. Il tutto richiede il reperimento di determinati oggetti (un tubo, alcune chiavi, un accendino, una torcia) disseminati qui e là nelle stanze dell’edificio o nelle immediate vicinanze. La difficoltà non esiste, com’è intuibile, e questi piccoli ostacoli sono semplici pretesti per fare in modo che non ci limitiamo a correre verso il bunker e avviare i titoli di coda in una manciata di minuti.

Il gioco richiede invece un’attenzione ai particolari per essere apprezzato. Al di là dell’esplorazione che portiamo avanti per trovare oggetti e documenti, infatti, vale la pena soffermarsi su tutto ciò che ci circonda per “leggere tra le righe” e trovare riferimenti semi-nascosti. Non mancano, ad esempio, frasi scritte sui muri che citano aforismi noti, ma anche fotografie appese alle pareti e altri elementi che potrebbero benissimo essere tralasciati e che invece arricchiscono il nostro breve viaggio.

È proprio la brevità uno dei limiti principali di In Rays of the Light. Come dicevamo in apertura, non si tratta di un vero e proprio difetto, anche perché diluire i contenuti solo per raggiungere una durata maggiore avrebbe portato a un minor coinvolgimento emotivo, ma non si può negare che un’ora o poco più di gameplay possa far storcere il naso a qualcuno. La presenza di due finali alternativi è una spinta alla rigiocabilità, ma parliamo comunque di un gioco che può essere spolpato fino all’osso in una singola sessione. Restando in tema di aspetti negativi, segnaliamo l’interazione con alcuni oggetti che non risulta sempre immediata e che spezza un po’ il coinvolgimento costringendoci a riposizionarci e ricordandoci che in fondo siamo sempre protagonisti di un videogioco.

Un aspetto, questo, che è facile trascurare grazie all’ottimo comparto grafico del titolo. Complice la buona realizzazione degli ambienti, votata al realismo, e l’estensione limitata degli spazi, che aiuta a evitare il più possibile l’effetto copia-incolla e déjà-vu. Anche il comparto audio è ben studiato, con un accompagnamento sonoro coinvolgente e che, in alcuni frangenti, si combina alla nostra solitudine nel mondo di gioco suscitando ansia e paura.

VOTO: 7,5

In Rays of the Light è un'esperienza tanto breve da assomigliare più a una demo tecnica che a un gioco vero e proprio. Nel complesso riesce però a risultare piacevole per la sua capacità di suscitare emozioni e parlare di temi profondi con una narrazione non lineare affidata a documenti, reperti e dettagli sparsi nella piccola mappa in cui possiamo muoverci. Impossibile considerarlo un capolavoro viste le sue proporzioni, ma il gioco rimane comunque una bella alternativa a cui dedicarsi tra un tripla A e un altro per staccare la spina e riflettere.

Pro

  • Location inquietante e realistica
  • Una storia/non storia raccontata con testimonianze e piccoli dettagli

Contro

  • Durata esigua
  • Qualche problema nell'interazione con le porte