Hollow Knight

Cuore di vetro

A cura di GamesForum - 12 Aprile 2020 - 12:00

Autore della recensione: BigBoss91

Diversi anni fa sarebbe stato difficile credere che un genere creato da due colossi del settore come Nintendo e Konami, con due serie storiche come Metroid e Castlevania, potesse tornare in auge e, addirittura, evolversi grazie a piccoli team indipendenti. Eppure, a riprova del fatto che i corsi e ricorsi storici siano in realtà imprevedibili, dopo anni in cui il genere dei metroidvania è sopravvissuto quasi esclusivamente nella memoria degli appassionati, la sua rinascita, e la sua conseguente riscoperta da parte del pubblico, è avvenuta ad opera di sviluppatori indipendenti, spesso ricchi di talento ma con risorse limitate, che, grazie ai mezzi di comunicazione odierni, riescono con maggiore facilità a far conoscere le proprie idee e i propri progetti. Sebbene tantissimi abbiano provato a misurarsi con il genere, rispolverando meccaniche classiche e provando a renderle fruibili anche al giorno d’oggi, c’è chi non si è limitato a un certosino lavoro di recupero e restauro ma ha inesorabilmente lasciato il proprio marchio in primo luogo sul genere e poi sull’industria tutta. Si tratta del Team Cherry che è riuscito ad apportare una quantità tale di novità alla formula classica da rendere Hollow Knight uno dei metroidvania migliori di sempre, nonché il metro di paragone per quanti proveranno a realizzarne uno in futuro.

Grazie ad una direzione artistica unica e immediatamente riconoscibile, ad una storia dai toni cupi e malinconici, ad un livello di sfida che saprà mettere alla prova qualunque tipologia di giocatore, al perfetto connubio di meccaniche classiche e innovative e ad un level design di altissimo livello, Hollow Knight risulta essere una miscela esplosiva da cui è difficile staccarsi, anche dopo decine e decine di ore di gioco.

Proprio dalle meccaniche è necessario partire per comprendere la peculiare natura del titolo del Team Cherry: l’esplorazione è la componente fondamentale e, in ognuna delle macro-aree che compongono il decadente regno di Nidosacro, il giocatore sarà costretto a procedere a tentoni fino a quando non riuscirà a recuperare la mappa della zona. Le informazioni fornite dal cartografo di Pulveria, hub iniziale da cui prende il via l’avventura del cavaliere protagonista, tuttavia non sono esaustive e sono utili solo a dare una grossolana visione d’insieme della singola area. Toccherà al giocatore, esplorando a fondo la zona, ad ogni sosta ad una delle panchine disseminate per le intrigate vie di Nidosacro che fungono da checkpoint, aggiornare la mappa. In automatico il protagonista traccerà i cunicoli e i percorsi esplorati ma non presenti sulla cartina. Manualmente, invece, il giocatore potrà piazzare dei comodi segnalini, acquistabili a suon di Geo, la moneta corrente a Nidosacro, per segnare e tenere a mente luoghi di interesse, segreti e zone irraggiungibili ad un primo passaggio.

Hollow Knight

L’esplorazione non è, però, necessaria esclusivamente per far proseguire le linee narrative principali e secondarie ma è uno strumento fondamentale affinché il protagonista apprenda nuove abilità di attacco e movimento, in alcuni casi anche non necessarie al completamento dell’avventura principale. Le fasi iniziali rimandano ai grandi classici del platforming 2D, con salti dalla precisione millimetrica, pericoli ambientali e nemici base ad ostacolare l’avanzamento. Dopo alcune ore però il protagonista amplierà enormemente la propria rosa di possibilità di movimento, apprendendo ad esempio l’abilità di scattare, di effettuare doppi salti o persino di utilizzare il volo per brevi sezioni, e sarà in grado di raggiungere luoghi fino a quel momento inaccessibili. L’effetto principale è che, per tutta l’avventura, non mancherà mai il senso di scoperta e meraviglia di fronte al lavoro svolto dal Team Cherry.

Ogni area è disegnata con cura maniacale e risulta unica sia nelle tinte cromatiche che nella costruzione architettonica. Ogni porzione di gioco è studiata fin nei minimi dettagli e nulla è lasciato al caso. Hollow Knight è un titolo ostico, anche per i giocatori più navigati, ma non è mai ingiusto: trappole e pericoli sono perfettamente evidenziati così come i passaggi segreti e i punti deboli degli esseri ostili che popolano le vie di Nidosacro. È compito del giocatore osservare con attenzione quanto accade intorno a lui e riconoscere questi segnali.

Il titolo però non perdona alcuna sbavatura ed ogni errore è punito con la perdita di un punto vita. Perdere tutti i punti vita porta ad una inevitabile e prematura sconfitta. Morire in Hollow Knight è frutto di ulteriori penalizzazioni: mutuando una meccanica tipica dei cosiddetti Souls-like, il protagonista perderà la propria anima e i Geo accumulati fino a quel momento, tornando all’ultimo checkpoint visitato. Per evitare di perdere i propri fondi per sempre, il protagonista, con una penalizzazione sulla percentuale di mana utilizzabile per lanciare incantesimi e cure, dovrà tornare sul luogo della precedente dipartita ed affrontare e sconfiggere la propria anima in duello.

Seppur tarata verso l’altro, la difficoltà è mitigata dall’utilizzo degli amuleti. Questi particolari oggetti possono essere ottenuti raggiungendo luoghi parecchio ostici, completando determinate missioni, sconfiggendo boss opzionali o semplicemente acquistandoli dai venditori e forniscono al protagonista potenziamenti passivi o vere e proprie abilità utilizzabili in maniera attiva. Il sistema di combinazione degli amuleti porta ad effetti spesso non prevedibili dalla semplice lettura della descrizione degli stessi. Il concetto cardine è la sperimentazione. Il sistema di sviluppo, basato sul recupero di collezionabili e la combinazione di amuleti per la costruzione della build che meglio si sposa alle esigenze del giocatore o della particolare sezione di gioco che ci si accinge ad affrontare, rende il gioco estremamente vario ed ogni partita virtualmente diversa dalle precedenti. La libertà è assoluta e limitata solo dal numero di incavi a disposizione e dalla volontà da parte del giocatore di sperimentare nuove combinazioni.

Hollow Knight

Costruire una build totalmente basata sugli incantesimi, ad esempio, consente quasi di trascurare il combattimento all’arma bianca, basato su un unico attacco, direzionabile a proprio piacimento, e sulla potenza e portata dell’aculeo, arma tipica delle tetre terre esplorate in Hollow Knight. Tale sistema trova il proprio coronamento in sfide, spesso opzionali, dall’altissimo livello di sfida, molte delle quali aggiunte tramite DLC e comprese nella Voidheart Edition, e nelle numerose e variegate battaglie contro i boss. Come si evince, accanto alle meccaniche classiche del genere, in Hollow Knight sono presenti caratteristiche che lo rendono un prodotto unico nel genere.

Tutti gli elementi che compongono Hollow Knight non sono però gettati nel calderone a casaccio. Persino le meccaniche trovano, infatti, giustificazione nella narrativa minimale e malinconica che accompagnerà il giocatore fin dalle prime fasi dell’avventura. Il viaggio, la maschera e il sogno sono temi legati indissolubilmente alle avventure del cavaliere e tutto rimanda alla triste storia del regno in rovina: ogni quest legata ai personaggi non giocanti, ogni linea di dialogo e persino ogni pensiero, ascoltabile da un determinato momento in poi, rappresentano i tasselli di un puzzle costruito con maestria.

A far da sfondo ad una narrativa, che affiora dolcemente anche nei momenti più inaspettati e che racconta la caduta del regno di Nidosacro a causa di una misteriosa infezione, c’è un buon comparto tecnico che viene elevato da scelte stilistiche di altissimo livello. Luoghi, personaggi, strutture e boss sono pienamente riconoscibili e finemente caratterizzati. Il tratto è semplice ma d’impatto e, ad un occhio attento, non sfuggiranno citazioni a grandi classici del genere e non solo. Uno degli aspetti più riusciti della produzione è, però, il comparto sonoro che sottolinea ogni momento con le giuste melodie e scompare quando è necessario lasciare spazio al silenzio o a suoni ambientali credibili e in grado di aumentare l’immedesimazione. Giocare ad Hollow Knight senza prestare la giusta attenzione ai suoni significa vivere un’esperienza mozza. Ogni verso, borbottio o melodia percepiti indicano che qualcosa di diverso, e probabilmente inaspettato, sta avendo luogo a poca distanza dalla posizione del protagonista.

+ Level design e sound design di altissimo livello, stile da vendere
+ Nidosacro è un mondo vivo, ricco di fascino e di segreti
+ Rapporto qualità prezzo eccezionale.
+ Sviluppo del personaggio articolato e complesso
Meccaniche classiche e novità si sposano in un connubio ottimo...
- … a patto di sperimentare parecchio
- Picchi di difficoltà di alcune sfide opzionali che possono scoraggiare i più

9.5

Hollow Knight è un atto d’amore verso il medium video-ludico, prima ancora che uno dei migliori metroidvania di sempre. È un titolo che rasenta la perfezione sotto molteplici aspetti, level e sound design su tutto, e che per qualità e supporto post lancio è diventato meritatamente metro di paragone per diversi progetti indipendenti e non. Hollow Knight intrattiene senza problemi per una smodata quantità di ore, che vanno ben oltre quelle necessarie a completare la campagna principale, anche grazie all’aggiunta nel pacchetto dei DLC realizzati nel corso degli anni. Si tratta di un titolo unico e stratificato che può essere fruito, in maniera del tutto personale, da qualunque videogiocatore. L’unica condizione è quella di non fermarsi alla superficie: come il piccolo cavaliere protagonista si è costretti a scendere nelle profondità di Nidosacro per scoprire tutto ciò che il Team Cherry ha realizzato e proposto al pubblico.




TAG: hollow knight, metroidvania, team cherry