HyperParasite

Alla conquista dell'America!

A cura di GamesForum - 14 Maggio 2020 - 10:31

Autore della recensione: Pey j

Quando mi capita di valutare un gioco realizzato da un gruppo di italiani, temo sempre di essere troppo indulgente. Le occasioni non sono frequentissime sicché il campanilismo potrebbe viziare l’atteggiamento o addirittura lo stesso giudizio.

Così, nell’approcciarmi a HyperParasite partivo più scettico del giusto, sia cercando equità forzosa verso il lavoro di Troglobytes Games (che si autodefinisce così: “Troglobytes is a small independent videogame development studio based in sunny Southern Italy, founded by both industry veterans and young talents”) sia perché i giochi procedurali non mi conquistano, di solito.

Parto. Avvio. Grafica da veterani, o forse semplicemente da vecchi; un presidente USA che pare Ronald Reagan con una benda all’occhio e atteggiamento da canaglia; un parassita invasore da abbattere prima che… no, un attimo… il parassita sei proprio tu. E hai contro l’intera popolazione terrestre (americana per la precisione), sebbene quelli che con più insistenza cerchino di farti la pelle (anche questo parassita avrà un tessuto cutaneo, no?) siano personaggi ben selezionati nel campionario della varia umanità: punk, sbrirri assortiti (ma punk e sbirri non potrebbero o dovrebbero darsele fra di loro?), passeggiatrici (e qui si capisce che ci sono italiani in carne e ossa dietro HyperParasite, perché nessun Google Traduttore userebbe “passeggiatrice” per dire di una che trovi in auto appartata con lo sbirro, proprio lui, che non dà la caccia al punk), acchiappa fantasmi, acchiappa alieni, addetti al reparto ferramenta, campioni di arti marziali di ogni specie, scienziati pazzi (lo so, lo so, ci sono dappertutto, lo so), cestisti, wrestler…

Ci siamo capiti, roba da telefilm anni ’80, cultura sub-pop (ehi, guai a chi tocca la sub-pop Records di Seattle!), stereotipi a valanga su come da questa parte dell’oceano vediamo gli americani e non certo per colpa nostra, dopo che ci hanno inondato di queste cose su schermi grandi e piccoli per anni.

– Insomma, tornando a noi, ’sto parassita che fa?

– Il parassita fa il suo mestiere, ovvio, si impossessa del corpo altrui e ne usa l’aspetto, le qualità, le armi.

– E che armi ci sono?

–  Armi a distanza e armi da corpo a corpo. Le usi con la tecnica del twin stick shooting.

– Twist che?

– Twin stick: con una levetta muovi il personaggio e con l’altra indirizzi i suoi colpi.

– Ma non hai detto anche corpo a corpo? Scusa…

– Eh, in quel caso con la seconda levetta, appunto, indirizzi la faccia del tuo personaggio: chi hai di fronte becca un pugno, per dire. All’inizio pare una cosa così così ma poi ci fai la mano e ti diverti.

– Ho capito. E le armi sono varie?

– Varie, molto varie sono, e ognuna ha un colpo molto speciale molto efficace, che però prende un po’ a ricaricarsi.

HyperParasite

Allora… una levetta di movimento, una di indirizzo, un pulsante per colpire, uno per schivare, uno per ricaricare le armi che lo necessitano. Eh, ci vuole una bella coordinazione per giocare decentemente a HyperParasite! Non è come guidare un elicottero o suonare la batteria ma poco ci manca dato il numero di avversari che contemporaneamente animano i quadri e l’assortimento dei loro attacchi e comportamenti. Ed è innegabile che per divertirsi bisogna imparare a padroneggiare non solo i movimenti ma l’uso di ciascuna delle armi che possono essere parassitate. Il processo di padroneggiamento non è breve, tuttavia, e pieno di insuccessi inizialmente cinici: vai – si parte – prima stanza – bum – morto.

– Ma una cosa ciclica proprio.

– Cioè muori sempre?!

– Eh. Però fa parte del gioco.

Durante l’esplorazione di ciascun livello (e per fare un livello al 100% ci vogliono ore e ore… e ore) si incontrano avversari parassitabili e non. Sconfitto un personaggio non parassitabile, si entra in possesso del suo cervello, il quale ci segue come un cagnolino fino al negozio/laboratorio gestito da una terza importante specie presente sulla terra in quel frangente. Si tratta di alieni camuffi (ci stanno, nel marasma complessivo ci stanno). Ebbene, il cervello si posiziona in laboratorio mentre l’alieno camuffo ci chiede denari per far sì che il cervello diventi del tutto controllabile e l’avversario tipo a cui apparteneva diventi parassitabile. Denari in giro per le stanze: scarsi. Ripetizioni necessarie per raccogliere abbastanza denari: tante. Di buono c’è che i denari già parzialmente destinati e i cervelli in laboratorio si conservano anche in caso di game over.

– E boss? Non ce ne sono?

– Certo! Ci sono un boss e alcuni mini-boss per ogni livello.

– Difficili?

– Di più. Ma tu sei bravo ai videogame, no?

– Chi io? Bravissimo.

– E allora!?

+ Sanamente impegnativo
+ Concreto
+ Allegro
+ Mai sleale anche se...
- ... inizialmente cinico

8.0

Ricapitolando: struttura rogue-lite, combattimento twin stick, un centinaio di armi diverse, ironia, situazioni chiassose e turbolente, ripetizioni, difficoltà… non si diceva che più lunga è l’attesa e più grande è la soddisfazione? E allora, se saprete attendere – combattendo da par vostro, s’intende – la soddisfazione che HyperParasite saprà offrirvi è tanta. Quindi, nervi saldi, pad alla mano e andiamo alla conquista dell’America, quella vista dagli italiani.




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