Guard Duty

La vecchia guardia non basta...

A cura di GamesForum - 4 Maggio 2020 - 8:53

Autore della recensione: Apollonio

Corre l’anno 2074. Se vi state chiedendo come sia il futuro, fareste meglio a soffocare ogni curiosità. Gli sprites non lasciano spazio all’immaginazione, è un inferno. Creature demoniache hanno soggiogato il pianeta. È la fine… o forse no?

Sono queste le distopiche premesse di Guard Duty, un’avventura grafica fiera di far intendere di avere più primavere sulle spalle di quante effettivamente abbia. Non si tratta solo di ruffianeria verso i nostalgici, tutto nel titolo grida amore per i grandi classici del genere: dall’impostazione delle vicende, all’irresistibile veste grafica a 16 bit. Sono elementi di richiamo che inevitabilmente esercitano il loro fascino tutt’ora. I Sick Chicken Studios ne sono ben consapevoli, tuttavia nostro malgrado a Guard Duty manca lo spirito e il passo dei grandi a cui guarda con sincera devozione, risultando paradossalmente poco ispirato. Andiamo con ordine però e caliamoci in questo punta e clicca ”vintage”.

Cercando di essere in questa sede il più vaghi possibile, la trama si dipana tra due ere ben distanti fra loro: l’una dalle atmosfere medievali e sognanti mentre l’altra, fantascientifica e compromessa terribilmente a cui abbiamo accennato poco sopra. Tempi tanto lontani quanto intrecciati. Se questi elementi suscitano il nostro interesse inizialmente e suggeriscono un’evoluzione non lineare, in seguito lasceranno spazio al rammarico per l’occasione sprecata. L’incedere degli eventi non soltanto risulta poco ben amalgamato ma tristemente piatto per vicende che evocano viaggi nel tempo e quanto ne segue. Evitata ogni complicazione, la storia raccontataci ha più le sembianze di una fiaba frettolosa, con qualcosa di sci-fi e drammatico di non troppo compiuto. Ciononostante nella sua semplicità si lascerà vivere, intendiamoci, ma in questa sede non possiamo che rimpiangere qualche guizzo.

È proprio la mancanza di carattere che a conti fatti rimproveriamo a Guard Duty nel complesso. A livello prettamente ludico gli enigmi che ci si presenteranno saranno poco stimolanti. Da un punta e clicca ci si aspetterebbe diavolerie e stramberie di ogni tipo, con soluzioni tutt’altro che banali a problemi a loro volta poco convenzionali e a cascata soddisfazione per l’impresa, per aver pensato l’impossibile o quasi. Setacciare scrupolosamente ogni pixel e rimpinguarsi le tasche virtuali di ciarpame è prassi irrinunciabile in prodotti di questo tipo. Talvolta si esagera esasperando il malcapitato davanti allo schermo, ne conveniamo, ma in questo caso si fa troppo poco per intrattenerlo: solo le fasi iniziali del gioco sembrano più ispirate regalando spunti interessanti e piccoli grattacapi genuinamente divertenti. Man mano che si avanza si nota purtroppo un’impigrirsi generale del tutto, sino ad arrivare alle battute finali in cui ci si ritrova ad applicare praticamente lo stesso unico oggetto nell’inventario in più di un’occasione, chiaro sintomo che non tutto sia andato per il verso giusto.

Guard Duty

Parallelamente potremmo fare un discorso analogo per la brillantezza dei personaggi e per la comicità sui cui si regge il prodotto. Nelle prime battute un sorriso è spontaneo. Il protagonista è molto riuscito e con la sua goffaggine e bonarietà regge praticamente da solo l’umorismo del titolo, è difficile non affezionarvisi. Purtroppo però i comprimari non sono all’altezza, e sono quasi tutti, nel migliore dei casi, dimenticabili e in generale la freschezza iniziale si perde dopo poco. Dove Guard Duty avrebbe potuto osare, ossia sull’humour, si rivela in realtà piuttosto timido: stanchi i siparietti e ridotti all’osso, il povero Tondbert finché può regge la baracca ma non basta. Curiose invece alcune ironiche stilettate all’industria video-ludica, per esempio sul concetto di DLC. Critiche velate senz’altro simpatiche ma isolate nel grigiore di gag e battute poco convincenti prima e di una drammaticità stentata poi. L’avventura cambia registro infatti da un certo momento in avanti e tutti i difetti purtroppo ne vengono accentuati: ogni tentativo di accattivare il giocatore con la simpatia viene meno, il gameplay si fa ancor più traballante di quanto non fosse già e la storia perde mordente proprio quando in teoria entrerebbe nel vivo. L’impressione è che la cura verso il prodotto sia andata progressivamente scemando.

Non tradisce le aspettative invece il colpo d’occhio. Come detto in apertura, da cornice vi è una piacevole e confortante veste retrò che regala qualche scorcio persino suggestivo quando non rinuncia ai dettagli a schermo. Menzione d’onore infine per il doppiaggio che anima e dà forza alle vicissitudini, con alcune voci particolarmente azzeccate. Per dovere di cronaca, tutto in una lingua inglese non sempre semplicissima.

+ Stile retrò conturbante
+ Il mitico protagonista
+ Citazionismo senza sosta...
- ... ma poco sostanza
- Sfida e creatività grandi assenti
- Ultimo capitolo affrettato e poco incisivo

6.0

Tirando le somme, se Guard Duty cammina mano nella mano con capolavori del passato non è solo per riverenza nei loro confronti ma perché stenta sulle proprie gambe. Ammiccare agli appassionati non basta a sopperire alle mancanze creative diffuse. Enigmi, dialoghi, storia, su queste si sarebbe potuto e dovuto osare di più e vigilare meglio. Il nostro consiglio è pertanto di avvicinarsi alla fatica dei Sick Chicken Studios solo se molto affezionati al genere e in grado di guardarla con le spesse lenti della nostalgia.




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