Hellboy Recensione Film | il piccolo diavolo

By |12/04/2019|Categories: Cinema, In Evidenza, Recensione|Tags: , |

C’era un decennio, a cavallo tra gli anni ’90 e i 2000, in cui realizzare i cinecomic (termine coniato solo di recente) era innanzitutto una prova d’autore. Il Superman di Donner, il Batman di Burton e lo Spider-Man di Raimi. Prodotti commericiali realizzati si per staccare un buon numero di biglietti, ma anche e soprattutto pe dar modo al regista di turno di esprimere tutto il suo talento e capacità visionaria. E se si parla di “visionarietà”, è impossibile non citare Guillermo del Toro, regista di Pacific Rim, La Forma dell’Acqua e – visto che siamo in tema – i primi due Hellboy, entrambi realizzati con una chiara visione d’insieme (il primo capitolo, sicuramente più del secondo). E se ora il cinema legato al mondo dei fumetti è scandito da Marvel, PG-13 e universi condivisi, di tanto in tanto qualche coraggioso cineasta tenta ancora la strada dell’autorialità.

hellboy 1

Un povero diavolo

Hellboy di Neil Marshall è infatti un prodotto “a metà”. Da un lato abbiamo un nuovo attore (David Harbour, volto noto di Stanger Things qui alla sua prima performance da protagonista sul grande schermo), un contenuto VM18 che vi farà seriamente passare l’appetito (oltre a una lunga serie di notti insonne) e più in generale una fedeltà con la carta stampata da fare invidia a Marvel e soci. In questa nuova avventura, decisamente più dark e fedele ai fumetti d’origine, Hellboy sarà impegnato in una missione a Londra per fronteggiare la resurrezione di una strega malvagia tornata sulla Terra dal regno dei morti dei morti. Poco sorprendentemente, le cose si metteranno da subito molto male per il nostro eroe e i suoi bizzarri aiutanti. Lo stesso Mike Mignola ha speso parole di lodi per il film, definendolo “l’unico originale”. Ma a quale prezzo?

Il prezzo, è una resa a schermo tra le peggiori viste al cinema negli ultimi anni. Badate bene, non parliamo del fattore estetico – che in ogni caso ricalca in toto quell’estetica grottesca, sporca e sanguinosa del fumetto d’origine – bensì il fattore propriamente tecnico legato in primis alla CGI. Davvero nel 2019 il meglio che si possa fare è proporre una computer grafica che sembra uscita di peso da un film del 2004? In poche parole, è la sagra della texture di inizio secolo. Anche il montaggio sembra essere stato vittima di una cesoia impazzita, specie nella battute finali del film. A fare da contraltare, il cast: Harbour funziona e non vi farà rimpiangere l’interpretazione di Ron Perlman (nonostante i fan non se ne faranno mai una ragione), Anche Ian McShane è perfetto nel ruolo di Trevor Bruttenholm, padre adottivo del Diavolo Rosso, così come Sasha Lane e Daniel Dae Kim, un cast preso in larga parte dal mondo dalle serie TV (e quindi a bassissimo costo). Ad eccezione di Milla Jovovich, che nei panni della regina di sangue dimostra come gli anni per lei non passino affatto (dai tempi del primo Resident Evil, per capirci).

hellboy 2

Dove inciampa, quindi, l’Hellboy di Marshall? Per il fatto di essere un film uscito fuori tempo massimo (davvero qualcuno sarà interessato a seguire le gesta del Red Boy, ad aprile 2019 e con il gioco finale degli Avengers all’orizzonte?). Se ad esempio Sony con Venom è stata decisamente più furba, proponendo un lungometraggio senza una goccia di sangue, che incuriosisse sia i fan del personaggio che le nuove leve cresciute a pane e MCU, Hellboy è invece un film che esalterà solo ed esclusivamente gli ultratrentenni fan sfegatati del personaggio di Mignola, non riuscendo né a coinvolgere il pubblico di massa né tantomeno a rappresentare quel piccolo “cult di nicchia” che molti speravano di trovare una volta entrati in sala. Insomma, quel che resta è solo tanta amarezza per un povero Diavolo (rosso).

+ David Harbour è un ottimo Hellboy
- Tecnicamente imbarazzante
- Montaggio schizofrenico
- A tratti troppo lento

6

Hellboy di Neil Marshall è un film che non si vergogna di essere tremendamente controcorrente, sebbene la resa finale si avvicini maggiormente a quella di un film di serie B senz’arte né parte. Un vero peccato, considerando che le basi per portare su schermo la miglior versione del personaggio di Mike Mignola erano sotto gli occhi di tutti. Così facendo, invece, restano solo una dozzina di diavoli e demoni buttati alla rinfusa in un calderone di sangue e violenza.