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God of War

Nelle lande norrene

E’ con una perenne sensazione agrodolce che scrivo questa recensione di God of War, in colpevole ritardo considerando la portata dell’ultima fatica dei Santa Monica. Arrivato alla conclusione di questa lunga epopea sento come di non aver apprezzato sufficientemente il gioco, che nel suo insieme propone un mix di generi a cui la serie non ci aveva abituati, e che forse proprio in questa sua peculiarità arranca, finendo per far risaltare alcuni inciampi invece che i suoi evidenti, e macroscopici, pregi.

God of War fa un salto divino dalla mitologia greca a quella norrena, e le terre congelate del nord, così come le foreste elfiche ed altre ambientazioni a tema faranno da setting per la nuova trilogia del dio della guerra. Da sempre la serie ci ha abituato a toni seri, epici ma grotteschi, senza mai eccedere nell’introspettiva e dando al giocatore giusto qualche scusa per menare con rabbia i nemici dello scultoreo Kratos, abitudine a cui dovremo rinunciare, poiché è evidente il cambio di rotta narrativo che Barlog and Co. hanno voluto imporre a questo soft reboot. La trama risulta subito chiara e concisa, ovvero esaudire l’ultima volontà della moglie, morta prematuramente. Spargere le ceneri in cima alla montagna che troneggia nel regno di Midgard. Ma Kratos non sarà solo, ad accompagnarlo per tutta la durata dell’avventura ci sarà Atreus, il figlio avuto con la moglie Faye, con cui ha una relazione corrosa dalla stoicità e durezza del protagonista.

Con questa scusa i Santa Monica hanno deciso di addentrarsi nell’umanità di Kratos: gli sketch in cui il protagonista scolarizza l’impulsivo figlio si sprecano, e alla lunga finiscono per risultare frustranti per come poco si evolverà il carattere di Atreus, che spesso vedremo reagire in maniera stupida, andando a toccare le corde sbagliate del giocatore che invece si sarebbe aspettato una gestione di tale rapporto in maniera più romanzata, e quindi piacevole visto che la serie non ha nessun tipo di velleità psico-comportamentali. Kratos funziona, la sua durezza ed il suo cinismo risulteranno spesso comici, ed aiutano a spezzare quei toni gravi che aleggiano sopra la narrativa, ma Atreus no, non riusciremo completamente a tifare per lui, durante la sua disperata ricerca di approvazione del padre dal cuore di ghiaccio.

Di contro altare alla narrativa abbiamo un combat system in grado di sorreggere l’intera produzione, e da solo vale il prezzo del biglietto. Abbandonate le Lame del Chaos, la nuova stupenda arma con cui faremo a fette la fauna demoniaca di Midgard sarà il Leviatano, un’ascia estremamente polifunzionale che sarà protagonista di smembramenti ed enigmi ambientali. Dal punto di vista puramente sensoriale, quest’arma è stata ricreata in maniera sublime, ogni colpo, compresa la sua pesantezza, è percepibile, rendendo il puro hack and slash, senza nessun tipo di impegno cerebrale, molto soddisfacente. La vera gimmick di quest’arma è il fatto di poterla lanciare e richiamare in pieno stile martello di Thor, garantendo una discreta varietà di approcci ai combattimenti, che saranno un continuo balletto di attacchi in mischia e a distanza, trame in cui si inserirà la figura di Atreus, che Kratos potrà sfruttare per le sue doti di arciere ed esca, utilissimo quando necessitiamo di staggerare un particolare nemico (status in cui sarà eseguibile una finish classica della serie) o semplicemente deviare la sua attenzione, permettendoci di menare i fendenti più potenti immaginabili.

Sfortunatamente questa fantastica arma incontrerà una scarsa varietà di nemici e boss (davvero pochi e decisamente non all’altezza a cui la serie ci ha abituato, soprattutto dal punto di vista delle dimensioni), e vista la durata complessiva dell’avventura (una trentina di ore abbondanti) questo va ad inficiare sensibilmente sul senso di stupore avvertibile nelle prime fasi di gioco. Impareremo il nostro pattern di preferito di attacchi e difficilmente ci discosteremo da quello.

La nuova avventura di Kratos è ambientata nelle lande norrene e non più nella Grecia a cui eravamo abituati

Sarà possibile anche menar fendenti con una stance più difensiva dove useremo il nostro scudo a comparsa, ed una stance più aggressiva (una sorta di rage mode attivabile tramite il riempimento di una barra dedicata) dove letteralmente gonfieremo di pugni la carne da macello che ci si parerà davanti.

Questo trittico di stili saranno upgradabili tramite uno skill tree dall’odore particolarmente ruolistico, poiché God of War abbraccia pure questo sotto genere inserendo anche un sistema di crafting ed upgrade del proprio arsenale e di quello di Atreus. Non sempre però si ricaveranno particolare soddisfazioni da questo sistema, in quanto abbastanza limitato rispetto agli RPG moderni, e poco amalgamato ai ritmi di un action.

Un’altra novità di questa nuova visione della serie è il level design. Abbandonati i corridoi e la telecamera fissa, il gioco mette a disposizioni mappe ben congegnate, abbastanza ampie da dar l’impressione, ad un occhio disattento, di essere un open world, quando trattasi in realtà di macro-aree abbastanza lineari ma con una varietà encomiabile. Le nostre scorribande saranno intervallate da un discreto numero di enigmi ambientali dove l’uso dell’ascia ed una buona attenzione visiva la faranno da padroni. Nulla di particolarmente geniale e memorabile, ma rafforza il senso di progressione del nostro viaggio, non essendo più appunto una feroce vendetta era giusto compassare di più i ritmi per rendere più coerenti e godibili le vicende narrative.

Tecnicamente parlando c’è veramente poco di cui discutere. God of War è davvero un gioiello senza tempo, invecchiato molto bene, stilisticamente ispirato, dotato di scorci imponenti e dettagli apprezzabili. Qualche piccola imperfezione è chiaramente visibile (un set di animazioni un po’ ingessate, qualche texture in bassa definizione, alcune ambientazioni ed asset meno curati e poco altro), ma rimane comunque un prodotto solido da vedere e con frame rate granitico (testato su Ps4 base). Non raggiunge quell’aura da next gen che The Last of Us 2 ci ha mostrato, ma nel 2018 non potevamo certo pretenderlo.

Nulla da rimproverare nemmeno all’audio, una discreta ost orchestrale ed un buonissimo doppiaggio (in particolare quello di Kratos, azzeccatissimo) ci accompagneranno senza però lasciare davvero il segno se non per l’ormai iconico… BOY!

VOTO: 8

Piattaforme: ps4
God of War è una rinascita che il brand necessitava. Zoppica ogni tanto sulle novità ma nessun primo capitolo è perfetto, perché lo stacco con le vicende spartane è netto e di questo si tratta: un primo capitolo di una probabile trilogia che ci accompagnerà fino alla fine del ciclo vitale di PS5. Violento, freddo e strutturato, il prodotto dei Santa Monica si perde in qualche velleità ruolistica di troppo ed una narrativa poco studiata, ma si esalta quando c’è da spazzare via orde di nemici.

Pro

  • Battle System fresco e vario, l’ascia è un’arma geniale
  • Graficamente maestoso, mondo di gioco ispirato
  • ... BOY!

Contro

  • Componente ruolistica acerba
  • Atreus è insopportabile
  • La scarsa varietà di nemici corrompe il Battle System